Incassi 2025 – Un 1° semestre a staffetta: prima l’Italia, poi Hollywood

Nei primi sei mesi del 2025 il mercato theatrical nazionale ha chiuso in positivo con una crescita del 3% sugli incassi del 2024 evidenziando una netta spaccatura tra un primo trimestre dominato dalle produzioni locali e un secondo retto dai blockbuster internazionali. Ancora marcato il gap col pre-Covid con un -21% sul box office, mentre le entrate dei soli film italiani segnano ben +18% sulla media 2017-19

Al giro di boa di metà anno, è tempo di bilanci sullo stato di salute del mercato theatrical italiano. E se volessimo dare un giudizio tranchant, si potrebbe dire che il primo semestre del 2025 è stato sì positivo, ma al tempo stesso poco armonico, troppo “squadrato”. Un andamento “a blocchi”, verrebbe da dire, richiamando i paesaggi di Minecraft, uno dei titoli protagonisti della stagione. Il semestre, infatti, si è presentato come spaccato in due: da una parte, un primo trimestre sostenuto quasi esclusivamente dai film italiani; dall’altra, un secondo trimestre dominato dai blockbuster internazionali. Due anime distinte, che si sono date il cambio, ma senza mai coesistere realmente, uscendo completamente di scena quando non era il proprio turno.

Prima di entrare nel vivo dell’analisi, una premessa: il 2025 rappresenta la prima vera “annata normale” dopo una lunga stagione di eccezioni. Nessun alibi pandemico, nessuno sciopero hollywoodiano a interferire con l’offerta di prodotto. Insomma, per la prima volta dopo diverso tempo, il settore può essere analizzato senza attenuanti esterne. È quindi l’occasione ideale per misurare quanto – e come – il mercato si sia stabilizzato: con quali numeri, quali equilibri e quali pubblici.

I NUMERI DEI PRIMI SEI MESI DEL 2025

Dal 1° gennaio al 30 giugno 2025, le sale cinematografiche italiane hanno generato 242 milioni di euro di incassi per un totale di 34 milioni di presenze. Si tratta di una lieve crescita rispetto allo stesso periodo del 2024: +2,9% sul box office e +2,1% sulle admission. Il confronto con il periodo pre-pandemico resta però ancora nettamente negativo: rispetto alla media 2017–2019, il calo è del -21,3% sugli incassi e del -29,8% sulle presenze. Il divario con il pre-Covid, insomma, è ancora ampio: nel primo semestre mancano all’appello oltre 14 milioni di spettatori.

Come vedremo più nel dettaglio, a pesare su questo bilancio è stato soprattutto il comparto hollywoodiano che, come già accaduto nel 2024, ha registrato un avvio d’anno sottotono; una situazione, quella di un primo semestre “scarico” rispetto alla ricca offerta della seconda metà dell’anno, che sembra essere diventata ormai strutturale. Pur in assenza della coda degli scioperi che aveva rallentato le uscite l’anno scorso, l’offerta americana tra gennaio e marzo si è rivelata povera – salvo rare eccezioni – di titoli forti e di grande appeal. Una carenza che, se da un lato ha offerto al cinema italiano l’occasione di emergere, dall’altro ha inevitabilmente ridotto la portata degli incassi complessivi.

Sul fronte delle produzioni locali, al contrario, il cinema italiano ha invece addirittura superato i livelli pre-pandemici, segnando un incremento di quasi il 19% sugli incassi rispetto alla media pre-Covid. Un risultato sensibilmente migliore rispetto a quello del mercato nel suo insieme, che – come già ricordato – resta ancora sotto di oltre 20 punti percentuali.

Detto questo, i grandi successi hollywoodiani non sono mancati – Lilo & Stitch in primis – ma ciò che è venuto meno è stato il numero di titoli capaci di superare la soglia dei 10 milioni di euro, quella fascia media-alta che dovrebbe rappresentare la spina dorsale del box office.

L’ANDAMENTO MENSILE

Il mercato ha tenuto bene il confronto con il 2024, evidenziando una sostanziale tenuta. I principali scostamenti – sia in positivo che in negativo – si sono registrati nei mesi di maggio e giugno, ma vanno letti alla luce di un 2024 che era stato estremamente anomalo, caratterizzato da forti estremi: da un lato, il peggior maggio degli ultimi 15 anni, dall’altro il miglior giugno dello stesso periodo.

I MIGLIORI INCASSI

A dominare la Top 10 del semestre è stato il già citato Lilo & Stitch (Disney). Uscito il 21 maggio, il live action tratto dal classico animato del 2002 ha centrato l’obiettivo, raccogliendo 21,2 milioni di euro entro il 30 giugno e superando poi i 22 milioni nel corso di luglio. La seconda posizione vede invece il cinema italiano con FolleMente (01 Distribution), la commedia high concept di Paolo Genovese – regista sempre più capace di costruire storie narrativamente sofisticate ma popolari insieme – che ha guadagnato 17,6 milioni. A completare il podio c’è Un film Minecraft (Warner), che ha totalizzato 11,9 milioni, confermando la forza attrattiva multigenerazionale delle trasposizioni videoludiche sul grande schermo.
>Seguono due titoli italiani: Io sono la fine del mondo (Vision), con 9,7 milioni di euro, e Diamanti (sempre Vision), che ha registrato 9,6 milioni concentrati nella sola coda di gennaio. Un dato significativo: tre dei primi cinque titoli della classifica sono produzioni italiane, a testimonianza della forte presenza del cinema nazionale nella prima parte dell’anno.

Dietro, due successi delle festività natalizie: Sonic 3 (Eagle) con 8,7 milioni e Mufasa (Disney) con 7,5 milioni, relativi solo al solo 2025. Nella parte bassa della Top 10 si posizionano il live action Biancaneve (Disney; 7,2 milioni, terzo miglior risultato in Europa dopo Regno Unito e Francia), Dragon Trainer (Universal; 7,1 milioni) e Captain America: Brave New World (Disney; 6,1 milioni).

Con le sole eccezioni di FolleMente e Diamanti, la Top 10 è interamente composta da titoli destinati a un target family o giovanile, confermando una tendenza ormai consolidata: sono gli spettatori under 35, e in particolare gli under 25, a sostenere il mercato cinematografico nell’era post-Covid.

UN PUBBLICO GIOVANE

Secondo i dati CineExpert, infatti, il 58,6% degli spettatori nei primi sei mesi dell’anno è under 35, e il 41% è under 25. L’età media del pubblico è di 34 anni. Un dato significativo ma non si deve sottovalutare il fatto che l’assenza di un pubblico adulto e senior rischia di impoverire la varietà della domanda e rendere più vulnerabile il sistema nel suo complesso.

CINEMA ITALIANO

Focalizziamoci ora sui film nazionali. Se già nel 2024 il cinema italiano era tornato agli incassi complessivi del pre-pandemia, il trend positivo della nostra produzione ai botteghini viene confermato anche nel primo semestre 2025 che segna ben +18% sul pre-Covid, oltre che un ottimo +41% sull’anno scorso.

Nel dettaglio, tra gennaio e giugno i film italiani hanno generato 79 milioni di euro di incasso e 11 milioni di presenze, conquistando una quota di mercato pari al 33%, ben dieci punti percentuali in più rispetto alla media pre-pandemica, che si attestava attorno al 22%. Particolarmente rilevante il risultato del primo trimestre, durante il quale – in assenza di prodotto statunitense – la quota ha raggiunto il 44%, superando ampiamente quella del cinema americano (fermo al 33,7%); una quota di mercato degna dei livelli – spesso giudicati irraggiungibili – della Francia. Il merito va ai già citati FolleMente, all’esordio cinematografico di Angelo Duro e a Diamanti di Ozpetek: film capaci di attrarre pubblici diversi tra loro, compreso quel segmento giovanile tradizionalmente più difficile da intercettare per le produzioni locali.

Lo scenario cambia però a partire da aprile, quando l’offerta hollywoodiana torna a farsi sentire e il cinema italiano, come troppo spesso accade, si ritira ai margini. Tra aprile e giugno, l’unico titolo nazionale di un certo peso è stato Fuori (01 Distribution) di Martone, uscito a fine maggio dopo il passaggio al Festival di Cannes. Per il resto, il vuoto. E la solita criticità che si ripresenta puntuale: l’assenza del cinema italiano nei mesi estivi. Se nel 2024 almeno i Me contro Te avevano garantito una presenza tricolore in sala, quest’anno la produzione nazionale è andata in vacanza. È un problema strutturale che si ripete di anno in anno: da maggio a inizio settembre le uscite italiane di richiamo si diradano drasticamente, facendo precipitare la quota di mercato: basti ricordare che nell’estate 2024 il cinema italiano si era fermato al 7,2%.

UN CONFRONTO EUROPEO

Facciamo ora un confronto con gli altri mercati europei per comprendere meglio la performance dell’Italia nel primo semestre 2025. Zoomando sul periodo gennaio-marzo, grazie alle ottime performance delle produzioni locali, l’Italia è stata l’unica, nel primo trimestre, a chiudere in positivo rispetto al 2024, con un +6,5% sulle presenze, mentre la Spagna segnava -7,3% e la Francia -7,1%.

Nel secondo trimestre, tuttavia, è stata la Spagna a recuperare slancio, trainata dai successi dei blockbuster americani a partire da Minecraft. I titoli statunitensi, nel mercato iberico, tendono a ottenere risultati migliori, anche grazie a un parco sale ben più popolata di multiplex rispetto al nostro. Il bilancio finale del primo semestre vede così la Spagna in crescita del +6%, mentre l’Italia si attesta su un +3%. In termini assoluti, però, il nostro mercato continua a esprimere numeri superiori: 242 milioni di euro di incasso contro i 205 milioni spagnoli, e 34 milioni di presenze contro 28 milioni.

La Francia, pur giocando in un campionato a parte per dimensioni – con un numero di spettatori abitualmente ben più del doppio rispetto a Italia e Spagna – ha vissuto un primo semestre complicato. Il mercato transalpino ha chiuso i primi sei mesi del 2025 con un calo del -12,2% rispetto all’anno precedente, soprattutto per la mancanza di successi locali comparabili a quelli del 2024, come Un p’tit truc en plus e Le Comte de Monte Cristo. Di conseguenza, anche la quota di mercato del cinema francese è scesa dal 46,7% al 40,4%, segnando un indebolimento della componente domestica.

UN MERCATO SEMPRE CONCENTRATO SU POCHI TITOLI

Come già accaduto nel 2024, anche nel 2025 si conferma la tendenza a una forte concentrazione degli incassi su un numero ristretto di titoli. In entrambe le annate, infatti, si registra un solo film capace di superare i 20 milioni di euro e tre titoli sopra la soglia dei 10 milioni, mentre nel 2023 erano stati ben cinque i film a oltrepassare quel traguardo. Altro dato emblematico: la Top 10 del 2025 ha generato da sola il 36% del box office complessivo, a dimostrazione di un mercato troppo polarizzato.

I DISTRIBUTORI

Uno sguardo ai risultati dei principali distributori conferma il predominio di Disney, che guida la classifica del primo semestre 2025 con oltre 56 milioni di euro di incasso e una quota di mercato del 23,3%. Al secondo posto si posiziona 01 Distribution, con 36,1 milioni di euro e una quota del 15%, mentre chiude il podio Eagle Pictures, che – grazie anche ai listini Sony e Paramount – ha totalizzato 31,9 milioni di euro (13,2%). Tutti attorno ai 23 milioni di euro, troviamo Warner (23,7 milioni; 9,8% di quota), Universal (23,2 milioni; 9,6%) e Vision Distribution (23,1 milioni; 9,6%). Più distante, Lucky Red, con 11,1 milioni di euro (4,6%).

UNA PARTENZA TIEPIDA PER L’ESTATE

Guardando oltre il perimetro del primo semestre e includendo anche il mese di luglio, la sensazione è quella di un’estate partita con il freno a mano tirato, ma che sta lentamente prendendo ritmo. I titoli usciti tra giugno e luglio hanno registrato alcune buone performance (in primis I Fantastici 4), ma tanti blockbuster americani non stanno brillando come in altri mercati europei, in particolare la Spagna. Basta fare un confronto tra noi e il Paese iberico e i dati di fine luglio lo confermano: in Italia Dragon Trainer ha incassato 8,7 milioni contro i 13 milioni in Spagna; Jurassic World – La rinascita ha totalizzato 9,1 milioni da noi contro 12,4 milioni in Spagna; per F1 siamo a 5 milioni contro 6,5; per Superman a 4,2 milioni contro 5; per 28 anni a 1,6 milioni contro 3,4 milioni, esattamente meno della metà.

Ancora una volta, però, il grande assente dell’estate è il cinema italiano, che nei mesi caldi sembra eclissarsi con buona pace degli incentivi del MiC. A giugno e luglio, la sua quota di mercato è crollata attestandosi rispettivamente intorno al 6% e al 7%.

Dati: Cinetel e CineExpert

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