Il pubblico cinematografico francese conserva dimensioni rilevanti, ma tende a frequentare le sale con minore continuità. È il quadro delineato dalla nuova ricerca del CNC, Le public du cinéma en 2025, pubblicata nel luglio 2026 e dedicata al profilo sociodemografico degli spettatori d’Oltralpe e all’evoluzione delle loro abitudini di consumo. Nel corso del 2025, 40,9 milioni di persone dai 3 anni in su sono andate al cinema almeno una volta. Rispetto al 2024 si contano 900mila spettatori in meno, pari a un calo del 2,3%, mentre il confronto con il 2019 evidenzia una diminuzione di 2,1 milioni di individui, pari al 4,8%. Il tasso di penetrazione del cinema scende così al 62,9% della popolazione, contro il 64,9% registrato nel 2024 e il 68,3% del periodo precedente alla pandemia.
La contrazione appare ancora più evidente sul fronte della frequentazione. Nel 2025 le sale francesi hanno totalizzato 156,2 milioni di ingressi, il 14% in meno rispetto all’anno precedente e il 26,8% in meno rispetto al 2019. Si tratta del livello più basso dal 1999, fatta eccezione per gli anni della crisi sanitaria e per il 2022. Ogni spettatore si è recato al cinema in media 3,8 volte durante l’anno, contro le 4,3 visite del 2024 e le 5 del 2019.

Cresce il peso degli spettatori occasionali
Uno degli elementi più rilevanti riguarda il cambiamento delle abitudini di consumo. Gli spettatori occasionali, ovvero coloro che vanno al cinema almeno una volta all’anno ma meno di una volta al mese, costituiscono ormai il 73,6% del pubblico. È il secondo valore più alto rilevato dall’avvio dello studio nel 2016, dietro soltanto al 74,1% del 2023. Gli occasionali sono 30,1 milioni, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2024, con una flessione dello 0,3%. Il numero di ingressi generato da questa categoria è però salito a 67,3 milioni, segnando un incremento del 27,1% nell’arco di un anno e del 19,5% rispetto al 2019. La loro quota sulla frequentazione complessiva raggiunge quindi il 43,1%, il massimo storico registrato dalla ricerca.
La tendenza opposta interessa gli spettatori abituali. I regolari, che frequentano il cinema almeno una volta al mese ma meno di una volta a settimana, rappresentano il 23,4% del pubblico e producono il 38,6% degli ingressi. Gli assidui, che vanno in sala almeno una volta alla settimana, costituiscono invece il 3% del pubblico, pari a 1,2 milioni di persone. Il loro numero è diminuito dell’11% rispetto al 2024 e del 23,2% rispetto al 2019. Gli assidui generano il 18,4% degli ingressi complessivi, la quota più bassa osservata dall’inizio dell’indagine CinExpert. Anche la loro frequenza media è diminuita nettamente, passando dalle 31,6 visite annue del 2024 alle 23,1 del 2025.

Senior centrali, giovani meno presenti
Dal punto di vista anagrafico, gli spettatori dai 50 anni in su continuano a ricoprire un ruolo centrale. Nel 2025 hanno generato il 43,4% degli ingressi complessivi, per un totale di 67,8 milioni di presenze, nonostante una diminuzione del 15,8% rispetto all’anno precedente. Restano inoltre il pubblico più assiduo, con una media di 4,9 ingressi annui per spettatore. All’interno di questa fascia, gli over 60 registrano il livello di frequentazione più elevato in assoluto, con 5,2 visite medie durante l’anno. Da soli hanno prodotto il 28,3% degli ingressi nelle sale francesi.
I giovani mantengono invece il tasso di penetrazione più alto. Nel 2025 il 78,6% degli under 25 è andato al cinema almeno una volta, contro il 67,1% dei 25-49enni e il 50,2% degli over 50. Questa forte diffusione non impedisce però una sensibile contrazione della frequentazione. Gli spettatori con meno di 25 anni sono 13,3 milioni, il 4,6% in meno rispetto al 2024. Gli ingressi realizzati dalla stessa fascia sono diminuiti in misura molto più marcata, scendendo del 25,7% a 43,7 milioni. La media individuale è passata da 4,2 a 3,3 biglietti annui.
In controtendenza si muovono i 25-49enni, l’unica fascia d’età a registrare un aumento degli ingressi. Il numero degli spettatori è rimasto sostanzialmente stabile a 13,7 milioni, con una flessione dello 0,4%, mentre le presenze sono salite a 44,7 milioni, il 5,6% in più rispetto al 2024. La quota della fascia sulla frequentazione complessiva raggiunge così il 28,6%, contro il 23,3% dell’anno precedente. La crescita è sostenuta soprattutto dai 35-49enni, che hanno aumentato la propria media da 2,7 a 3,4 ingressi annui. Nel complesso, questa fascia ha generato 28,4 milioni di presenze, con un incremento del 22,5% sul 2024.
Donne e inattivi sostengono la frequentazione
La ricerca conferma una prevalenza femminile tra il pubblico cinematografico francese. Le donne rappresentano il 53,1% degli spettatori e generano il 57,3% degli ingressi. La frequenza media è pari a 4,1 visite annue, contro le 3,5 registrate dagli uomini. In termini assoluti, le spettatrici hanno prodotto 89,5 milioni di ingressi, in diminuzione dell’11,3% rispetto al 2024. Gli uomini si sono invece fermati a 66,7 milioni, facendo segnare una flessione più accentuata, pari al 17,5%.
Considerando le categorie socioprofessionali, gli inattivi costituiscono il 52,1% del pubblico e generano il 53,9% degli ingressi. All’interno di questa componente, i pensionati risultano i più assidui, con una media di 5,2 visite annue. Le CSP+ continuano a essere sovrarappresentate rispetto al loro peso nella popolazione francese. Le CSP- sono invece l’unica categoria socioprofessionale ad aver registrato un aumento degli ingressi rispetto al 2024, raggiungendo i 28,5 milioni di presenze, sostenute sia dagli impiegati sia dagli operai.
Parigi arretra, aumenta il peso dei centri più piccoli
Anche la distribuzione territoriale mostra cambiamenti significativi. Le agglomerazioni con almeno 100mila abitanti, compresa l’area parigina, continuano a concentrare il 49,3% del pubblico e il 52,3% degli ingressi, ma la loro frequentazione è diminuita sensibilmente. Nell’agglomerazione parigina, la quota degli ingressi è scesa al 16,8%, il livello più basso osservato dall’avvio dell’indagine CinExpert nel 2016. La frequenza media si è fermata a 3,6 ingressi per spettatore, nettamente al di sotto delle 7,4 visite registrate nel 2019.
Parallelamente è aumentato il peso delle zone rurali e delle agglomerazioni con meno di 20mila abitanti, che nel complesso hanno raggiunto il 34,2% degli ingressi, una quota superiore a quella precedente alla crisi sanitaria. Il volume complessivo delle loro presenze è comunque diminuito del 5,2% rispetto al 2024, mentre gli abitanti dei centri con meno di 20mila residenti hanno registrato un lieve incremento dell’1,2%. La crescita più netta riguarda le agglomerazioni comprese tra 50mila e 100mila abitanti. I loro residenti hanno prodotto 13,8 milioni di ingressi, il 33,4% in più rispetto al 2024 e il 14,3% in più rispetto al 2019. La frequenza media è salita a 4,4 visite annue, tornando sul livello precedente alla pandemia.

Nel complesso, lo studio del CNC descrive un mercato che mantiene una base di pubblico ampia, ma nel quale il rapporto con la sala è diventato più discontinuo. I giovani conservano il tasso di penetrazione più elevato, le donne rappresentano la maggioranza degli spettatori e i senior sostengono una parte decisiva della frequentazione. La questione centrale resta però la riduzione della regolarità con cui il pubblico sceglie il cinema.
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