Con l’approvazione delle modifiche al Regolamento sul diritto d’autore online, il Piracy Shield – la piattaforma nazionale sviluppata per il blocco automatizzato dei contenuti pirata – esce dalla fase sperimentale ed entra in una nuova era operativa. D’ora in avanti non sarà più utilizzato solo per lo streaming illegale degli eventi sportivi in diretta, ma potrà essere attivato anche per film, serie tv, programmi di intrattenimento e contenuti musicali.
Il nuovo perimetro d’azione è stato ufficializzato dall’AGCOM lo scorso 30 luglio, con un provvedimento che recepisce le richieste avanzate da tempo dalle associazioni di categoria, prima fra tutte la FAPAV, che già nel 2024 aveva chiesto un allargamento del campo per arginare le crescenti perdite economiche causate dalla pirateria. Il funzionamento della piattaforma si basa su due tecnologie principali: il blocco DNS, che impedisce ai domini pirata di essere raggiunti, e il blocco degli IP, che interrompe il traffico verso gli indirizzi usati per diffondere contenuti illeciti. I contenuti segnalati possono essere oscurati entro trenta minuti dalla notifica, attraverso una procedura definita “ingiunzione dinamica”. I titolari dei diritti potranno accedere alla piattaforma direttamente o tramite federazioni e associazioni accreditate.
L’AGCOM ha sottolineato la necessità di massima diligenza da parte dei segnalatori per evitare casi di overblocking – già verificatisi in passato con servizi legittimi come YouTube, Google Drive o Cloudflare. In caso di errori sistemici o segnalazioni infondate, è prevista anche la sospensione dell’accreditamento.
Il potenziamento del Piracy Shield ha però attirato l’attenzione della Commissione Europea, che a giugno ha inviato una lettera formale all’Italia sollevando dubbi sulla compatibilità del sistema con il Digital Services Act (DSA). In particolare, Bruxelles ha espresso preoccupazione per l’assenza di garanzie di trasparenza, proporzionalità e tutela dei diritti degli utenti, oltre che per il potenziale conflitto d’interessi legato alla società SP Tech, sviluppatrice del sistema e controllata da soggetti titolari di diritti audiovisivi, come la Lega Serie A.
Il rafforzamento del Piracy Shield arriva mentre i dati sulla pirateria audiovisiva in Italia mostrano una lenta contrazione, ma con un impatto economico ancora altissimo. Secondo il report Ipsos 2025 per FAPAV, nel 2024 il 38% degli italiani over 15 ha compiuto almeno un atto di pirateria, per un totale stimato di 294,5 milioni di atti illeciti. In calo rispetto al passato (-8% su base annua), ma con danni diretti pari a 2,2 miliardi di euro e oltre 12.000 posti di lavoro a rischio.
La forma più diffusa resta la pirateria digitale, in particolare tramite IPTV illegali, usate da 11,5 milioni di adulti. Solo il 14% conosce bene la legge in vigore dal 2023, e quasi la metà degli utenti pirata non è consapevole dei danni economici generati dalle proprie azioni. Secondo FAPAV, la battaglia contro la pirateria non può basarsi solo su strumenti repressivi: serve una strategia integrata, che comprenda educazione, accesso legale ai contenuti e maggiore consapevolezza sociale. Il Piracy Shield rappresenta un passo tecnico importante, ma da solo non basta: a fare la differenza sarà la cultura dell’accesso legale.
Fonte: AGCOM
© RIPRODUZIONE RISERVATAIn caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it







