Il Ministero della Cultura ha inviato a Bruxelles un pacchetto di proposte con l’obiettivo di rafforzare il settore a livello europeo e garantire nuova linfa alle imprese del comparto.
Il documento inviato alla Commissione europea, riporta il Sole 24 Ore, si articola in quattro direttrici principali. La prima riguarda il raddoppio del sostegno alla distribuzione dei film europei, oggi fissato a 60 milioni l’anno: una misura che, nelle intenzioni, dovrebbe rendere più agevole la circolazione delle opere italiane all’estero. La seconda carta è di natura fiscale e chiede un’Iva agevolata per il settore audiovisivo, così da ridurre i costi e incentivare la competitività.
La terza proposta è la più sostanziosa: un fondo da 200 milioni destinato alle sale cinematografiche, con l’obiettivo di ammodernare strutture, tecnologie e accessibilità, oltre a ripensare la mappa europea delle sale. Infine, il Ministero punta a rafforzare l’accesso al credito attraverso InvestEU e il Fondo Europeo per gli Investimenti, strumenti che potrebbero fornire un concreto sostegno alle piccole e medie imprese del comparto.
Durante la presentazione del pacchetto nell’ambito dell’82. Mostra del Cinema di Venezia, il sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni ha ricordato il peso del settore: «L’Italia è tra i cinque principali Paesi produttori a livello europeo per titoli immessi sul mercato globale. Abbiamo realtà che, da sole, in un anno investono 400 milioni nella produzione di film e serie, generando oltre 100mila cedolini, con un effetto traino anche sulle piccole produzioni indipendenti».
Le discussioni sullo stato dell’industria proseguiranno anche domani, grazie all’appuntamento organizzato da Box Office e Tivù: il convegno Audiovisivo italiano e tax credit: sostenibilità possibile con meno incentivi? si terrà sabato 30 agosto alle ore 10:00 presso lo Spazio Regione del Veneto/Veneto Film Commission all’Hotel Excelsior. Il panel metterà a fuoco il panorama produttivo attuale in un momento in cui il MiC sta ridimensionando le risorse destinate al credito d’imposta, spingendo le società a ripensare i propri modelli di business. Un’occasione cruciale per interrogarsi sul futuro della sostenibilità del settore.
Fonte: Sole 24 Ore
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