Largo spazio ai produttori italiani questa mattina all’interno del convegno Vedrò dal titolo la produzione cinematografica italiana e la sfida per una nuova creatività. Organizzato in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma da Vedrò, think net nato nel 2005 per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari possibili, l’incontro ha dato la parola ad autori e realizzatori per riflettere sullo stato attuale dell’industria ma soprattutto per delineare le migliorie da attuare. «L’audiovisivo si sta trasformando – ha detto Nicola Giuliano di Indigo Film – esiste sempre di più un cinema per il grosso pubblico, sostenuto da battage pubblicitario e grossa distribuzione, e un cinema d’autore, da piccolo evento perché non richiama nelle sale la massa. Per salvaguardare questo secondo modo di fare cinema solo lo Stato ci può aiutare, come succede ovunque del resto, ma se manca la volontà politica non si ottengono risultati. Autori e produttori sono entrambi vittime del limitato modo di pensare italiano che considera solo il brevissimo periodo mai il futuro». Sul film d’autore si è espresso anche Mario Gianani di Wildeside, reduce dalla realizzazione di ‘Io e te’ per Bernardo Bertolucci. «Il mercato d’autore deve smettere di pensare solo alla distribuzione in sala. Non possiamo costringere gli esercenti a tenere un film se non copre i costi di gestione, mentre proporre lo stesso prodotto su Vod o Internet, simultaneamente alla sala, può raggiungere un doppio obiettivo: dare varietà d’offerta al pubblico e fare incassi». Nessun dubbio neanche sulla situazione produttiva in generale: per Gianani un problema principale è la bulimia realizzativa. «Come abbiamo abolito enti inutili dovremmo abolire anche i film inutili. Sarebbe meglio concentrare le risorse su pochi prodotti ben riusciti piuttosto che spalmarli su tanti malfatti». D’accordo Riccardo Neri di Lupin Film, compagnia che ha spesso lavorato con produzioni straniere: «Bisogna pensare all’esportabilità dei film già in fase di scrittura o non saremo mai davvero visti come competitivi, inoltre va incrementato l’uso del tax credit esterno e abbassato il costo medio dei film: bisogna ottenere la stessa qualità di prima a meno».
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