Giulio Regeni – Tutto il male del mondo torna in sala

I cinema rispondono al caso MiC: dopo l’esclusione dai finanziamenti selettivi, oltre 60 sale e diversi circuiti riportano al cinema il documentario del momento
giulio regeni - tutto il male del mondo

Il caso del mancato sostegno selettivo del Ministero della Cultura a Giulio Regeni – Tutto il male del mondo non si è fermato alla polemica politica o alle reazioni del settore: si sta traducendo in una risposta concreta del mercato, con una nuova circolazione in sala che sta coinvolgendo alcuni dei principali circuiti italiani e decine di cinema lungo tutto il Paese. Il documentario diretto da Simone Manetti, prodotto da Ganesh Produzioni e Fandango, sta infatti tornando sul grande schermo proprio nei giorni in cui la sua esclusione dai contributi pubblici continua a far discutere, trasformando la programmazione in un gesto culturale ma anche industriale, perché a muoversi sono stati stavolta gli esercenti.

Secondo quanto comunicato, sono oltre 60 le sale che hanno deciso di riprogrammare il film, a partire dall’8 aprile, con un primo asse evidente nelle città di Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze. In parallelo, il documentario è entrato anche al centro di una più ampia mobilitazione culturale, con il progetto “Le Università per Giulio Regeni”, presentato al Senato il 31 marzo, che prevede proiezioni e incontri in 76 atenei tra aprile e maggio e una tappa il 5 maggio al Parlamento europeo di Bruxelles. «Ritornare in sala è la risposta migliore a chi vuole a tutti i costi che questo documentario sia una battaglia di una sola parte – commenta Domenico Procacci, fondatore e produttore di Fandango – I cinema sono luoghi democratici dove chiunque può capire, indignarsi e vedere con i propri occhi, aldilà del credo politico, quello che è successo e sta succedendo riguardo a una vicenda che continua a chiedere verità e giustizia. ‘Giulio continua a fare cose’, dicono spesso Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini: tornare in sala con questo documentario è una di quelle».

Il segnale più forte, sul fronte dell’esercizio, arriva da Circuito Cinema. Il circuito ha motivato la scelta come un’assunzione di responsabilità civile, sostenendo che il cinema debba essere anche memoria condivisa e coscienza collettiva, e sul proprio sito ha già reso visibile la nuova programmazione del titolo nelle sue sale. Tra quelle indicate figurano a Roma Eurcine, Giulio Cesare, 4 Fontane e Nuovo Olimpia; a Napoli il Metropolitan; a Bologna il Fossolo; a Torino Nazionale, Romano ed Eliseo; a Firenze Fiorella e Flora. A Firenze, oltre alle sale di Circuito Cinema, è confermata anche una nuova tappa al Cinema Astra dal 10 aprile.

A Milano il titolo è tornato anche nella programmazione di Anteo Palazzo del Cinema, che lo aveva già accolto nei mesi scorsi e che lo riporta ora in cartellone nel pieno delle polemiche sul caso Mic. Domenica 12 aprile, inoltre, alle ore 19.30 saranno presenti anche l’avvocata Alessandra Ballerini e i genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi per un incontro con il pubblico a fine proiezione.

Un altro tassello significativo arriva da Notorious Cinemas, che in un comunicato annuncia il ritorno del documentario in tutte le proprie multisala a partire dal 16 aprile, con l’idea di accompagnare, dove possibile, le proiezioni con momenti di approfondimento, incontri e dibattiti: «Secondo la nostra visione il cinema ha il dovere di farsi portavoce di memoria e riflessione. Riportare questo documentario in sala significa contribuire, nel nostro piccolo, a mantenere viva l’attenzione su una vicenda che riguarda tutti noi» dichiarano.

Il risultato è che un film nato come documentario di impegno civile sta trovando una seconda vita commerciale proprio nel momento in cui il sistema pubblico lo ha lasciato fuori. La vicenda, del resto, ha già avuto effetti anche sul piano istituzionale: dopo le polemiche per l’esclusione, dalla commissione selettivi del Mic si sono dimesse figure come Paolo Mereghetti, Massimo Galimberti e, il 9 aprile, anche Ginella Vocca, che ha dichiarato di essersi opposta alla bocciatura del documentario.

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