La Legge Finanziaria varata ieri dal Consiglio dei Ministri e ora all’esame del Parlamento ha stabilito un taglio al FUS intorno ai 164 milioni di euro all’anno, per i prossimi tre anni, per portare così il finanziamento del Fondo Unico per lo Spettacolo a meno di 300 milioni di euro l’anno. Al cinema, a cui erano riservati complessivamente 84 milioni di euro ogni anno, si arriverebbe a destinare poco più di 50 milioni di euro: “Una cifra – dichiarano in un comunicato Anica e Api – sotto la soglia della decenza, se si pensa che una nazione come la Francia investe circa dieci volte tanto per il suo cinema. Qualsiasi taglio ai finanziamenti alla cultura è inaccettabile, in quanto impoverisce tutto il Paese. Il taglio al FUS uccide qualsiasi prospettiva di crescita e di rilancio per le aziende del settore, che versano già da tempo in una crisi profonda, con gravi ripercussioni sul piano occupazionale. Si mortificano così i livelli produttivi e gli spazi di mercato del prodotto italiano, a vantaggio dei prodotti non nazionali. Una nazione come l’Italia, invece, deve investire nella Cultura e nel cinema, così da promuovere la vera ricchezza del Paese, la sua identità, entro e fuori i suoi confini. Il Presidente Berlusconi dice che la coperta è corta, ma qui il finanziamento alla cultura e, nello specifico, al cinema, con il progressivo assottigliamento del FUS, si è ridotto ad un fazzoletto. Ci riserviamo iniziative politiche per sensibilizzare il Parlamento e i cittadini sulla questione.”
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