Il CNC, nel suo nuovo Observatoire de la production cinématographique 2025, ha fotografato un’industria francese che resta molto solida ma che, dopo i numeri eccezionali del 2024, entra in una fase di assestamento. Il segnale più immediato è il ritorno sotto quota 300 film: nel 2025 sono stati 290, in calo del 6,1% sull’anno precedente.
La flessione riguarda soprattutto le coproduzioni minoritarie, mentre i film d’iniziativa francese tengono meglio e scendono da 231 a 228. Allo stesso tempo, però, il peso della dimensione internazionale resta alto: le coproduzioni sono 137, pari al 47,2% del totale, con 41 Paesi partner coinvolti e una crescita trainata soprattutto dalle coproduzioni maggioritarie. La Francia produce un po’ meno rispetto al picco recente, ma continua a farlo dentro una rete internazionale molto ampia e con un livello di attività che resta superiore ai valori di lungo periodo.

Anche sul piano economico il 2025 segna un rallentamento più che una frenata. Gli investimenti complessivi nella produzione si fermano a 1,375 miliardi di euro, in calo del 4,8% sul 2024, mentre quelli destinati ai soli film d’iniziativa francese scendono a 1,1158 miliardi (-5,2%). Il dato interessante è che la contrazione nasce soprattutto dal lato francese, mentre gli apporti esteri crescono e toccano 294,3 milioni, il livello più alto dal 2012. Il budget medio dei FIF (i film d’iniziativa francese) torna così sotto la soglia dei 5 milioni, a 4,89 milioni di euro, ma il budget mediano sale a 3,48 milioni, segno che il sistema non si sta semplicemente impoverendo: sta piuttosto cambiando composizione. Lo conferma la distribuzione per fasce di costo: nel 2025 i film da 7 milioni di euro o più sono 58, cioè il 25,4% della produzione FIF, con un record nella fascia 7-10 milioni, mentre continua invece a ridursi il cinema “di mezzo”, quello compreso tra 4 e 7 milioni. In questo quadro spicca anche il massimo storico dei film d’animazione d’iniziativa francese, arrivati a 16 titoli.
Uno dei passaggi più rilevanti del report riguarda però chi mette davvero i soldi nel cinema francese. I distributori finanziano il 32,5% dei budget dei film d’iniziativa francese, in calo rispetto al 35% del 2024 ma ancora sopra il livello pre-crisi, e nel complesso sostengono 156 film con 362,8 milioni di euro. Dentro questa voce cresce ancora il peso delle piattaforme: oltre il 20% degli investimenti dei distributori arriva ormai dagli SMAD (Services de médias audiovisuels à la demande), mentre i film preacquistati dai servizi di video on demand salgono a 54, pari al 23,7% dei FIF. L’investimento complessivo di queste piattaforme resta stabile a 76,1 milioni, ma il mercato si allarga: Disney+ cresce, Paramount+ entra nel sistema con 4 film, e per la prima volta 8 titoli risultano preacquistati da più servizi contemporaneamente. Tra i broadcaster tradizionali Canal+ si conferma di gran lunga il primo finanziatore, con il 42,9% degli apporti complessivi dei diffuseurs, mentre France Télévisions guadagna peso relativo e TF1 e M6 arretrano. Nello stesso anno tocca inoltre il massimo storico la quota di FIF che beneficia dei minimi garantiti delle sale, arrivata all’84,2%.

Restano invece molto più lenti i progressi sul fronte degli equilibri interni al sistema. Solo il 25,9% dei film d’iniziativa francese è stato diretto o co-diretto da donne, cioè 59 titoli: un dato sostanzialmente stabile, ma ancora lontano da una vera parità. Il divario si vede soprattutto nei budget, perché i film firmati da registe hanno un costo medio di 3,2 milioni di euro, il 43,8% in meno rispetto alla media complessiva dei FIF, e tra i 26 film da oltre 10 milioni solo 2 sono realizzati da donne. Anche la seconda parte dello studio, dedicata al finanziamento definitivo, restituisce l’idea di un’annata di riequilibrio: i film in produzione sono 216, sopra la media decennale, ma il costo medio scende a 4,20 milioni; quasi un terzo dei film supera il preventivo iniziale; il finanziamento definitivo complessivo si ferma a 907 milioni, in netto calo sul 2024; e proprio qui il peso dei distributori sale al 36,4%, massimo dal 2012, mentre i minimi garantiti arretrano all’11,7%. Il 2025, insomma, non ridimensiona la centralità della Francia in Europa, ma mostra con chiarezza un sistema meno espansivo, più dipendente dai grandi operatori e ancora attraversato da squilibri strutturali.
Fonte: CNC
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