Le principali associazioni italiane che rappresentano autori e autrici dell’audiovisivo intervengono sulla bozza di riparto del Fondo Cinema e Audiovisivo per il 2026, mettendo nero su bianco un giudizio netto sull’impostazione che, secondo quanto comunicato, si starebbe delineando dopo i tagli previsti dalla Finanziaria. In una nota congiunta, 100autori, ACMF, AIDAC, AIR3, ANAC e WGI dichiarano infatti «fermo dissenso per come si intende ripartire i tagli del Governo al Fondo del cinema e dell’audiovisivo», specificando che la loro posizione nasce dal confronto istituzionale avvenuto nelle scorse ore e dalle linee guida illustrate in quell’occasione.
Le associazioni riferiscono di aver partecipato all’incontro convocato dal Sottosegretario di Stato alla Cultura Sen. Lucia Borgonzoni, alla presenza del Direttore Generale Dott. Giorgio Carlo Brugnoni, con l’obiettivo di discutere il prossimo Decreto di ripartizione del Fondo «alla luce dei tagli imposti nella Finanziaria 2026». Pur riconoscendo che in quella sede è emersa una disponibilità al dialogo — «pur apprezzando la volontà di confronto mostrata in tale sede» — le sigle firmatarie contestano l’assetto con cui, a loro giudizio, si vorrebbe far fronte al taglio indicato come «riduzione di 80 milioni apportata dal Governo al Fondo di sviluppo del cinema e dell’audiovisivo».
Il nodo, spiegano, non riguarda soltanto un capitolo specifico, ma investe l’intera architettura delle misure: «si considera sbilanciato e iniquo il taglio che non riguarda solo i contributi selettivi al Cinema, ma anche tutte le linee di finanziamento per la produzione e distribuzione di opere italiane», soprattutto perché questo avverrebbe «a fronte del contemporaneo annuncio invece di un sostanziale incremento della quota dedicata al tax credit per l’attrazione di produzioni straniere in Italia». Un’impostazione che, secondo la lettura delle associazioni, rischierebbe quindi di comprimere ulteriormente gli spazi di intervento pubblico a favore dei progetti nazionali, incidendo tanto sulla produzione quanto sulla circolazione in sala e sul mercato di opere italiane.
Da qui la richiesta di un correttivo immediato, formulata mantenendo esplicitamente aperto il canale di interlocuzione con le istituzioni: «Nello spirito di continuo confronto che contiamo debba sempre contraddistinguere il rapporto fra la politiche e le categorie, chiediamo quindi che si possa tempestivamente intervenire a riequilibrare tale aspetto al fine di recuperare almeno parte delle risorse dei contributi Selettivi, indispensabili a sostenere le opere più difficili, in particolare riguardo alle loro fasi di scrittura e sviluppo».
La posizione, concludono, è coerente con una linea già rivendicata più volte dalle associazioni, perché «rimettere al centro del discorso la difesa della creatività nazionale» viene indicato come una condizione «imprescindibile a garantire la qualità delle opere», oltre che come tutela «del diritto degli spettatori a fruire di una narrazione libera e plurale». Tra i firmatari figurano le rappresentanze di sceneggiatori, registi, dialoghisti-adattatori e compositori di musiche per film.
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