Fondo Cinema 2026: ritardi, storture e un +138% di tax credit alle produzioni straniere

Il settore cinematografico è in allerta. Il decreto del MIC che stabilisce la ripartizione delle risorse destinate al cinema e all’audiovisivo non è ancora stato pubblicato, ma dalle bozze emergono scelte discutibili. In primo piano, un aumento sproporzionato del credito d’imposta per i film internazionali, a fronte di un taglio dei contributi selettivi e dell’azzeramento degli automatici. Ma non è tutto
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Ad oggi, mercoledì 25 marzo 2026, il decreto di riparto del Fondo Cinema 2026 non è ancora stato pubblicato. La Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura non ha ufficializzato le risorse che saranno allocate ai vari segmenti del settore (produzione, sale, festival, distribuzione, ecc.) e ai diversi strumenti di incentivo (tax credit, contributi selettivi e automatici). Di conseguenza, a fine marzo, le imprese del settore si trovano nuovamente a pianificare le loro attività per il 2026 senza alcuna certezza sulle risorse pubbliche disponibili, né sulle modalità e tempistiche di accesso.

Questa situazione non è un’eccezione per il 2026, ma sembra segnare un ritardo strutturale: nel 2025, il decreto è stato pubblicato sul sito del MiC il 31 marzo, mentre nel 2024 addirittura il 14 maggio.

Se è vero che il sistema cinema non deve dipendere esclusivamente dagli investimenti pubblici, cercando di reggersi quanto più possibile in maniera autonoma, i ritardi cronici della DG Cinema — non solo per il riparto del Fondo, ma anche per la riforma del tax credit, la pubblicazione dei bandi per i contributi selettivi/festival, e i pagamenti dei contributi automatici — stanno diventando insostenibili. Dalle voci raccolte da Box Office in più occasioni, questa situazione sta creando un clima di incertezza devastante: i produttori denunciano che, in assenza di certezze e informazioni, non possono chiudere piani finanziari e accordi di co-produzione, portando così a rimandi, annullamenti o delocalizzazioni dei set all’estero.

I ritardi nelle regole e nei pagamenti si traducono in costi elevati per le società di produzione, costrette a indebitarsi sempre di più con le banche, affrontando tassi d’interesse che si aggirano tra il 6 e il 6,5%. Va inoltre ricordato che, come già annunciato, il Fondo Cinema subirà dei tagli a partire da quest’anno: per il 2026, la dotazione minima garantita scenderà a 610 milioni di euro, mentre dal 2027 si stabilizzerà a 500 milioni annui, rispetto al minimo di 700 milioni previsto in passato.

La situazione è dunque estremamente incerta e complessa.

Ma procediamo con ordine. Come accennato, il decreto di riparto del Fondo Cinema 2026 non è ancora stato pubblicato; tuttavia, nelle ultime settimane circolano bozze che rivelano scelte discutibili e storture.
Tra le varie bozze segnaliamo qui quella pubblicata da IsICult che sarebbe già stata approvata lo scorso 25 febbraio 2026 dal Consiglio Superiore per il Cinema e l’Audiovisivo con il solo voto contrario dell’avvocato Michele Lo Foco.

AL TAX CREDIT INTERNAZIONALE BEN 100 MILIONI DI EURO

Dalle voci dei produttori che abbiamo ascoltato, “la madre di tutte le storture” è l’aumento sproporzionato delle risorse destinate al cosiddetto “credito d’imposta internazionale”, a fronte del taglio dei contributi automatici e selettivi, accompagnato da scelte “punitive” nei confronti dei produttori italiani. Secondo le bozze, le risorse per il tax credit delle produzioni estere che si girano in Italia ammonterebbero per il 2026 a 100 milioni di euro, contro i 42 milioni del 2025, con un incremento del +138%. Questo aumento è nettamente superiore a quello del tax credit cinema per le produzioni nazionali (+21%), che si attesterà a 80 milioni di euro, in crescita dai 60 milioni del 2025.

Tutti gli operatori sono consapevoli dell’importanza di attrarre investimenti dall’estero tramite un tax credit competitivo, ma è fondamentale sottolineare, come evidenziato dai produttori italiani con cui siamo in contatto, che la maggior parte delle risorse del credito d’imposta negli ultimi anni è stata drenata proprio dalle produzioni di film stranieri girati in parte in Italia.

A questo trattamento sfavorevole per il tax credit cinema destinato alle produzioni nazionali si aggiunge la possibile revisione dell’aliquota, che dovrebbe passare dal 40% al 30%. Inoltre, si prevede l’introduzione di tetti per il tax credit cinema: 3 milioni per opera e 5 milioni per impresa (da considerare come singola impresa, e non gruppo di imprese…), mentre il limite per i costi sopra la linea scenderebbe dal 30% al 25%.

Da segnalare poi l’aliquota per le produzioni internazionali resta al 40%, quando – da quel che risulta alle nostri fonti – le società straniere sarebbero propense a venire a girare in Italia anche a fronte di un tax credit al 30%.

TAGLIO DEI SELETTIVI

Nelle bozze del decreto, i contributi selettivi vengono letteralmente dimezzati (-54%), passando dai 91,5 milioni del 2025 ai 41,7 milioni per il 2026. Come sottolineano i produttori, il taglio dei selettivi è grave poiché rappresentano uno strumento fondamentale per sostenere film di alto valore artistico e culturale, nonché opere sperimentali, che rientrano in quell’eccezione culturale che deve essere difesa al di fuori delle leggi di mercato. I contributi selettivi sono essenziali per supportare i nostri grandi autori e per far emergere i nuovi talenti, i futuri Sorrentino, Garrone, le future Alice Rohrwacher.

Particolarmente colpiti sono i finanziamenti per “film di particolare qualità artistica e film su personaggi e avvenimenti dell’identità culturale italiana” (-75%; alla faccia dei precedenti annunci di voler sostenere le storie nazionali) e per “animazione di particolare qualità artistica e animazione su personaggi e avvenimenti dell’identità culturale italiana” (-43%). Fortunatamente, le voci dedicate a “giovani autori (under 35)” e “opere prime e seconde” rimangono inalterate, anche se quelle di “sviluppo” (-33%) e “scrittura di sceneggiature” (-17%) subiscono riduzioni significative. Riduzioni, quest’ultime, che avevano sollevato la contestazione delle principali associazioni italiane che rappresentano autori e autrici dell’audiovisivo

AZZERAMENTO DEGLI AUTOMATICI

I contributi automatici, addirittura, sono stati completamente cancellati: dai 37,6 milioni del 2025, non è previsto nulla per il 2026. L’azzeramento degli automatici è svilente e penalizza chi ha operato con successo. Gli automatici erano uno strumento per premiare i film che, in base a criteri oggettivi (incassi, partecipazione a festival, premi vinti), avevano registrato performance positive. Questo premio serviva per investire in progetti futuri, creando un circolo virtuoso e incentivando la qualità e l’efficienza (questo è il senso, del resto, del sostegno con meccanismi automatici della Legge Cinema in Francia). Eliminare completamente tali incentivi a favore dei tax credit rappresenta un errore strutturale che danneggia l’ecosistema del settore cinematografico.

RIDUZIONE ANCHE PER LE SALE

 Anche l’esercizio registra un bel taglio in base a questo presunto riparto. Il credito d’imposta per le imprese dell’esercizio cinematografico (realizzazione di nuove sale o il ripristino di sale inattive, per la ristrutturazione e l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche, per l’installazione, la ristrutturazione, il rinnovo di impianti, apparecchiature, arredi e servizi accessori delle sale) segna un taglio dell’80%, passando dai 25 milioni del 2025 ai 5 del 2026.

UN’AZIONE PUNITIVA PER IL CINEMA?

Quella del Governo parrebbe quasi un’azione punitiva nei confronti del settore, concepita per penalizzare il cinema agli occhi dell’opinione pubblica. Negli ultimi mesi, complice anche il caso Kauffman, si è sviluppata una narrazione negativa intorno a un cinema italiano accusato di sprecare risorse pubbliche attraverso il tax credit per produrre film che non incassano. Tuttavia, i produttori, i distributori e tanti addetti ai lavori rivendicano che il settore sta crescendo a doppia cifra e ha registrato un’ottima quota di mercato in questi ultimi tempi: nel 2025, i film italiani hanno rappresentato il 33% degli incassi e nei primi mesi di gennaio-febbraio la quota è addirittura salita intorno al 50%.

È vero che il settore riconosce casi di usi illeciti del tax credit e la necessità di migliorarlo. Tuttavia, ciò richiede un aumento dei controlli, piuttosto che manovre punitive. Inoltre, sembra che il dialogo con il MiC non sia stato particolarmente costruttivo ultimamente.

 

SI (STRA)PARLA DI MEZZI DI FINANZIAMENTO MA MANCA UNA STRATEGIA

Definire il riparto del Fondo Cinema significa avere una strategia, un piano di finanziamento basato su un’idea chiara, che è più importante dell’entità del finanziamento stesso. E sarebbe utile avere anche una strategia di finanziamento non annuale, ma possibilmente di più lunga, magari di triennale.
Oggi si discute quasi esclusivamente di mezzi e non di strategia. Si parla di tax credit e contributi, di come funzionano e di quanto debbano essere i loro budget; si parla poco, invece, del loro scopo e della loro finalità. Questo è preoccupante.

Inoltre, l’aumento sproporzionato della burocrazia per i produttori insieme ai ritardi di bandi e graduatorie, comporta un notevole spreco di tempo a discapito della qualità dell’opera. Chi realizza film dovrebbe poter contare su finanziamenti e tempistiche certe, in modo da poter garantire una pianificazione efficace.

L’incertezza e i ritardi fanno male ai produttori e agli autori; fanno male ai film che vengono fatti in fretta; fanno male al pubblico che si vede quei film realizzati inevitabilmente con poca cura; fanno male al nostro cinema.

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