Film francesi, il modello regge: 7,9 miliardi di ricavi tra sala, export e TV

Lo studio presentato all’Assemblée Nationale fotografa il ciclo economico dei film d’iniziativa francese usciti tra il 2012 e il 2021

cinema francese cnc

Il valore economico di un film non si esaurisce nel suo primo passaggio in sala. È questo il punto di partenza dello studio del CNC dedicato al modello economico dei film d’iniziativa francese, presentato il 9 giugno 2026 all’Assemblée Nationale nell’ambito della Commission des affaires culturelles. L’analisi prende in considerazione 1.823 film usciti tra il 2012 e il 2021, con ricavi raccolti fino alla fine del 2024, e ricostruisce il ciclo di sfruttamento delle opere su sei circuiti: sale francesi, sale internazionali, video fisico, vendita e noleggio digitale, piattaforme di streaming in abbonamento e televisione.

Il primo elemento che emerge è l’ampiezza della circolazione dei film francesi. Tutte le opere del campione sono uscite nelle sale nazionali, ma solo una quota minima si è fermata lì: appena 45 titoli, pari al 2%, sono stati sfruttati esclusivamente nei cinema francesi. Al contrario, 704 film sono arrivati su tutti e sei i circuiti analizzati e 1.277, pari al 70% del totale, sono stati presenti su almeno cinque circuiti. La conseguenza è evidente: per valutare la tenuta economica del cinema francese, il solo box office domestico non basta.

Nel periodo analizzato, i film d’iniziativa francese hanno generato complessivamente 7,9 miliardi di euro. La sala in Francia resta il primo motore, con 3,859 miliardi di euro, pari al 49% del totale. Ma il peso dell’estero è decisivo: le sale internazionali hanno prodotto 2,805 miliardi di euro, cioè il 36% delle ricette complessive. La finestra video vale 773 milioni di euro, di cui 440 milioni dal video fisico, 246 milioni dalla vendita e noleggio digitale e 87 milioni dalle piattaforme di streaming in abbonamento. Gli acquisti TV successivi, esclusi i preacquisti che entrano nel finanziamento iniziale delle opere, hanno generato 445 milioni di euro.

Lo studio conferma anche la forte concentrazione dei ricavi nei primi anni di vita del film, ma senza cancellare il valore del lungo periodo. Per i titoli usciti tra il 2012 e il 2014, il 90% è stato realizzato nei primi due anni di sfruttamento. Allo stesso tempo, nove film su dieci continuano a generare ricavi anche dieci anni dopo l’uscita, soprattutto attraverso TV, home video e video on demand. Il dato segnala una vita economica più lunga di quanto suggerisca la sola performance iniziale.

Sul piano della redditività, il quadro è positivo ma fragile. Per l’insieme dei 1.823 film studiati, il saldo netto di produzione risulta in eccedenza per 289 milioni di euro a fine 2024, pari a una media di 158mila euro per film. Questo saldo rappresenta il 3,7% del costo di fabbricazione complessivo e dovrà poi essere ripartito tra le diverse parti interessate: produttori francesi e stranieri, coproduttori TV, SOFICA ed eventualmente talenti. La progressione lungo le finestre di sfruttamento è significativa. Dopo la sola sala, 369 film presentano un saldo positivo, pari al 20,2% del campione. Dopo sala e video, il numero sale a 437 titoli, il 24%. Con l’aggiunta dell’export si arriva a 551 film, pari al 30,2%. Al termine dell’intero ciclo, inclusa la televisione, i film con saldo finale positivo sono 672, cioè il 36,9%: quasi quattro su dieci.

La sala resta comunque il passaggio determinante. La probabilità di raggiungere un saldo finale positivo cresce con il numero di ingressi nei cinema francesi: 13,4% sotto i 20.000 spettatori, 28,9% tra 20.000 e 100.000, 42,9% tra 100.000 e 500.000, 62,7% tra 500.000 e un milione, oltre l’80% sopra il milione di ingressi. Il film francese, quindi, costruisce il proprio equilibrio su un ecosistema ampio, ma la carriera theatrical continua a incidere in modo decisivo sul valore dell’opera negli altri circuiti.

Dati: CNC

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