Il cinema italiano all’estero è quasi invisibile. Ad eccezione di alcuni casi (Moretti, Benigni, Bertolucci), gli incassi dei nostri film in territori stranieri sono molto bassi e, specie negli Usa, le quote di mercato del nostro cinema sono inferiori all’1%. Questo è emerso nel panel internazionale “Italian Films in the Global Context”, che si è tenuto nel corso della Mostra del cinema di Venezia, organizzato da Peter Cowie, critico della rivista ‘Variety’. Le difficoltà sono ormai note e vanno dalla barriera linguistica alla tipologia di prodotto non sempre adeguato all’esportazione, ma anche al costo troppo elevato dei diritti rispetto al valore commerciale della distribuzione theatrical. Si è discusso durante l’incontro della necessità di migliori strategie di lancio, di promozione focalizzata al target, ma anche di costante attenzione alla qualità e un rilancio dello star system. Constatata la scarsa diffusione del cinema italiano al di fuori del circuito dei festival, è stata sottolineata la necessità di ottimizzarne la comunicazione fuori dai confini nazionali e di rendere il più possibile riconoscibile il cinema italiano in quanto tale, visto l’interesse per la nostra cultura che c’è soprattutto negli Stati Uniti. Si è discusso anche dei problemi del cinema italiano “in patria”: è emersa in particolare la difficoltà da parte dei produttori a confrontarsi con un inesistente interesse delle tv a comprare i film, che diventa per il produttore una mancanza di sostegno finanziario. Difficoltà in fase produttiva si traducono successivamente anche in difficoltà in fase di promozione all’estero. All’incontro erano presenti, tra gli altri, i giornalisti Marc Cassivi (‘La Presse’), Mick LaSalle (‘SF Chronicle’), Andrew Gorham (‘Globe and Mail’) e il produttore Roberto Cicutto (Mikado).
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