Festival di Cannes: Decoux (Kodak), immaturi i tempi per il digitale

Dopo aver curato l’intero processo di digitalizzazione di ‘M:I:3’ in accordo con Paramount, Kodak continua ed intensifica la propria ricerca e sviluppo per il cinema digitale, nei confronti del quale lavora in due diverse modalità, come spiega Bertrand Decoux, vicepresidente di Kodak Entertainment Imaging per l’Europa, l’Africa e il Medioriente. «Da una parte forniamo i server compatibili ai file digitali con le specifiche stabilite, talvolta i proiettori e in ogni caso provvediamo alla digitalizzazione del tutto; dall’altra, invece, quando richiesto dai nostri clienti, ci occupiamo della distribuzione vera e propria del prodotto digitalizzato. Il problema – osserva Decoux – è che i tempi sono immaturi ovunque per il cinema digitale, specie in Europa. Penso invece che un adeguta penetrazione della tecnologia digitale e soprattutto della sua reale compatibilità col mercato, sia nel mondo della pubblicità. Noi come Kodak già abbiamo provveduto a realizzare slot di pubblicità in digitale che forniamo ai nostri committenti – anche sale cinematografiche – completamente collegato con noi in termini di “problem solving e manutenzione”, sì da permettere agli esercenti di non avere alcun problema insolvibile con i nostri prodotti. Ed è questo, alla fine che spaventa chi si appresta ad introdurre il digitale: non saper risolvere problemi di malfunzionamento e simili». In quanto ai tempi di reale penetrazione del digitale nel cinema, Decoux ritiene che questi non saranno assolutamente brevi e aggiunge: «Credo in ogni caso che il 35 mm esisterà sempre per il cinema, anzi ne sono certo perché il digitale sta alla pellicola come la televisione stava al cinema quando fu inventata: si pensava allora che il cinema avrebbe finito di esistere, invece è ancora vivo e vegeto».

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