Festa del cinema: i direttori, non dissipare il patrimonio del festival romano

«Il più lungo e fotografato “Tappeto Rosso” del mondo (nella foto, ndr), in due anni non è stato percorso solo dai protagonisti delle grandi serate di Première in cui il cinema americano ha avuto il giusto spazio insieme a quello di tante altre cinematografie, ma anche da quelli dei 54 titoli di ottimo cinema italiano, di qualsiasi genere e valori produttivi: dalla Sconosciuta di Tornatore (Premiere), a Parole Sante di Ascanio Celestini (Extra), da A casa nostra di Francesca Comencini (Concorso) a la Terza madre di Dario Argento (Premiere)». Con una lettera pubblicata questa mattina su ‘Il Riformista’, i direttori artistici della Festa del Cinema Teresa Cavina, Piera Detassis, Gianluca Giannelli, Giorgio Gosetti e Mario Sesti, intervengono nel dibattito sollevato nelle scorse settimane attorno alla manifestazione romana. I direttori, poi continuano: «A questi film abbiamo affiancato 220 spettacoli di cinema di qualità in anteprima di 46 diverse nazionalità, dal Concorso Internazionale a Extra, e un festival di cinema per bambini e ragazzi che è “Alice nella città”. Nel 2007 abbiamo incontrato il favore di 110.000 spettatori in otto giorni di proiezioni. Fin dall’inizio, abbiamo lavorato anche sul settore della produzione e della distribuzione con un mercato dei prodotti (The Business Street) e uno dei progetti (New Cinema Network) che hanno portato a Roma il meglio dell’industria mondiale di qualità e dato vita a 50 progetti di coproduzione internazionale». A proposito della ricaduta dei film a livello di mercato, si legge nella lettera: «Molti film transitati sulla scena di Roma hanno poi ottenuto risultati al box office superiori ad ogni aspettativa. E la considerazione non vale solo per titoli americani di qualità (da Into the Wild a Leoni per agnelli a Juno), ma anche per film italiani applauditi, premiati o di buon successo come il già citato Giorni e nuvole o L’aria salata (tutti e due successivamente premiati dai David di Donatello). Il fatto è che, fin dall’inizio, il progetto culturale della Festa di Roma sfugge a facili etichette: è concepito come una serie di cerchi concentrici fatti di proposte, di stimoli, di suggestioni (e dunque di film, ma anche di incontri, mostre, focus tematici) che hanno un unico denominatore nella fascinazione del cinema». Concludono, infine, i direttori: «Insomma, nessuno più di noi ha a cuore quei rapporti tra cinema e mercato che la lettera del sindaco Alemanno sottolineava come una priorità nel progetto di miglioramento e ridefinizione della Festa, ma il punto di partenza che è importante condividere è proprio la possibilità – più difficile di quanto si pensi – che un festival offra, innanzitutto, ad autori e produttori, un pubblico appassionato e sensibile. È un patrimonio che non va dissipato e distrutto che appartiene alla città e per il quale ci sembra giusto lavorare insieme indipendentemente dai ritocchi, miglioramenti e correzioni di cui la Festa sarà oggetto».

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