Export audiovisivo, Italia in calo

Dal 2002 al 2011 le esportazioni di audiovisivo italiano verso i principali Paesi sono calate in termini di guadagno da 250 milioni di euro a 93 milioni. E’ questo il dato più importante, anche se negativo, emerso questa mattina a Roma durante l’incontro “Internazionalizzazione driver di sviluppo dell’audiovisivo italiano”, conferenza stampa organizzata da Unindustria assieme al Distretto dell’audiovisivo e ICT. Durante il meeting si è data lettura anche della ricerca sul ruolo del cinema italiano nello scenario internazionale, svolta da Giandomenico Celata, direttore del Distretto. Per Celata il prodotto audiovisivo è importante per diffondere sul mercato internazionale l’immaginario collettivo del migliore Made in Italy. Per quanto riguarda l’audiovisivo mondiale, gli scambi internazionali sono notevolmente cresciuti fino al 2007 per poi stabilizzarsi come effetto della crisi. Verosimilmente riprenderanno a crescere per approfittare dello sviluppo del box office nei Paesi emergenti. L’Europa è il secondo player dopo gli Stati Uniti del mercato internazionale dell’audiovisivo: nel 2010 le esportazioni Usa sono state intorno agli 13 miliardi di dollari mentre quelle dell’Unione Europea attorno agli 11 miliardi, ma questo è un dato che include gli scambi commerciali intracomunitari. Al netto di questi scambi le esportazioni UE si assestano attorno ai 6 miliardi. I cinque principali Paesi attivi nella UE per import ed export sono Francia, Germania, UK, Spagna e Italia i quali dopo aver raggiunto nel 2006 il picco per gli scambi import pari a 10 miliardi di dollari, nel 2010 sono scesi quasi a 6 miliardi, mentre l’export è stabile dal 2003 oscillando attorno ai 5 miliardi di dollari. Le esportazioni dei singoli Stati ci danno poi un risultato importante: l’apparente stanchezza delle esportazioni francesi che perdono quote percentuali nonostante il forte impegno dello Stato e dei suoi strumenti di promozione. Nel 2010 la Francia ha esportato audiovisivo per un totale di 1 miliardo di dollari (dopo il picco di 1,6 miliardi del 2004), mentre è cresciuta molto la Spagna, nel 2011, quasi ad 1 miliardo di dollari. Quasi sullo stesso risultato anche la Germania; più consistenti i dati del Regno Unito che nel 2010 ha raggiunto i 2,6 miliardi di dollari.

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