Come diceva il saggio Julio Velasco, “tutti sanno prendere una palla facile”, ma in campo sono essenziali quei giocatori che sanno schiacciare bene anche i palloni alzati male. E lo diceva a ragion veduta, perché quando uno schiacciatore sbagliava, finiva puntualmente per incolpare l’alzatore; quest’ultimo, a sua volta, il ricevitore. E così via. Insomma, alla fine la colpa era sempre degli altri. È un discorso che potrebbe essere facilmente traslato a qualsiasi business, e forse ancora di più a quello cinematografico. I film vincenti – almeno sulla carta – non mancano quest’anno ed è giusto puntare su di loro, basta dare uno sguardo al calendario della stagione estiva. Il rischio, però, è sempre quello di pensare che il mercato si faccia soltanto con i grandi titoli, e che tutti gli altri film, quelli meno noti e che richiedono un maggiore sforzo di conoscenza, comunicazione e connessione, siano semplicemente palle da provare a colpire senza crederci davvero fino in fondo. Se poi non si riesce a farle arrivare a destinazione, la conclusione è già pronta: non erano abbastanza buone, era esattamente ciò che sembravano. Eppure è proprio questo atteggiamento a fare la differenza tra una vittoria e una sconfitta. Chi segue il tennis lo sa bene: Jannik Sinner è temuto dai suoi avversari proprio perché affronta ogni punto come se fosse il primo, senza lasciarsi condizionare da quello precedente. Certo, il cinema non è un campo da tennis.
Ma se ogni film venisse trattato con la dovuta cura, approfondendone i contenuti, individuando le leve di comunicazione più efficaci per il proprio pubblico, giocando di anticipo, creando sinergie più strutturate tra distribuzione-esercizio, difendendolo con la programmazione più adeguata e cercando di trasformarlo in un evento (non necessariamente enorme) attraverso i propri canali, potenzialmente si potrebbero ottenere risultati migliori del solito. E un risultato migliore alla volta può trasformarsi in un tesoretto che, alla fine dell’anno, potrebbe rivelarsi più consistente di quanto si immaginasse. Senza questo sforzo, il mercato sarà sempre più polarizzato attorno a pochi grandi film, a discapito di un universo di titoli che consentirebbe di diversificare l’offerta. Una sorta di new business, per intenderci. Anche perché, non dimentichiamolo, non sempre i potenziali blockbuster si rivelano tali. In fondo, quindi, fare il bene del mercato significa anche fare il proprio bene.
© RIPRODUZIONE RISERVATAIn caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it

(© Getty Images)




