Nel pieno della pandemia, molti temevano per la sopravvivenza del settore audiovisivo italiano. Eppure, grazie a interventi straordinari – in particolare un potenziamento del tax credit – la produzione ha retto, se non addirittura accelerato, spinta da una crescente domanda di contenuti. Ma ciò che allora fu un salvagente, oggi rischia di essere la causa di un naufragio annunciato. Il sistema è in crisi profonda, rallentato da misure correttive arrivate troppo tardi. I blocchi all’accesso al tax credit, che dovevano risolversi in poche settimane, si sono protratti per mesi. I decreti necessari sono arrivati con ritardi e modifiche a seguito dei ricorsi presentati, e quelli correttivi sono ancora incompleti. A rendere tutto più grave è il quadro generale: ai ritardi nei contributi selettivi alla produzione 2024 si sommano quelli per pagamenti di acconti e saldi degli anni pregressi.
La DGCA – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo sembra aver perso l’efficienza di un tempo. A detta di molti produttori, i telefoni squillano a vuoto, le email sono inevase, senza contare una frammentazione gestionale che ha peggiorato ulteriormente la situazione. Le pratiche sono sempre più lente, divise tra l’amministrazione interna e un ufficio apposito presso Cinecittà. A questo si aggiunge il surreale ritardo, ormai cronico, dell’assegnazione dei contributi automatici, che, in un momento di crisi di liquidità per i produttori, avrebbero potuto rappresentare un vero sollievo. Un quadro complessivo in cui le imprese cercano di sopravvivere tra enormi interessi bancari e incertezze assolute. Questa situazione critica si estende anche al comparto promozione, vale a dire il sostegno assegnato a festival, rassegne, progetti culturali e di internazionalizzazione: bandi pubblicati in ritardo, nuove domande da presentare ad agosto. Senza garanzie sui criteri di valutazione né sui tempi di risposta, gli organizzatori hanno dovuto e devono pianificare eventi senza sapere se riceveranno un euro. Nessuna banca anticipa senza un decreto da esibire. Inoltre, la commissione (all’interno della quale qualche componente sembrava essere in conflitto di interesse) si è dimessa, e non ne è stata ancora nominata un’altra.
A coronare questo caos, è un’altra situazione paradossale: dopo le dimissioni di Nicola Borrelli, il direttore generale non è ancora stato sostituito. Nemmeno una soluzione tampone – l’affidamento delle deleghe al Capo Dipartimento del MiC Mario Turetta – ha trovato attuazione. Anche perché sembra che vada in pensione in tempi molti brevi. Il risultato? Un settore congelato, senza riferimenti, senza voce e sempre più senza ossigeno.
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