Quanto incasserà questo film in sala?”. È questa la fatidica domanda che l’industria cinematografica si pone ogni volta che esce un nuovo film sul grande schermo. Per rispondere a questo interrogativo, un anno fa abbiamo lanciato su Boxofficebiz.it la rubrica settimanale MeteoCinema, che raccoglie la media delle previsioni di incasso finale dei principali film in uscita al cinema nella stessa settimana, basate su pareri (anonimi) di una selezione rappresentativa di esercenti e direttori commerciali di distribuzioni. Un termometro importante anche per verificare quanto il mercato sia ancorato alla realtà, in grado di captare davvero gli umori del pubblico e di valutare con accuratezza una proiezione di incasso il più possibile realistica. Un esercizio di stile che, seppure non abbia mai preteso di essere uno strumento infallibile, è indubbiamente un indicatore delle sensazioni dell’industria cinematografica.
Il primo dato che si evince dai dati raccolti in questo anno di attività è innanzitutto una tendenza diffusa a sovrastimare, di poco o di tanto, le nuove uscite. È particolarmente evidente con i film di genere internazionali, specialmente thriller, horror, action, adventure movie e musical, quei titoli che faticano
di più a trovare il giusto spazio in sala e a emergere con forza in un calendario complessivo spesso fin troppo affollato. Diverso è il discorso per i potenziali blockbuster, la commedia popolare più commerciale e i film d’autore, sia nazionali che internazionali (con una maggiore accuratezza verso i titoli italiani), dove le stime iniziano ad avvicinarsi sempre più al risultato finale. Ci sono poi i grandi fenomeni, quasi sempre imprevedibili e normalmente oggetto di stime al ribasso. In questi casi, però, è più difficile “incolpare” l’inesattezza delle previsioni, in quanto i fenomeni sono, per loro natura, inaspettati. Anzi, si potrebbe azzardare che in questi casi le stime conservative siano da considerarsi “corrette”, perché rispecchiano un incasso in linea con l’andamento del mercato. Diciamo che se il film non fosse diventato un fenomeno, probabilmente la previsione si sarebbe assestato sull’incasso previsto.
Non va poi dimenticato che le previsioni non potranno mai essere una scienza esatta, perché dipendono da troppe variabili soggettive e oggettive, interne ed esterne. Forse, allora, la lezione più utile di un anno di MeteoCinema non riguarda tanto i numeri quanto il nostro sguardo sui numeri. Tendiamo a essere ottimisti quando riconosciamo codici familiari, prudenti quando qualcosa sfugge alle categorie, e quasi sempre impreparati di fronte ai veri fenomeni. Le previsioni, quindi, servono a misurare soprattutto il presente. E se c’è una certezza, è che l’incertezza resterà parte del gioco, sta a noi interpretarla.
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