Editoriale: Caro Brugnoni, c’è tanto da fare…

L'analisi del responsabile di Box Office, Paolo Sinopoli, pubblicata sul numero della rivista di novembre 2025
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La nomina di Giorgio Carlo Brugnoni come Direttore Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura apre una fase che il settore attendeva da tempo. Dopo mesi di incertezze e rallentamenti, l’industria cinematografica guarda a questo cambio di guida con la speranza di ristabilire fiducia, chiarezza e dialogo in un sistema che ha urgente bisogno di tornare a funzionare con efficienza. Le questioni sul tavolo sono numerose e urgenti, a partire dal tax credit: in attesa di ulteriori modifiche (auspicabile, ad esempio, l’introduzione di tetti massimi in base al budget dei progetti) e dei tagli annunciati, è necessario smaltire rapidamente tutte le richieste pendenti, senza dimenticare quelle legate alla distribuzione, ferme da mesi. Fondamentale, inoltre, che le nuove revisioni, prima di entrare in vigore, vengano annunciate con tempi certi e modalità chiare, evitando di provocare blocchi normativi come accaduto nei mesi scorsi, quando è stata sospesa una normativa prima che ne fosse pubblicata un’altra. Altro fronte caldo è quello dei contributi selettivi, dove occorre procedere con rapidità sia nello smaltimento dell’arretrato sia nelle nuove assegnazioni. Parallelamente, è indispensabile intervenire sui contributi automatici, che da anni scontano ritardi e complessità burocratiche: serve una revisione del decreto che ne semplifichi la struttura e ne aggiorni i meccanismi, restituendo efficienza e trasparenza a uno strumento pensato per sostenere le imprese, non per ingessarle.

Un capitolo a parte riguarda le commissioni – il cuore dei processi di valutazione – sia per quanto riguarda i contributi selettivi per la produzione che per la promozione. Sarebbe auspicabile che la selezione dei membri avvenisse in larga parte attraverso bandi pubblici, privilegiando competenze reali e profili capaci di giudicare i progetti non solo sul piano creativo ma anche produttivo. La reintroduzione delle audizioni, poi, restituirebbe una dimensione di trasparenza. Sul fronte delle coproduzioni internazionali, dopo una stagione di forte impulso si registrano oggi rallentamenti e ostacoli nel riconoscimento delle stesse opere, rischiando di minare la credibilità del sistema italiano agli occhi dei partner esteri. Per questo, riportare il processo di riconoscimento a livelli di efficienza e fluidità è una condizione imprescindibile per non disperdere il lavoro e la fiducia costruiti negli ultimi anni. La promozione vive un momento altrettanto delicato. In considerazione del fatto che la commissione non è ancora stata nominata e che la delibera tarderà a essere pubblicata, andrebbe confermato quanto fatto nel 2025 e aperto il bando per il 2026 già all’inizio dell’anno nuovo. Infine, il Registro delle opere (ex PRC) resta un nodo essenziale in termini di efficienza amministrativa: occorre rendere il servizio più snello, rapido e accessibile. Così come è essenziale e necessario che la DG Cinema e Audiovisivo ripristini i contatti diretti con gli uffici, le risposte alle comunicazioni e le giornate di apertura al pubblico, in modo che si riprenda anche a rispondere sempre (!) a tutte le email e al telefono. Il cinema italiano non chiede privilegi, ma regole chiare, tempi certi, interlocutori affidabili e senso di responsabilità. Con la nuova direzione, il sistema ha l’occasione di voltare pagina e speriamo che avvenga in tempi brevi e riconoscendo le priorità.

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