Durante l’82.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia Mastercard, main sponsor della Mostra, ha presentato i risultati dello studio Women in Film, un’indagine che mette in luce esperienze, aspirazioni e barriere che le registe – emergenti e affermate – devono affrontare in Italia e in Europa. La ricerca, condotta nel maggio 2025, ha coinvolto 6.000 professioniste o aspiranti tali in sei mercati chiave: Regno Unito, Francia, Italia, Spagna, Germania e Polonia.
I dati rivelano come le difficoltà restino ancora significative. In Italia quasi la metà delle intervistate (48%, contro il 43% della media europea) dichiara di considerare carriere alternative fuori dal cinema. Tra gli ostacoli principali: la mancanza di fiducia in sé stesse e la paura del fallimento (20% in Italia vs 30% EU), l’accesso limitato a reti professionali (37% vs 35% EU) e la scarsità di finanziamenti e risorse (20% vs 21% EU). Il 51% delle intervistate italiane (58% EU) ritiene che negli ultimi cinque anni le barriere si siano addirittura rafforzate, seppur in forme più sottili. E se la rappresentazione sullo schermo sembra crescere, dietro le quinte la percezione è diversa: il 67% in Italia (70% EU) non crede che sia stata raggiunta la parità nei ruoli tecnici e creativi.
Accanto a questi dati, emerge anche un quadro di resilienza e ottimismo. Il 64% delle professioniste italiane (68% EU) vede un miglioramento delle condizioni rispetto all’inizio della propria carriera. Quasi sette donne su dieci guardano al futuro con fiducia, convinte che le nuove generazioni avranno maggiori opportunità.
A sostenere questo slancio contribuiscono l’accesso più diffuso agli strumenti di creazione e distribuzione di contenuti (35% in Italia vs 38% EU), la disponibilità di percorsi formativi (30% vs 35% EU) e l’ascesa di storyteller socialmente consapevoli (32% vs 35% EU). Significativo anche il dato sulla collaborazione tra generazioni: il 75% delle intervistate italiane (83% EU) la ritiene fondamentale per un futuro più inclusivo.
Secondo le intervistate, il contributo delle nuove registe cambierà soprattutto il linguaggio del cinema: il 38% in Italia (35% EU) punta sull’uso delle nuove tecnologie, mentre il 34% indica una maggiore diversificazione culturale. Seguono l’attenzione alla giustizia sociale e all’attivismo (23% vs 25% EU) e l’esigenza di autenticità nella rappresentazione (19% vs 25% EU). Resta centrale l’importanza dell’educazione artistica precoce, considerata decisiva dal 70% delle intervistate italiane (76% EU). Non mancano tuttavia le preoccupazioni: la concorrenza e la saturazione del mercato (32% in Italia), i costi elevati della formazione (26%), la difficoltà di accesso ai finanziamenti (23%) e le ridotte opportunità di ingresso (14%).
Lo studio Mastercard ha indagato anche i temi narrativi che le donne vorrebbero vedere più spesso sullo schermo. In Italia, il 49% indica storie incentrate sulle esperienze femminili (42% EU), il 42% affronti legati alla salute mentale (47% EU), il 31% racconti sulle comunità rurali o isolate (32% EU). Seguono le vicende della classe lavoratrice (28% in Italia vs 36% EU) e le prospettive delle persone con disabilità (27% in Italia vs 32% EU).
“Le storie plasmano il modo in cui vediamo il mondo e chi ha il potere di raccontarle ha un ruolo molto importante – ha dichiarato Beatrice Cornacchia, Executive Vice President, Marketing & Communications, APEMEA di Mastercard – Se vogliamo un’industria cinematografica che rifletta davvero la ricchezza e la diversità della nostra società, dobbiamo investire con urgenza e intenzionalità nel mentoring, nelle possibilità di accesso e in un cambiamento strutturale a lungo termine”.
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