Disney e Paramount diffidano ByteDance per Seedance 2.0

Le due major hanno inviato lettere di cease-and-desist contro la piattaforma AI che ha "piratato" le rispettive proprietà intellettuali
disney paramount seedanceCr. Shuttershock

L’ultima ondata di video generati dall’intelligenza artificiale che circolano online sta riportando al centro una domanda che Hollywood considera ormai urgente: fino a che punto questi strumenti possono spingersi senza trasformarsi, di fatto, in macchine di imitazione delle proprietà intellettuali altrui? È in questo contesto che Seedance 2.0, il sistema di generazione video legato a ByteDance, è finito sotto i riflettori, non solo per il livello di realismo attribuito ai suoi output, ma soprattutto per la reazione immediata e coordinata di studios e organismi dell’industria.

Secondo quanto riportato dalle fonti estere, ByteDance (proprietaria di TikTok) si è impegnata a rafforzare le misure di tutela del proprio strumento dopo una raffica di diffide e dopo le condanne arrivate da più fronti. L’azienda, in una dichiarazione a BBC, afferma: «ByteDance rispetta i diritti di proprietà intellettuale e abbiamo ascoltato le preoccupazioni riguardo Seedance 2.0», aggiungendo che sta «adottando misure per rafforzare le attuali salvaguardie mentre lavoriamo per prevenire l’uso non autorizzato di proprietà intellettuale e della somiglianza da parte degli utenti».

La tensione si è alzata in parallelo alla viralità di alcuni contenuti generati con Seedance 2.0, tra cui un video che mostra ‘Tom Cruise’ e ‘Brad Pitt’ impegnati in un combattimento su un tetto, attribuito nel testo a un post del filmmaker e VFX artist Rauiri Robinson. Su questo sfondo si inseriscono le iniziative legali degli studios. Disney, sempre nella ricostruzione riportata, avrebbe inviato venerdì una lettera di cease-and-desist accusando ByteDance di un «saccheggio virtuale lampo» della propria IP e sostenendo che la piattaforma avrebbe pre-caricato Seedance con quella che definisce una «libreria piratata» di personaggi protetti da copyright provenienti da Marvel, Star Wars e altri franchise. Nella stessa impostazione, Disney contesta che l’operazione avvenga «come se la preziosa proprietà intellettuale di Disney fosse clip art di pubblico dominio gratuita». La linea viene ulteriormente irrigidita dalla frase attribuita al legale che scrive per conto di Disney: «Il saccheggio virtuale lampo della IP di Disney da parte di ByteDance è intenzionale, pervasivo e totalmente inaccettabile».

Il giorno dopo, sempre secondo quanto riportato nel testo, è arrivata la mossa di Paramount Skydance, con una propria diffida indirizzata a ByteDance. La lettera, firmata da Gabriel Miller, responsabile della proprietà intellettuale di Paramount Skydance, sarebbe stata inviata al CEO Liang Rubo e definirebbe la condotta contestata come «violazione palese», chiamando in causa non solo Seedance (video) ma anche Seedream (immagini). Nel documento si afferma che «gran parte dei contenuti che le Seed Platforms producono contiene vivide raffigurazioni dei famosi e iconici franchise e personaggi di Paramount, che sono protetti dalla legge sul diritto d’autore, dalla legge sui marchi e dalla legge sulla concorrenza sleale (tra altre dottrine)», e che gli output «sono spesso indistinguibili, sia visivamente sia acusticamente» rispetto a personaggi e storie protetti. Tra le proprietà citate come ripetutamente oggetto di violazioni vengono elencati South Park, SpongeBob SquarePants, Star Trek, Teenage Mutant Ninja Turtles, The Godfather, Dora the Explorer e Avatar: The Last Airbender. La richiesta, prosegue la ricostruzione, è che ByteDance intraprenda immediatamente tutti i passaggi necessari per prevenire violazioni e rimuovere le istanze considerate illecite dai propri sistemi.

La reazione non si è fermata alle major. La Motion Picture Association ha chiesto a ByteDance di interrompere subito le attività ritenute lesive, con dichiarazioni attribuite al presidente e CEO Charles Rivkin: «In un solo giorno, il servizio di IA cinese Seedance 2.0 si è impegnato in un uso non autorizzato di opere protette da copyright statunitense su una scala enorme». E ancora: «Lanciando un servizio che opera senza salvaguardie significative contro la violazione, ByteDance sta ignorando una legge sul diritto d’autore ben consolidata che protegge i diritti dei creatori e sostiene milioni di posti di lavoro americani». Anche SAG-AFTRA parla di «violazione palese» che include «l’uso non autorizzato delle voci e delle somiglianze dei nostri membri», aggiungendo: «Questo è inaccettabile e mina la capacità del talento umano di guadagnarsi da vivere». La Human Artistry Campaign, infine, descrive la piattaforma come «un attacco a ogni creatore in tutto il mondo».

Nel quadro delineato dalle fonti citate, Seedance 2.0 viene presentato come un sistema capace di generare clip di 15 secondi a partire da prompt testuali e rapidamente finito al centro di una controversia alimentata dalla somiglianza con proprietà riconoscibili. La promessa di rafforzare le salvaguardie, ora, diventa il punto su cui misurare la risposta di ByteDance: non solo sul piano delle dichiarazioni, ma su quello dei meccanismi concreti che dovrebbero impedire che l’innovazione tecnologica si traduca in una scorciatoia per replicare identità, volti e franchise che l’industria continua a difendere come patrimonio creativo ed economico.

Fonte: Variety

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