Dopo il digitale parliamo di cinema. Questo era il tema dell’incontro organizzato ieri a Venezia, come ogni anno, da Microcinema per gli operatori del settore, e legato alla pubblicazione del consueto volume (quest’anno intitolato ‘Infiniti mondi’). Quest’anno la sfida era – partendo da una digitalizzazione ormai avviata con circa il 50% degli schermi passati alla nuova tecnologia – concentrarsi sui contenuti. Ma al digitale si è forzatamente ancora fatto cenno negli interventi dei relatori, introdotti dal direttore organizzativo della Biennale Luigi Cuciniello e moderati dal direttore generale di Microcinema Silvana Molino. Roberto Bassano, presidente di Microcinema, ha spiegato che la società « ha fatto il giro di boa, da quest’anno non solo abbiamo ampliato i contenuti complementari ma siamo entrati nella distribuzione di film, compreso un documentario qui a Venezia. Il digitale è una realtà, anche se per molti deve essere ancora affrontato il passaggio: per questo volevamo ora parlare non tanto di impianti ma di cinema». E se il funzionario del MiBac Mariella Troccoli ha spiegato che «entro settembre ci sarà la circolare per capire come eseguire la cessione del credito», aspetto molto importante per gli esercenti che devono ancora digitalizzare i propri schermi, il sottosegretario della Regione Lombardia Massimo Zanello, oltre a ricordare il quarto bando regionale sul digitale, ha affermato: «Non tutti se la sentiranno di fare il passaggio, ma l’obiettivo della Regione è che complessivamente le sale e gli schermi non diminuiscono. Servono anzi regole per nuove: in Lombardia abbiamo messo in campo strumenti per contrastare la deriva della riduzione degli schermi. Ma il digitale produrrà anche la diffusioni di produzioni piccole o molto locali che in passato faticavano a circolare e contenuti cinematografici innovativi». Per Silvio Maselli, presidente Italian Film Commission e direttore Apulia Film Commission, «escono troppi film e diminuiscono le sale, senza contare che il 75% del mercato theatrical è fatto da due grandi città, tra Milano e Roma. Nel nostro Paese, in cui l’investimento delle Regioni ormai supera il Fus, non esiste un vero mercato audiovisivo: abbiamo una ventina di società di distribuzione, con 350 produttori che devono lavorare con loro, 3800 sale attive con esercenti spesso costretti a subire le imposizioni dei distributori. Serve una politica culturale che faccia crescere tutta la filiera ma anche investire sulla formazione anche degli esercenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA In caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it