Digitale, l’Italia è indietro

In Italia mancano ancora 1.138 cinema e 2.292 schermi all’appello del digitale. Ieri 5 settembre al convegno Media Salles, intitolato “Dal 35mm al digitale: l’ora dello switch-off” che si è svolto all’Industry Office di Venezia, il presidente di Media Salles Luigi Grispello ha presentato i dati relativi al nostro mercato aggiornati all’1 gennaio 2012. Suddividendo i 1.709 cinema e 3.814 schermi del Paese in due categorie, multiplex e strutture sotto i 5 schermi, emerge che i primi sono quasi totalmente passati alla nuova tecnologia (69 multiplex per 666 schermi digitalizzati, più 115 strutture solo parzialmente digitalizzate con 334 schermi passati alla nuova tecnologia e 586 da digitalizzare ma dalla data del censimento si sono aggiunti circa 250 schermi di questa tipologia), mentre per le sale tradizionali la situazione è faticosa. Di questi cinema ne sono stati totalmente digitalizzati 228 per 298 schermi; parzialmente digitalizzati 159 cinema con 224 schermi e con 275 da digitalizzare; infine, ancora interamente non digitalizzati 1.138 cinema per 1.431 schermi. Grispello ha commentato: «In termini di numero di cinema i multiplex sono l’11% del totale. E l’89% sono sale tradizionali, area più minacciata dallo switch off. Sono realtà completamente diverse: i multiplex hanno capacità finanziaria più sviluppata e hanno potuto beneficiare della virtual print fee attraverso integratori. Le sale tradizionali hanno sofferto problemi di carattere finanziario: gli interventi di sostegno, dalla vpf al credito d’imposta, arrivano dopo ma l’investimento va fatto subito». È intervenuto Nicola Borrelli, direttore generale Cinema del Mibac, affermando: «Mancano 140 milioni di euro per la digitalizzazione. Lo Stato ne mette 42 milioni attraverso le agevolazione fiscali e 80 sono garantiti dalla vpf: quindi, basterebbe convincere le Regioni a intervenire in modo più sistematico e non dovrebbero esserci problemi. La cedibilità del credito di imposta, cui finalmente siamo riusciti ad arrivare, porterà frutti per le sale tradizionali. Il rischio di implosione, di lasciarci dietro un pezzo di esercizio fondamentale, è molto concreto. È una vera emergenza per il settore cinematografico; se fossimo in una situazione meno complicata lo Stato farebbe di più. I francesi ad esempio hanno stanziato 110 milioni per la digitalizzazione delle sale in due anni». Per i distributori dell’Anica è intervenuto Egidio Viggiani (Eagle): «Dai dati presentati vediamo che il 90% di chi ha digitalizzato non ha messo mano al portafoglio. Le piccole sale devono essere tutelate perché fanno parte del tessuto e della storia del nostro paese. I distributori hanno avuto un aggravio di costi con la vpf ridotta, ma non è stato uno strumento utilizzato dalle piccole sale. La proposta dell’Anica è di istituire, con tutte le associazioni di categoria, una cabina di regia col Governo che includa anche le Regioni, per pianificare i lavori di una digitalizzazione completa». Grispello ha concluso: «È un processo irreversibile, dobbiamo tagliare il traguardo. Ma l’esercizio ha perso la speranza che dobbiamo far rinascere. Lo Stato deve fare capire agli esercenti che non li abbandona».

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