Dazi a Hollywood: in cosa consiste il piano di Jon Voight

Dopo le dichiarazioni di Trump, emergono i dettagli del piano alternativo presentato dall’attore e ambasciatore speciale. L’obiettivo è riportare l’industria sul suolo americano attraverso incentivi, regole culturali e un nuovo equilibrio nei rapporti tra reti e piattaforme

dazi hollywood john voightCr. Scott Olson/Getty Images

Nel fine settimana, Donald Trump ha scosso l’industria dell’intrattenimento con l’annuncio – via social – di voler introdurre dazi del 100% su tutti i film e le serie girati fuori dagli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato: fermare la cosiddetta “fuga delle produzioni” e rilanciare Hollywood come motore produttivo nazionale. La proposta ha però sollevato forti perplessità tra gli studios, preoccupati per la fattibilità e le conseguenze legali del provvedimento. A distanza di poche ore, è intervenuto Jon Voight, attore e “ambasciatore speciale” per il settore nominato dallo stesso Trump, con un piano alternativo più articolato. La sua bozza, trapelata grazie a Deadline e pensata per avviare un dialogo, propone incentivi mirati, regole culturali e interventi strutturali per rafforzare la produzione interna senza ricorrere a misure drastiche.

Il piano, firmato da Voight e dal suo partner produttivo Steven Paul, prevede un credito d’imposta federale del 10% per le produzioni audiovisive realizzate negli Stati Uniti, che si sommerebbe agli incentivi statali esistenti. Nei territori privi di agevolazioni locali, il credito salirebbe al 20%. Tra le novità più significative spicca l’introduzione di un “test culturale americano”, ispirato a quello già in vigore nel Regno Unito, per garantire che le opere finanziate contribuiscano all’identità culturale nazionale. «Il documento è stato redatto esclusivamente per avviare una discussione» ha precisato Steven Paul, aggiungendo che si tratta della sintesi di mesi di consultazioni con sindacati, studi di produzione, piattaforme e altre realtà del settore. Secondo Paul, le proposte non rappresentano una posizione politica definitiva, ma sono un contributo al dibattito in corso.

Oltre agli incentivi, la bozza del piano propone il ripristino delle regole “fin-syn” (financial interest and syndication), abolite trent’anni fa, che impedivano alle grandi reti televisive di possedere i contenuti che trasmettevano in prima serata. Voight propone non solo di reintrodurre questo vincolo, ma di estenderlo anche alle piattaforme di streaming, una mossa che potrebbe incontrare forti resistenze nel settore.

Il piano include anche misure per sostenere le sale cinematografiche, gli studi di post-produzione, gli effetti visivi e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nel comparto creativo. Inoltre, prevede una tariffa del 120% da applicare ai progetti girati all’estero solo se le medesime produzioni avrebbero potuto essere realizzate sul suolo americano: un modo, secondo Voight, per neutralizzare l’attrattiva degli incentivi stranieri senza colpire indiscriminatamente tutto il prodotto internazionale.

Il documento è emerso a poche ore dalla proposta del governatore della California Gavin Newsom di un maxi piano da 7,5 miliardi di dollari in dieci anni per rilanciare la produzione nello stato, e mentre cresce il consenso trasversale per un incentivo federale. Anche il senatore democratico Adam Schiff ha dichiarato: «Condivido l’obiettivo dell’amministrazione di riportare le produzioni negli Stati Uniti. Piuttosto che dazi generalizzati, serve un credito d’imposta competitivo per rilocalizzare i posti di lavoro nel settore». Secondo una scheda tecnica diffusa martedì da Variety, la Motion Picture Association – insieme a SAG-AFTRA e alla Directors Guild of America – ha espresso il proprio sostegno a una misura fiscale federale, sottolineando che «aiuterà a creare nuovi posti di lavoro, rafforzerà le economie locali e manterrà la leadership americana nella produzione di contenuti».

Fonte: Deadline / Variety

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