Cover Story: Medusa si prende la scena. Intervista a Giampaolo Letta

Numeri da record per il gruppo grazie a Buen Camino. Il vicepresidente e AD della società Giampaolo Letta riflette sulla sostenibilità del mercato e indica le urgenze del settore, oltre ad annunciare il progetto Perfetti Sconosciuti Young dal film cult di Genovese

Trent’anni di cinema “in simbiosi con il pubblico”, come li definisce Giampaolo Letta, vicepresidente e amministratore delegato di Medusa Film, e un 2025 che per il gruppo Mediaset ha funzionato da banco di prova industriale, superato con numeri da record. A dominare la stagione è stato Checco Zalone con Buen camino: oltre i 76 milioni di euro al box office, nuovo primato italiano ampiamente davanti a Quo vado? (65,4 milioni) e Avatar (68,7 milioni). Ma il segno lasciato da Medusa nell’ultimo anno non si esaurisce nel record: La vita va così di Riccardo Milani – sostenuto da un tour nei cinema con regista e cast lungo tutta la Penisola – ha consolidato una performance importante con più di 7 milioni di euro, mentre il documentario Attitudini nessuna (2,1 milioni) sul trio Aldo, Giovanni e Giacomo ha intercettato un pubblico trasversale, confermando la solidità di un’offerta capace di alternare commedia, racconto popolare e operazioni speciali.

Oltre a riflettere su sostenibilità del mercato cinematografico, posizionamento dei film, budget di produzione fuori scala, ricambio generazionale e nuove partnership, Giampaolo Letta sottolinea con puntualità alcune urgenze che il settore e le istituzioni non possono più rimandare alla luce del ridimensionamento del Fondo per il cinema e l’audiovisivo: «stando attenti a non stravolgere un modello che, con tutti i difetti e i limiti evidenziati in alcune occasioni (che devono essere corretti), ha il merito di aver contribuito allo sviluppo di un settore strategico per il Paese». E, insieme, auspica una semplificazione normativa.

Intanto sul tavolo di Medusa per il 2026 troviamo un listino all’insegna della commedia e dei grandi ritorni con Agata Christian – Delitto sulle nevi con Christian De Sica e Lillo (uscito il 5 febbraio e attualmente a 2,8 milioni di euro), Cena di classe, Quasi vera di Fausto Brizzi, i nuovi film di Ficarra e Picone, di Aldo Giovanni e Giacomo, e Bentornati al sud con Alessandro Siani e Claudio Bisio.

I produttori Medusa Film e Indiana Production, cast e regista di Buen Camino

L’anno scorso Medusa Film ha compiuto 30 anni. Cosa ha rappresentato questo anniversario per voi in termini di identità, strategia e priorità?
«Un traguardo molto importante che suggella il grande impegno del Gruppo Mediaset nei confronti del cinema e in particolare del cinema italiano. Trent’anni di grandi successi italiani e internazionali: 15 film Medusa nella Top 50 assoluta e 22 nella Top 50 italiana. In altri termini, trent’anni di cinema con i grandi autori (l’Oscar de La grande bellezza ce lo ricorda sempre), i giovani talenti e in simbiosi con il pubblico, da sempre faro della nostra attività. A Riccione, a luglio 2025, avevamo promesso che avremmo festeggiato l’anniversario con i nostri spettatori, offrendo loro grandi film: La vita va così, Attitudini nessuna e Buen camino: mi sento di dire che la promessa è stata mantenuta. Le tre opere, nel loro ambito, si sono rivelate autentici successi, terminando con i record infranti dalla coppia Checco Zalone e Gennaro Nunziante, a cui va il nostro ringraziamento per il film che hanno realizzato, testimoniando ancora una volta la capacità di parlare ad un pubblico ampio e trasversale. Un eccellente risultato, strategico per tutta la filiera che rafforza la centralità della sala. I nostri primi trent’anni sono anche un punto di partenza per nuove sfide e nuovi progetti che, insieme a tutta la meravigliosa squadra Medusa, affrontiamo quotidianamente con rinnovato impegno, passione ed entusiasmo».

Alla fine, Zalone ha battuto Zalone, e oltre. Buen camino ha, infatti, superato i 75 milioni di euro al box office, diventando il maggiore incasso cinematografico di sempre in Italia. Quali elementi si sono combinati per rendere possibile questo risultato?
«Il risultato record di Buen Camino nasce dalla combinazione di più fattori. Innanzitutto, dimostra quanto sia rimasto immutato negli anni l’affetto del pubblico per Checco Zalone: il ritorno della collaborazione tra lui e Gennaro Nunziante ha rafforzato il rapporto di fiducia con gli spettatori, consapevoli di trovare una comicità riconoscibile ma al tempo stesso capace di rinnovarsi. L’attesa è stata ben ripagata. E sono già tantissime le persone che tornano a vedere il film. In questo senso, Zalone è riuscito a “superare se stesso” perché non si è limitato a ripetere una formula già collaudata, ma l’ha aggiornata intercettando il mutato clima culturale e sociale del momento. Buen Camino utilizza, infatti, l’ironia per affrontare temi attuali, rivolgendosi sia a chi cerca un intrattenimento leggero sia a chi coglie, sotto la comicità, una riflessione più ampia sulla società contemporanea».

Parte del successo di La vita va così di Riccardo Milani è da attribuire anche al tour di anteprime e incontri con il cast in varie città italiane. Quanto è cruciale questo tipo di promozione per il successo di un film?
«Il tour di anteprime e gli incontri con il cast rappresentano una forma di promozione cruciale, perché spostano il film da semplice prodotto a esperienza collettiva. Questo tipo di iniziativa crea un rapporto diretto tra pubblico e autori, aumentando il coinvolgimento emotivo e la percezione di autenticità dell’opera. Inoltre, la dimensione territoriale degli eventi rafforza la visibilità del film a livello locale e alimenta il passaparola, che resta uno dei principali fattori di successo. In un contesto in cui l’offerta è molto ampia e l’attenzione degli spettatori frammentata, una promozione basata sulla presenza e sull’incontro può fare la differenza nel determinare la durata e l’intensità del successo di un film. È, però, fondamentale la collaborazione con gli esercenti che, conoscendo il loro pubblico di riferimento, devono valorizzare pienamente queste occasioni».

Nel corso degli anni avete ridotto il numero di uscite theatrical, puntando su una maggiore selezione. Qual è oggi la vostra linea editoriale e strategica? Quali criteri determinano cosa entra e cosa resta fuori?
«Il nostro punto di riferimento è sempre stato la qualità dei progetti. L’obiettivo è quello di proporre una varietà di opere per i differenti target di pubblico. In questo contesto, non c’è dubbio che la commedia (nelle sue diverse declinazioni) ha giocato, e gioca, un ruolo fondamentale. Negli ultimi anni, un contesto di mercato cambiato profondamente e molto velocemente, un pubblico sempre più esigente, i ricavi theatrical incerti e i costi lievitati pesantemente, hanno imposto un’attenta selezione basata sulla qualità dei progetti e le reali potenzialità di mercato».

Guardando al 2026, quali sono i vostri titoli-chiave e le vostre scommesse principali?
«Il 5 febbraio, dopo il successo di Cortina Express, è uscito il nuovo film di Eros Puglielli Agata Christian – Delitto sulle nevi con la formidabile coppia Christian De Sica e Lillo insieme a un gruppo di attrici e attori molto divertenti. Il 26 marzo sarà in sala Cena di classe, una divertente e un po’ folle commedia corale diretta da Francesco Mandelli, con Andrea Pisani, Beatrice Arnera, Roberto Lipari, Giulia Vecchio, Herbert Ballerina, Nicola Nocella, Giovanni Esposito, Francesco Russo e le musiche dei Pinguini Tattici Nucleari. Poi Quasi vera di Fausto Brizzi e i nuovi film di Ficarra e Picone, di Aldo Giovanni e Giacomo e Bentornati al sud con Alessandro Siani e Claudio Bisio. E vorrei terminare con una piccola anticipazione. Dal film-cult di Paolo Genovese (Perfetti Sconosciuti), insieme a lui stiamo sviluppando un progetto dal titolo Perfetti Sconosciuti Young, interpretato da giovani attori.

Christian De Sica e Lillo sono i protagonisti della commedia Agata Christian – Delitto sulle nevi

Dal post-pandemia a oggi non si è ancora visto un ridimensionamento del numero di produzioni e si sono cronicizzati budget spesso fuori scala. Si potrà mai invertire questo trend? E cosa dovrebbe accadere, concretamente, per tornare a una sostenibilità industriale?
«A mio parere in questi anni si sono prodotti troppi film in rapporto alle reali dimensioni di un mercato che non è in grado di assorbirli e valorizzarli adeguatamente tutti. Un ridimensionamento sarebbe auspicabile. Il robusto e preoccupante incremento dei costi mina in molti casi la sostenibilità economica delle produzioni, rendendole inevitabilmente antieconomiche. Sarebbe utile e necessario un leale, franco e responsabile confronto con produttori, distributori, piattaforme, autori, agenti, talent per rivedere alcune “regole di ingaggio” per il bene del settore. Uno sforzo di prospettiva, provando a immaginare in quale mercato lavoreremo tra 3-5 anni e non focalizzandoci solo all’immediato. È un tema che riguarda il futuro di tutti e che, di conseguenza, va affrontato insieme».

La commedia italiana continua a poggiare molto su star affermate, spesso over 50. Cosa manca per favorire un ricambio generazionale?
«Penso che ci siano tanti giovani e giovanissimi attrici e attori di grande talento. Vanno trovati, con molta attenzione, offrendo loro l’occasione ed il ruolo giusto per il debutto e per consolidare il talento. Oggi esistono tante possibilità e tanti strumenti di visibilità e di popolarità, ma il cinema è un’altra cosa e le aspettative del pubblico sono elevatissime».

Dopo la parentesi produttiva con Rai Cinema, valutereste nuove alleanze con altri player?
«Non lo escludo. Recentemente abbiamo collaborato con Piper per il film La vita va così; con Be Water abbiamo un accordo di co-distribuzione. Il criterio è sempre quello della qualità dei progetti».

Al netto di Zalone, il cinema italiano nel 2025 ha raggiunto una quota di mercato altissima. Lo legge come un anno eccezionale, oppure come un segnale strutturale di maturazione editoriale e di filiera?
«Il successo del cinema italiano, testimoniato dalla solida quota di mercato, è motivo di soddisfazione. E ci sprona a fare ancora meglio nei prossimi mesi. A livello generale, rispetto al 2024, la tenuta del mercato theatrical, che si conferma tra i più vivaci in Europa, fa ben sperare alla luce della straordinaria offerta di titoli italiani e internazionali prevista per l’anno in corso. Senza dimenticare, però, che c’è ancora molto da lavorare per recuperare l’importante gap di spettatori rispetto alle medie pre-pandemia».

Cena di classe

Resta, però, un paradosso. A fronte di moltissime produzioni, pochissimi titoli superano davvero la soglia del milione di euro. Bisogna arrendersi a una realtà incontrovertibile, o qualcosa può ancora cambiare?
«È così. I film italiani distribuiti in sala negli ultimi quattro anni sono stati circa 230 all’anno. Quelli che hanno superato il milione di incasso sono stati: 17 nel 2022, 24 nel 2023, 29 nel 2024 e 24 nel 2025. Sono poi circa 80 all’anno i titoli che superano i centomila euro. E solo il 40% circa dei film italiani viene distribuito in sala in più di 50 copie. Dall’incrocio di questi dati risulta evidente che il mercato (le sale) non è in grado di assorbirli e valorizzarli adeguatamente tutti. Questa eccessiva frammentazione di opere, che evidentemente non sono in grado di intercettare un pubblico di riferimento, comporta una dispersione di risorse pubbliche e private che potrebbero essere meglio impiegate lavorando a una più accurata selezione».

Parliamo di posizionamento. Se la produzione nazionale ha riempito vuoti lasciati da Hollywood, stagionalità e concentrazione rimangono un freno. Cosa servirebbe per un calendario più sostenibile lungo l’anno?
«
L’allungamento della stagione, così come altre criticità relative al posizionamento, sono temi di cui parliamo da più di vent’anni, quasi gli stessi di cui discutiamo di “finestre”. Su questi argomenti sarebbe auspicabile riaprire il confronto. I risultati di questi decenni dimostrano inequivocabilmente che solo i grandi film-evento americani sono in grado di avere successo in estate e fare la differenza».

Vedremo mai Medusa protagonista anche tra giugno e agosto con film importanti?
«Lo abbiamo fatto in diverse occasioni in passato e non escludo che ci si possa riprovare. Ma, ripeto, solo i grandi film Usa fanno hanno la capacità di sostenere il mercato in estate».

Quali conseguenze prevede dal ridimensionamento del Fondo per il cinema e l’audiovisivo da parte del Governo?
«Sicuramente c’è apprensione e forte preoccupazione per le misure previste nella legge di bilancio 2026. L’incertezza che ne deriva su quale impianto normativo sarà applicabile ha già provocato il blocco dei progetti la cui realizzazione è prevista a partire dalla prossima primavera. Ma c’è anche fiducia nel dialogo avviato con le istituzioni per trovare al più presto soluzioni di buon senso che, tenendo conto delle condivisibili esigenze di bilancio, continuino a sostenere la crescita del settore audiovisivo, stimolando anche gli investimenti privati. Trovo giusto, anzi necessario, il richiamo al rigore sull’utilizzo di risorse pubbliche, soprattutto di fronte ad abusi o utilizzi “disinvolti” che vanno individuati, colpiti e sanzionati duramente. È condivisibile, quindi, sottoporre a un “tagliando” la normativa vigente per eliminare o correggere ciò che non ha funzionato. Ma stando molto attenti a non stravolgere un modello che, con tutti i difetti e i limiti evidenziati in alcune occasioni (che devono essere corretti), ha il merito di aver contribuito allo sviluppo di un settore strategico per il Paese; un comparto, quello dell’audiovisivo, che è cresciuto a doppia cifra (l’unico) negli ultimi 5 anni, con ricadute economiche e occupazionali dirette e indirette importanti e un ruolo fondamentale per la promozione del nostro Paese, della cultura e dei territori italiani».

Ritiene sia necessario qualche cambiamento particolare?
«Personalmente auspico una semplificazione normativa che avrebbe diversi vantaggi: anzitutto sarebbe una riforma a costo zero; in secondo luogo, garantirebbe un’applicazione facile, trasparente e veloce e con tempi certi. Condizioni necessarie per consentire alle imprese di pianificare, e attuare, gli investimenti. Un nuovo impianto normativo dovrebbe ispirarsi di più a un modello che privilegi gli strumenti automatici e di mercato (incentivi fiscali e contributi automatici) e riduca quelli discrezionali e soggettivi (contributi selettivi), da riservare esclusivamente a determinate categorie e tipologie di progetti. Si possono inoltre migliorare alcune misure contenute nell’ultimo decreto di luglio 2025, ad esempio introducendo, per l’accesso al credito d’imposta, il requisito di un accordo vincolante con un distributore. Ritengo che questa misura vada estesa anche ai film che ricevono il contributo selettivo, per garantire che tutti i progetti finanziati con risorse pubbliche possano raggiungere gli spettatori in modo coerente con la legge, che parla espressamente di “opere destinate prioritariamente al pubblico per la visione nelle sale cinematografiche”. Bene anche i limiti all’utilizzo degli incentivi per i costi “sopra la linea” e il meccanismo di aliquote a scalare in relazione al livello di budget. Andrebbero poi intensificati i controlli sui costi in sede preventiva, durante le riprese e a consuntivo, affidandoli a importanti società di revisione».

Quali sono, secondo lei, le urgenze non più rinviabili del settore cinematografico?
«Come sottolineato, è necessario conoscere al più presto quale impianto normativo sarà applicabile nei prossimi mesi. La progettazione e l’organizzazione di un film richiedono molti mesi e, nelle condizioni attuali, non siamo in grado di pianificare le produzioni del 2026. È, quindi, urgente conoscere anzitutto come si intende ripartire il Fondo per l’Audiovisivo, secondo quali criteri e con quali le regole. Si tratta di una decisione da assumere entro poche settimane. Non ci sono più i tempi tecnici per emanare una nuova legge e, peraltro, sono convinto che non ce ne sia nemmeno la necessità. Basterebbe invece intervenire, come accennato, sul decreto ancora vigente. L’Anica ha già presentato molteplici proposte in più occasioni».

Se potesse cambiare qualcosa nell’industria cinematografica con uno schiocco di dita, cosa farebbe?
«Le problematiche dell’industria sono note, ma mi piacerebbe che la loro rappresentazione sugli organi di informazione, e non solo, fosse fatta in maniera oggettiva e corretta. L’ideologia che ha pervaso le recenti cronache non è di aiuto a nessuno. Per ottenere questo risultato non è necessario “uno schiocco di dita”, basta molto meno».

[L’intervista è stata pubblicata sul numero di febbraio di Box Office]
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