Quasi sempre, in ogni grande città, c’è almeno un cinema che si distingue per essere un luogo che travalica la classica attività di programmazione, affermandosi come luogo di aggregazione, sede di anteprime, convegni ed eventi industry, capace di solleticare l’interesse del pubblico anche con attività extra-cinematografiche. Tra questi, nella capitale, spicca sicuramente il Cinema Barberini. Grazie alla visione imprenditoriale delle sorelle Caterina e Francesca Saviotti, che hanno ridisegnato la struttura con una nuova consapevolezza, il cinema ha riaperto i battenti nel 2022 a seguito di una profonda ristrutturazione. Oggi il Cinema Barberini conta sette sale, un ristorante interno, un’ampia terrazza affacciata sulla piazza, e un’agenda di eventi, anteprime e attività collaterali che garantiscono una programmazione “viva” per tutto l’anno. «Gli eventi extra-cinema per noi non sono un di più, ma una parte essenziale del progetto», spiegano le Saviotti. Ed è proprio il modello Barberini, fondato sui pilastri di una programmazione intelligente, della flessibilità operativa e del dialogo con la distribuzione, che è valso quest’anno a Caterina e Francesca Saviotti il Gold Award di UNIC, riconoscimento assegnato a CineEurope per premiare la capacità di tenere insieme visione, innovazione e continuità. Delle Saviotti colpisce soprattutto la conoscenza del proprio bacino di utenza, che le porta a targettizzare le proposte e a non temere di introdurre una gestione più modulare della tenitura, magari spostando un titolo in una sala più piccola per prolungarne la permanenza in sala, mantenendo margini e visibilità. «Un film può lavorare bene anche in uno spazio raccolto, se sostenuto da fiducia reciproca tra sala e distribuzione». E quando devono sognare, sognano in grande: «Vorremmo che i film potessero restare in esclusiva al cinema per un periodo più lungo, almeno sei mesi, per dare tempo al pubblico di scoprirli e far crescere il passaparola».

Le sorelle Saviotti (© Simone Martellacci/Duesse Media Network)
A CineEurope 2025 avete ricevuto il Gold Award di UNIC, un riconoscimento che premia l’impegno e la dedizione nel settore dell’esercizio cinematografico. Cosa ha rappresentato per voi questo premio?
È stato un grande onore, che ha dato senso a tanti anni di lavoro e di impegno. Un riconoscimento al coraggio, alla visione e alla passione che ci hanno guidato nel credere nel cinema, anche quando sembrava difficile farlo. Questo premio celebra la trasformazione del Cinema Barberini, oggi un luogo dove tecnologia, architettura, comfort e accoglienza convivono in armonia. Ma soprattutto, è un tributo alle persone che rendono possibile tutto questo, alcune con noi da oltre trent’anni. A loro dedichiamo davvero questo riconoscimento e a loro va il nostro grazie più sincero. È un incoraggiamento a continuare a credere nel futuro delle sale e nel valore umano che le anima.
Negli ultimi anni le abitudini del pubblico sono cambiate profondamente, costringendo le sale a ripensare la propria offerta e la propria programmazione. In che modo avete affrontato questa trasformazione e come si costruisce oggi, secondo voi, una “programmazione intelligente”?
Dopo il Covid il pubblico non era più abituato ad andare al cinema, molti avevano dimenticato il piacere della sala e l’emozione condivisa del grande schermo. Quando abbiamo riaperto il Cinema Barberini nel 2022, dopo la ristrutturazione, ci siamo trovate di fronte a spettatori diversi, più esigenti, più selettivi, ma anche più curiosi. È stato chiaro fin da subito che il vecchio modello di semplice programmazione non bastava più, bisognava reinventare il modo di vivere il cinema. Così abbiamo iniziato a sperimentare, e tanto, aperitivi al B24, saluti in sala con attori e registi, serate musicali, gadget, collaborazioni tematiche. L’idea era semplice ma potente, restituire al pubblico il piacere di uscire, incontrarsi e vivere qualcosa di diverso ogni volta. Anche la distribuzione ha avuto un ruolo importante, aiutandoci a capire come parlare a spettatori sempre più curiosi e consapevoli. Oggi, per noi, una programmazione intelligente è quella che sorprende, incuriosisce e fa sentire il pubblico parte di una storia, creare un dialogo continuo con la città. La programmazione deve essere dinamica e sorprendere, deve avere il giusto equilibrio tra titoli popolari, cinema d’autore, e talenti emergenti.

Uno dei tanti eventi ospitati all’interno del Cinema Barberini (© courtesy of Cinema Barberini)
Con un turnover serrato di nuove uscite, difendere la tenitura di un film è sempre più complesso. Quali strategie adottate per garantire continuità ai titoli in sala?
Con tutte le nuove uscite che affollano le sale, difendere la tenitura di un film è diventato quasi uno sport estremo. In alcuni casi scegliamo di spostare un titolo in una sala più piccola, può sembrare una riduzione di visibilità, ma spesso si rivela la strategia più efficace. Un esempio recente è The Life of Chuck, che nonostante l’ingorgo di titoli è riuscito a ritagliarsi il proprio spazio nella nostra sala 7 – solo 41 posti – ottenendo risultati molto positivi nel tempo. Crediamo che un film possa continuare a lavorare benissimo anche in uno spazio più raccolto, magari con meno presenze giornaliere ma per un periodo più lungo. Non tutti i film devono esaurire il proprio potenziale nelle prime settimane. La chiave è la fiducia reciproca tra distribuzione e sala, ma anche la capacità di leggere i segnali del pubblico, osservare, ascoltare, capire quando un titolo merita ancora respiro.
Quanto incide la vostra strategia social media sull’attività quotidiana del cinema, in termini di engagement e ritorni concreti sul business? Dove riscontrate i risultati più significativi?
Oggi la comunicazione passa quasi interamente dai social, è lì che il pubblico vive, si informa e sceglie come trascorrere il proprio tempo libero. Instagram e Facebook sono centrali nella nostra comunicazione digitale, ci permettono di dialogare in modo diretto e autentico con la nostra community. Su queste piattaforme, però, è essenziale investire in campagne mirate, capaci di ampliare il pubblico e consolidare la brand awareness. Negli ultimi mesi abbiamo scelto di espandere la nostra presenza online aprendo un profilo su Letterboxd, un passo strategico per entrare in contatto con le nicchie di cinefili appassionati, desiderosi di confrontarsi sul cinema d’autore e sempre attenti alla programmazione in sala. I risultati più rilevanti arrivano, però, dalla nostra newsletter, curata come una chiacchierata tra amici. È il canale che ci consente di comunicare in modo mirato con il pubblico più fedele attraverso una cadenza costante, contenuti curati e un tono riconoscibile, promuoviamo efficacemente eventi speciali, anteprime e rassegne.

(© Simone Martellacci/Duesse Media Network)
Che tipo di attività marketing realizzate più spesso insieme alle distribuzioni e quali coinvolgono maggiormente il pubblico?
Le distribuzioni scelgono spesso i nostri spazi per organizzare anteprime e proiezioni dedicate agli influencer, che oggi rappresentano una leva importante di comunicazione. Questo tipo di attività genera visibilità significativa per la sala e contribuisce a rafforzare le performance del film nei giorni successivi all’uscita. Oltre a ciò, sviluppiamo con le distribuzioni vere e proprie partnership creative, legate a eventi speciali, maratone o retrospettive. Ogni collaborazione è un’occasione per costruire un’esperienza condivisa e per trasformare la proiezione in un momento di comunità. Quando si riesce a creare un legame diretto tra film e spettatore, il marketing diventa emozione, non semplice promozione.
Qual è la formula del successo del modello Barberini e che tipo di crescita avete registrato dal 2022 ad oggi?
La nostra formula? Tanto lavoro e una squadra straordinaria, preparata, appassionata e sempre motivata con una voglia costante di sperimentare. Non ci siamo mai accontentate della “classica” sala, volevamo un luogo aperto, vivo, pieno di stimoli. Oggi il Barberini è tutto questo, cinema, eventi, incontri, anteprime, cene e aperitivi. Il ristorante B24 completa l’esperienza e ci permette di unire cultura e convivialità in un unico spazio. Dal 2022 a oggi abbiamo registrato una crescita importante, sia in termini di pubblico che di riconoscimento nel settore. Ma la soddisfazione più grande è vedere le persone tornare, riconoscersi e sentirsi a casa. Ecco, questo è il nostro vero successo.

La terrazza del Cinema Barberini (© courtesy of Cinema Barberini)
Il Cinema Barberini ospita ogni anno numerosi eventi ed attività extra-cinema. Quanto sono strategici per la vostra proposta complessiva e in che misura incidono sulla occupancy delle sale?
Gli eventi extra-cinema per noi non sono un “di più”, ma una parte essenziale del progetto. In un mercato dove il pubblico si divide tra mille proposte, bisogna differenziarsi. Abbiamo pensato il Barberini come uno spazio polifunzionale proprio per questo, conferenze, anteprime, incontri aziendali, proiezioni private. Tutto ciò che tiene il cinema vivo anche quando la programmazione rallenta. Queste attività contribuiscono non solo all’occupancy, ma alla vitalità stessa del luogo. Ogni evento porta nuove persone, nuove opportunità di relazione, nuovi modi di raccontare il cinema. E spesso proprio da queste occasioni nascono collaborazioni e sinergie che arricchiscono l’intera offerta culturale. È questa la nostra forza, far convivere cultura, relazioni ed energia sotto lo stesso tetto.
Avete completato il piano di sviluppo del vostro ristorante interno. Come è strutturato il progetto e come lavorate per integrare i vostri spettatori e, allo stesso tempo, ampliare la sua clientela?
Il B24 è nato per completare l’esperienza Barberini. Volevamo che chi veniva al cinema potesse vivere una serata intera, un aperitivo prima, una cena dopo, o un brunch la domenica. Allo stesso tempo, però, il ristorante doveva avere una propria identità. Il B24 è pensato per vivere anche al di fuori della programmazione cinematografica, con un’offerta gastronomica di qualità e una proposta che lo renda una destinazione autonoma. Collaboriamo spesso con eventi e realtà del territorio, accogliendo anche una clientela diversa, che magari scopre poi il cinema attraverso il ristorante. L’obiettivo è creare un equilibrio virtuoso: il ristorante sostiene il cinema, il cinema dà visibilità al ristorante, e insieme contribuiscono a costruire un’esperienza Barberini più ampia. Inoltre, il B24 è diventato un punto d’incontro anche per eventi privati, degustazioni, collaborazioni con chef e produttori locali. È un modo per ampliare il concetto di cultura.

(© Simone Martellacci/Duesse Media Network)
Cosa significa per voi fidelizzare il pubblico e a quali iniziative risponde meglio?
Abbiamo scelto di lavorare su due fronti, da un lato, ideando rassegne pensate per il pubblico più cinefilo, che valorizzano la continuità e la scoperta, dall’altro, organizzando proiezioni speciali con associazioni. In questo modo manteniamo vivo il rapporto con gli spettatori più fedeli e, allo stesso tempo, incuriosiamo nuovi pubblici. Le persone oggi cercano autenticità e coerenza, e il segreto è proprio quello, offrire esperienze riconoscibili, curate e sincere. Quando lo spettatore sente che dietro ogni iniziativa c’è un pensiero, torna volentieri, e spesso porta con sé qualcun altro. La fidelizzazione è un dialogo continuo, non si impone, si costruisce con ascolto, costanza e cura.
Come valutate l’impatto delle nuove tecnologie nella gestione e promozione delle sale? Utilizzate qualche strumento che ritenete particolarmente innovativo?
L’intelligenza artificiale fa ormai parte della vita di tutti i giorni, e nel mondo del cinema è sempre più presente, anche quando non ce ne accorgiamo. Ma al Barberini crediamo che la differenza la faccia ancora l’intelligenza umana, quella fatta di sensibilità, esperienza e passione. Naturalmente utilizziamo strumenti digitali che ci aiutano a comunicare meglio, a organizzare con maggiore efficienza e a conoscere più da vicino le abitudini del nostro pubblico, ma senza snaturarci. La tecnologia deve servire il cinema, non comandarlo. Ci piace pensare di essere un piccolo baluardo dell’umanità, puntando su empatia, competenza e creatività. Alla fine, sono le persone, non gli algoritmi, a creare la magia del grande schermo.

Il ristorante B24 all’interno del Cinema Barberini (© courtesy of Cinema Barberini)
In che modo integrate la sostenibilità ambientale nelle vostre scelte gestionali e di investimento?
Per noi la sostenibilità non è solo un parametro gestionale, ma un approccio culturale che orienta ogni scelta. Già in fase di ristrutturazione abbiamo puntato su impianti ad alta efficienza energetica, materiali a basso impatto ambientale e soluzioni pensate per garantire durabilità nel tempo. Nella gestione quotidiana privilegiamo la riduzione degli sprechi, la digitalizzazione dei processi e una raccolta differenziata rigorosa. Inoltre, cerchiamo di sensibilizzare il pubblico attraverso piccole azioni concrete, come l’eliminazione della plastica monouso o la promozione di comportamenti sostenibili anche all’interno del cinema. Il nostro obiettivo è far percepire la sostenibilità non come un obbligo, ma come un gesto naturale e condiviso.
A prescindere dai dati delle ricerche pubbliche, avete notato qualche trend di consumo e abitudini particolari tra i vostri spettatori?
Negli ultimi mesi abbiamo osservato un’evoluzione interessante nelle abitudini del pubblico. Gli spettatori scelgono con maggiore consapevolezza cosa vedere e quando, informandosi sui film e seguendo registi, interpreti e festival. Non capita più come qualche decennio fa che si va al cinema e si sceglie lì per lì cosa vedere. In particolare, i più giovani mostrano una partecipazione più attiva, non solo tornano al cinema con frequenza, ma capita spesso che rivedano lo stesso titolo più volte, segno di un coinvolgimento autentico. Allo stesso tempo cresce l’interesse per le versioni in lingua originale e per gli incontri con autori e cast, esperienze che restituiscono al cinema quella dimensione “dal vivo” che lo distingue da qualsiasi altra forma di fruizione domestica.
E guardando al 2026, quali sono le vostre aspettative?
Guardando al 2026, vorremmo vedere un settore più coraggioso e pieno di idee. Speriamo che produzione e distribuzione continuino a credere nella sala come primo punto d’incontro tra le storie e il pubblico. Noi continueremo a fare la nostra parte, tenere il Barberini un luogo aperto, curioso e accogliente, pronto a valorizzare tutto ciò che di nuovo e bello arriverà. Ogni anno è una nuova sfida, ma anche un nuovo atto d’amore verso il cinema. E come tutte le storie d’amore, anche questa vive di passione, fiducia e sguardo verso il futuro.
State valutando la possibilità di espandervi con nuovi cinema? Avete nuovi progetti in cantiere?
Per ora le nostre energie sono tutte concentrate sul Barberini, che cresce e cambia ogni giorno. È un progetto vivo, e richiede presenza costante. Detto questo, siamo due curiose croniche, non ci fermiamo mai. Il mondo del cinema è imprevedibile, e chi lo ama sa che non si può “mai dire mai”. Come buone imprenditrici, teniamo gli occhi aperti… e magari il prossimo progetto è già dietro l’angolo.
Se poteste cambiare qualcosa nell’industria cinematografica con uno schiocco di dita, cosa fareste?
Rimetteremmo al centro la sala cinematografica. Vorremmo che i film potessero restare in esclusiva al cinema per un periodo più lungo, almeno sei mesi, per dare tempo al pubblico di scoprirli e far crescere il passaparola. Questo non andrebbe contro le piattaforme, anzi, un film che funziona al cinema arriva allo streaming più forte, più riconoscibile e più desiderato. Difendere la sala significa difendere tutto il cinema, dalla prima proiezione fino all’ultimo clic. E crediamo che oggi, più che mai, ci sia bisogno di spazi reali in cui le persone possano ritrovarsi e condividere emozioni, non solo schermi da guardare.
In caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it







