È stato un percorso graduale, visionario e lungimirante quello che in questi 40 anni ha spinto Eagle Pictures ben oltre il perimetro della distribuzione theatrical, trasformando il gruppo guidato da Tarak Ben Ammar in una delle realtà indipendenti italiane più strutturate e globali del settore cinematografico. Una crescita resa possibile da partnership strategiche, operazioni industriali e una presenza sempre più marcata nei mercati esteri. Accanto alla distribuzione dei film Sony, Paramount e, più recentemente, MGM-Amazon, la società ha rafforzato il proprio posizionamento internazionale attraverso produzioni in lingua inglese, investimenti in Arabia Saudita e nella creazione del Riviera Fund – primo fondo saudita dedicato agli investimenti nel settore entertainment –, l’acquisizione degli Studios de Paris (precedentemente di proprietà di Luc Besson) e numerose altre attività. Parallelamente, il gruppo continua a mantenere una forte centralità nel mercato italiano sia sul fronte della distribuzione sia su quello della produzione locale, muovendosi oggi con una struttura sempre più simile a quella delle major internazionali. Un percorso sostenuto anche da un management consolidato che, accanto a Ben Ammar, vede Andrea Goretti (Amministratore delegato), Simone Bencini (Direttore generale), Roberto Proia (Direttore area cinema e produzione), Silvia Tomasello (Head of TV Acquisitions and Sales), Riccardo Sacchi (Direttore divisione Home Video), Carlotta Surdo (Direttore marketing Eagle Pictures & Paramount), Alessia Garulli (VP Marketing & Distribution Sony Pictures Product) e Giuseppe Davalli (Direttore commerciale Theatrical).
Quest’anno Eagle Pictures compie 40 anni. Quali sono i traguardi che più di tutti hanno determinato l’identità della Eagle Pictures di oggi?
Quello che caratterizza e differenzia Eagle Pictures dai competitor è il fatto di essere una società indipendente italiana con un profilo internazionale molto marcato. Negli ultimi anni Eagle ha distribuito nelle sale italiane i film di Paramount, Sony e, più recentemente, anche quelli di MGM-Amazon. Inoltre, è distributore home entertainment di Disney e Sony e, insieme a Sony, sarà partner di una nuova società di distribuzione con sede a Riyadh, in Arabia Saudita. Eagle ha partecipato attivamente alla creazione di “Riviera Fund”, il primo fondo saudita dedicato agli investimenti nel settore entertainment, coinvolgendo un fondo pubblico con una quota del 40% e investitori privati per il restante 60%. La società è, inoltre, partner di Spyglass, realtà nata dalla library di The Weinstein Company, al fianco di Gary Barber, importanti fondi internazionali e grandi aziende come Regal Cinemas e Warner Bros. Infine, insieme al fondo americano IRA Capital, Eagle ha acquisito gli Studios de Paris, precedentemente di proprietà di Luc Besson.

(© courtesy of Eagle Pictures)
Quali sono gli asset e le skill su cui Eagle sta investendo maggiormente per favorire una crescita strutturale del gruppo?
La nostra strategia punta a trasformare Eagle Pictures in un player internazionale sempre più integrato, mantenendo solide radici nel mercato italiano. L’obiettivo è crescere in modo strutturale attraverso l’espansione nei mercati emergenti e investimenti continui in tecnologia, innovazione e competenze. Il piano di sviluppo si articola su diversi asset strategici. Da un lato prosegue il percorso di internazionalizzazione attraverso partecipazioni mirate in produzioni internazionali in lingua inglese, con un approccio prudente ma strategico, pensato per rafforzare la presenza della società nei mercati globali. Dall’altro, stiamo investendo nella creazione di strutture produttive in territori emergenti, con particolare attenzione all’Arabia Saudita, oggi uno dei mercati più dinamici per il settore audiovisivo. Parallelamente, Eagle Pictures continua a sviluppare l’area dei servizi tecnologici avanzati, consolidando gli investimenti recenti nella post-produzione e negli effetti visivi, ambiti sempre più centrali nell’industria audiovisiva contemporanea. Grande attenzione è dedicata anche alla valorizzazione degli asset già esistenti, a partire dagli hub produttivi di Parigi e Tunisi: il primo orientato a produzioni locali e internazionali, il secondo focalizzato sul mercato Middle East e sui contenuti regionali. Sul fronte domestico, il percorso di crescita passa sia attraverso il rafforzamento della produzione locale sia attraverso il consolidamento delle partnership storiche con major americane come Sony e Paramount nella distribuzione, mantenendo però uno sguardo costante sulle evoluzioni del mercato e sulle nuove opportunità industriali. Anche la diversificazione nell’ambito degli unscripted content sta dando risultati interessanti e potrebbe rappresentare un’ulteriore direttrice di sviluppo nei prossimi anni. Alla base di questa crescita c’è soprattutto il valore del capitale umano. Il know-how maturato da Eagle Pictures in oltre quarant’anni di attività rappresenta il patrimonio più importante dell’azienda: un’esperienza consolidata nel settore audiovisivo nazionale e internazionale, un management con competenze nella gestione di progetti complessi multi territorio e una rete di relazioni costruita nel tempo con partner strategici in tutto il mondo.
Con la distribuzione dei film Sony e Paramount che arricchiscono enormemente la vostra offerta, Eagle gioca ormai sullo stesso piano delle major. Qual è la sfida e l’opportunità maggiore nella gestione di un listino così ricco ed eterogeneo?
In un anno ci sono 52 settimane e, quando si gestiscono tra i 50 e i 60 titoli destinati all’uscita in sala, non è sempre semplice trovare il giusto spazio per ciascun film. La vera sfida è evitare sovrapposizioni di target e affollamenti inutili, offrendo al pubblico il film giusto nel momento giusto. Gli oltre 9 milioni di euro incassati da Norimberga, miglior risultato al mondo dopo gli Stati Uniti nonostante l’uscita contemporanea con Avatar – Fuoco e Cenere e Buen Camino, lo dimostrano chiaramente. In quel caso, almeno sulla carta, gli spazi sembravano limitati. Ma oltre alla disponibilità di schermi, ciò che conta davvero è lo studio del pubblico e della domanda. Situazioni complesse, con tre listini da gestire contemporaneamente, si presentano continuamente. Non sempre è possibile trasformarle in opportunità, ma l’obiettivo resta quello di far incontrare ogni film con il proprio pubblico, grande o piccolo che sia. Da un lato possiamo contare sulla forza dei blockbuster delle major Sony e Paramount, che contribuiscono a dare visibilità e valore all’intero listino; dall’altro, i film di acquisizione ci consentono una maggiore libertà strategica e creativa nel posizionamento sul mercato, sempre supportata da analisi approfondite e da una lettura attenta
dei trend del pubblico.

Tarak Ben Ammar (© Eagle Pictures)
Quali sono i titoli di punta di Eagle in uscita nel prossimo semestre?
Abbiamo una line-up particolarmente ricca e trasversale che unisce grandi franchise internazionali, cinema d’autore, produzioni italiane e film destinati a pubblici molto diversi. Nel nostro listino figurano interpreti come Brad Pitt, Ben Stiller, Naomi Watts, Jason Statham, Robert De Niro, Tom Holland, Zendaya, Valerio Mastandrea, Jason Momoa, Andrew Garfield, Claudio Santamaria, Ariana Grande, Sergio Rubini, Jenna Ortega, John Travolta, Johnny Depp, Anne Hathaway e Jack Black. Si parte l’8 luglio con La Casa: Il Rogo del Male, nuovo capitolo di un brand horror iconico. Il 29 luglio arriverà, invece, Spider-Man: Brand New Day, destinato a essere tra gli eventi cinematografici assoluti del 2026. Tra i titoli di punta spicca anche Heart of the Beast, in uscita il 24 settembre: un survival thriller ambientato in Alaska, diretto da David Ayer e interpretato da Brad Pitt. Sempre a settembre porteremo in sala La città dei vivi, coprodotta da Eagle Pictures con Lungta Film e Cinemaundici in collaborazione con HBO Max, sceneggiata dai fratelli D’Innocenzo e diretta da Edoardo Gabbriellini, tratta dall’omonimo romanzo-inchiesta di Nicola Lagioia. Tra la fine di agosto e settembre usciranno, inoltre, l’horror Insidious: Fuori dall’Altrove, l’action How to Rob a Bank di David Leitch, il revenge thriller Mutiny con Jason Statham, la commedia francese Il punto giusto, il nuovo Resident Evil diretto da Zach Cregger e l’animazione Paw Patrol: Missione Dinosauri. Ottobre sarà particolarmente intenso. Si comincia con Verity, adattamento del bestseller di Colleen Hoover interpretato da Anne Hathaway e Dakota Johnson. Arriveranno poi The Social: Il prezzo della verità di Aaron Sorkin, incentrato sul caso dei “Facebook Papers”, e Street Fighter, nuovo adattamento cinematografico del celebre videogioco Capcom, con Jason Momoa tra i protagonisti. Sempre a ottobre uscirà Klara e il sole di Taika Waititi tratto dal romanzo di Kazuo Ishiguro, con Jenna Ortega protagonista. A chiudere il mese sarà L’uomo giusto, nuova produzione Eagle diretta da Sergio Rubini, con Miriam Leone, Claudio Santamaria e Fabrizio Gifuni. Novembre si aprirà con The Uprising di Paul Greengrass, interpretato da Andrew Garfield e ambientato nell’Inghilterra del XIV secolo. Il 12 novembre arriverà Ebenezer: A Christmas Carol con Johnny Depp protagonista. A fine mese spazio alla commedia con Ti presento i Fotter, quarto capitolo della celebre saga con Ben Stiller e Robert De Niro. Il 3 dicembre uscirà November 1963 di Roland Joffé con John Travolta, prima del periodo natalizio che includerà anche The Housewife, Jumanji: Open World e I Play Rocky.

Norimberga (© courtesy of Eagle Pictures)
Negli ultimi anni avete investito con crescente attenzione sul cinema italiano. Come descrivereste la vostra linea editoriale?
Dal primo film prodotto nel 2019 a oggi abbiamo costruito un percorso molto vario, cercando di non legarci mai a un solo genere o a un’unica formula. Siamo passati dalla commedia corale di Un figlio di nome Erasmus alla saga teen di Sul più bello, fino ad arrivare a film più drammatici e socialmente rilevanti come Il ragazzo dai pantaloni rosa. Proprio quest’ultimo titolo ha rappresentato per noi un passaggio importante, perché ci ha permesso di affermarci come produttori capaci di coniugare intrattenimento e contenuti dal forte valore umano e sociale. L’obiettivo è coniugare intrattenimento e messaggi socialmente rilevanti per il pubblico, raccontando storie accessibili ma capaci di lasciare un segno. Film come 40 secondi e La città dei vivi si inseriscono in questa direzione, senza rinunciare però a produzioni più leggere. Nella selezione dei progetti contano equilibrio tra identità artistica, potenziale commerciale e capacità di dialogare con il pubblico, che resta il nostro “datore di lavoro”.
Prossime produzioni in arrivo sul grande schermo?
Il secondo semestre del 2026 vedrà Eagle Pictures protagonista anche sul fronte della produzione italiana, con tre titoli molto diversi tra loro. Il primo è L’uomo giusto, il nuovo thriller diretto da Sergio Rubini e interpretato da Claudio Santamaria, Fabrizio Gifuni, Miriam Leone e dallo stesso Rubini. Prodotto insieme a Rai Cinema, il film prende avvio dall’incontro casuale tra due ex compagni universitari le cui vite hanno preso direzioni opposte. Da quell’incontro si innesca una spirale fatta di desiderio, ambiguità e colpa. Sempre in autunno arriverà La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini, film che prende spunto dal delitto Varani del 2016 ma sceglie di raccontare soprattutto il disagio emotivo e sociale di una generazione. Il terzo titolo è Me, You di Bille August, tratto dal bestseller di Erri De Luca e coprodotto con Rai Cinema. Girato interamente a Ventotene, vede protagonisti Brian Cox e Tim Roth accanto a Sonia Ammar, Laura Morante e Massimiliano Caiazzo.

Il ragazzo dai pantaloni rosa (© courtesy of Eagle Pictures)
Eagle Pictures ha costruito una parte importante della propria identità anche attraverso l’home video: quanto aver attraversato una trasformazione così radicale del mercato vi aiuta oggi?
Aver attraversato tutte le grandi trasformazioni dell’home entertainment, dalla VHS allo streaming, ci ha permesso di sviluppare una sorta di bussola strategica nel leggere l’evoluzione del mercato audiovisivo. Questa esperienza ci ha insegnato che ogni nuova tecnologia non sostituisce necessariamente la precedente in modo immediato, ma apre piuttosto una fase di coesistenza tra diverse modalità di fruizione. L’identità di Eagle Pictures è sempre stata legata al valore delle storie e alla capacità di renderle accessibili al pubblico attraverso tutte le forme di distribuzione legale, accompagnando lo spettatore verso il canale di fruizione che preferisce, dalla sala allo streaming fino all’home entertainment tradizionale.
Qual è oggi la principale criticità del mercato theatrical italiano?
Sono diverse, ma oggi ce ne sono due particolarmente centrali. La prima riguarda le windows theatrical. Senza un periodo di esclusività per la sala chiaro e ben comunicato, lo spettatore continuerà ad avere la percezione che il film appena uscito sarà disponibile dopo poche settimane in streaming. Questo fenomeno penalizza soprattutto il cosiddetto “prodotto medio”. La seconda criticità riguarda invece l’eccessiva quantità di titoli che ogni settimana puntano a un’uscita ampia in un mercato che dispone di un numero di schermi inferiore rispetto ad altri grandi Paesi europei. Il rischio è comprimere drasticamente la visibilità e la permanenza degli altri film.

Top Gun 2 (© courtesy of Eagle Pictures)
In uno scenario sempre più frammentato e trainato dai film evento, quali sono le leve marketing che funzionano di più?
Oggi la chiave del successo è l’engagement: riuscire a trasformare il film in un’esperienza da vivere e condividere, rendendolo socialmente rilevante. La sfida principale è catturare l’attenzione, soprattutto delle audience più giovani, attraverso contenuti digitali innovativi, partnership con grandi brand e attività di publicity capaci di avvicinare sempre di più le star al pubblico e fare della sala un’esperienza percepita come unica.
Secondo voi su quali strumenti e iniziative l’esercizio dovrebbe investire maggiormente?
Dovrebbe puntare sempre di più a rendere l’esperienza della sala unica e coinvolgente, investendo su comfort, qualità e intrattenimento a 360 gradi. Le sinergie con le distribuzioni dovrebbero concentrarsi sulla costruzione di iniziative legate all’identità dei film e dei rispettivi target, attraverso attività speciali, gadget, food experience, gaming e contenuti esclusivi capaci di trasformare l’uscita al cinema in un evento.

Sul più bello (© courtesy of Eagle Pictures)
Nel corso degli anni Eagle Pictures ha rafforzato in modo significativo la sua presenza nel panorama produttivo internazionale. Qual è oggi la vostra visione strategica rispetto alle coproduzioni estere?
La nostra strategia internazionale si è sempre basata sulla costruzione di partnership solide e durature. L’obiettivo non è mai stato soltanto quello di stringere collaborazioni operative, ma di creare relazioni industriali strategiche in grado di aprire nuove opportunità. Con MGM, dopo la coproduzione della serie La verità sul caso Harry Quebert, la collaborazione si è evoluta fino all’accordo per la distribuzione dei film MGM in Italia. Con Sony il rapporto si è progressivamente trasformato in una collaborazione produttiva internazionale che oggi comprende sia grandi produzioni globali, come The Equalizer 3, sia coproduzioni locali come Il corpo. Anche con Paramount il rapporto va oltre la distribuzione italiana dei loro film: esiste infatti un accordo per valutare congiuntamente progetti di coproduzione nei quali Eagle può intervenire direttamente, oppure attraverso il Riviera Fund.
Avete firmato anche la produzione esecutiva di molti film internazionali. Quali sono stati i più impegnativi?
Sicuramente Point Break, The Book of Clarence e, più recentemente, The Thomas Crown Affair, le cui riprese si sono concluse nell’ottobre 2025. Attualmente stiamo ultimando White Lies, il nuovo film diretto da Oliver Stone, girato tra Bangkok, Roma e Sofia, un progetto internazionale particolarmente ambizioso che conferma ulteriormente il posizionamento di Eagle Pictures nel settore delle grandi produzioni globali.

Twilight (© courtesy of Eagle Pictures)
Se poteste cambiare qualcosa del mercato cinematografico con uno schiocco di dita, cosa fareste?
Cancellare tutto ciò che rischia di deludere lo spettatore. Ogni esperienza negativa, che dipenda da un film percepito come debole o da una sala non all’altezza, ha un impatto enorme sul mercato. Il problema è ancora più evidente con il pubblico occasionale che riusciamo a portare al cinema magari una sola volta all’anno: se quell’esperienza non soddisfa le aspettative, difficilmente tornerà in sala nel breve periodo. Per questo credo che l’esperienza cinematografica debba essere curata in ogni suo aspetto, dal valore del film alla qualità della fruizione. Solo così si può generare un passaparola positivo e duraturo, fondamentale per la crescita dell’intero mercato.
In caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it

Il team di Eagle Pictuers (© courtesy of Eagle Pictures)




