Consumi culturali, nel 2025 il cinema vale il 48% delle attività

L’Osservatorio Impresa Cultura Italia ha fotografato le abitudini di consumo degli italiani: cresce la spesa culturale e la sala torna tra le principali attività fuori casa
consumi culturali 2025Cr. Shuttershock

Nel 2025 la cultura è tornata a occupare uno spazio più solido nelle abitudini di consumo degli italiani, segnalando un recupero che va oltre il semplice rimbalzo post-pandemico e che riguarda insieme spesa, partecipazione e percezione. È questo il quadro che emerge dai dati dell’Osservatorio Impresa Cultura Italia–Confcommercio, realizzato in collaborazione con SWG e diffuso in occasione dell’avvio del Master in Economia e gestione delle imprese culturali promosso da Treccani Accademia per Impresa Cultura Italia–Confcommercio.

Il primo dato è quello della spesa media mensile per consumi culturali, salita a 94 euro nel 2025 contro i 90 euro del 2024. Il livello resta ancora distante dai 113 euro precedenti alla pandemia, ma il segnale è comunque di crescita e accompagna un rafforzamento della partecipazione a diverse attività. Tra quelle più diffuse si confermano ai primi posti guardare programmi, film e telefilm in televisione al 90%, ascoltare musica all’83%, ascoltare la radio all’81%, e leggere libri al 66%. Accanto a queste pratiche più consolidate, la ricerca mostra una dinamica particolarmente evidente sul fronte delle attività fuori casa, dove si segnalano feste popolari, sagre e manifestazioni folkloristiche al 53%, visite a musei, mostre e siti archeologici al 50%, cinema al 48%, spettacoli all’aperto al 42% e concerti al 39%.

Fonte dati: Osservatorio Impresa Cultura Italia / SWG

Nel complesso, il comparto audiovisivo ha recuperato i livelli precedenti al Covid, mentre le esperienze dal vivo ad alto coinvolgimento emotivo hanno mostrato una crescita ancora più marcata, fino a superare in alcuni casi i risultati del 2019. Dentro questo scenario, la componente cinema assume un peso specifico particolarmente interessante. Il 48% degli italiani dichiara di essere andato in sala nel corso dell’anno, un dato che colloca il cinema tra le principali attività culturali fuori casa, subito dietro musei, mostre e siti archeologici e davanti a spettacoli all’aperto, concerti, teatro e festival culturali. Il confronto temporale rafforza ulteriormente il dato: il cinema era al 41% nel dicembre 2024 e al 30% nel dicembre 2022. In tre anni, quindi, la crescita è stata di 18 punti, mentre nell’ultimo anno l’aumento è stato di 7 punti.

Il cinema beneficia infatti di entrambe le direttrici emerse dalla ricerca. Da una parte rientra nel pieno recupero dell’audiovisivo, che comprende anche televisione e musica; dall’altra intercetta quella domanda di esperienze coinvolgenti che attraversa oggi l’intero settore culturale. Le aspettative verso i prodotti culturali restano legate soprattutto all’aumento delle conoscenze, indicato dal 37%, allo stimolo intellettuale, al 36%, e all’imparare cose nuove, al 33%, ma cresce in modo evidente anche il bisogno di evasione dalla quotidianità. Voci come fare qualcosa di diverso, rilassarsi, divertirsi, vivere esperienze eccitanti e uscire dal tran tran quotidiano contribuiscono a spiegare la forza ritrovata della sala, che unisce dimensione collettiva, accessibilità e intensità emotiva.

Fonte dati: Osservatorio Impresa Cultura Italia / SWG

A sottolineare il significato di questi dati sono intervenuti anche i rappresentanti delle realtà promotrici. Il presidente di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, Carlo Fontana, ha dichiarato: «I dati dell’Osservatorio ci consegnano un Paese che torna a investire in cultura, con una spesa in crescita e un forte rilancio delle attività dal vivo, ma anche con segnali che richiamano alla responsabilità, come l’aumento di chi percepisce i consumi culturali come un costo. Questo significa che dobbiamo rafforzare la capacità delle imprese culturali di generare valore economico e sociale nei territori».

Nel quadro generale resta infine una tensione da non sottovalutare: aumenta dall’11% al 18% la quota di chi considera i consumi culturali un costo, mentre scende dal 17% all’11% quella di chi li ritiene essenziali per il proprio benessere personale. Ma proprio per questo il dato sul cinema, insieme a quello delle altre attività dal vivo, appare ancora più significativo: la ripresa non è soltanto statistica, ma racconta un ritorno concreto del pubblico verso esperienze culturali condivise, partecipate e capaci di ritagliarsi di nuovo uno spazio stabile nella vita quotidiana.

Fonte: Confcommercio

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