Stefano Rulli, autore e presidente del Consiglio superiore dell’audiovisivo, al Lido di Venezia ha fatto il punto su un anno e mezzo di lavoro, “un percorso faticoso di supporto alla stesura dei decreti attuativi della legge cinema”, ha ricordato il direttore generale cinema del Mibac, Nicola Borrelli, ringraziando il Consiglio per il lavoro svolto. Rulli ha esordito sottolineando: “Siamo entrati in corsa in fase di stesura dei decreti attuativi che dovevano rendere operativa la legge cinema. Abbiamo fatto un gran lavoro che ci ha costretto a fare scelte”. Il presidente ha ricordato il lavoro svolto sui criteri per i contributi automatici, da non vincolare solo ai risultati economici dei film ma anche al loro valore artistico culturale: “Inizialmente si pensava che la valutazione complessiva dello sfruttamento di un film si dovesse fare film entro tre anni; noi abbiamo chiesto che si ampliasse a 5 anni per capire effettivamente l’andamento del film in tutti i suoi sfruttamenti”. Altro tema di cui si è dibattuto molto durante i lavori, ha ricordato Rulli, è la definizione di produttore indipendente “ancora troppo sfocata; avere una definizione precisa richiede un ulteriore dibattito. Per i contributi selettivi – ha spiegato il presidente – uno dei problemi decisivi che si è posto è stato quello dei selezionatori. La quantità di progetti da analizzare in tutte le categorie richiede competenze diverse e molto lavoro. Abbiamo pensato a un compenso e a un gettone di presenza perché si chiede molto impegno. Sarebbe stata necessaria flessibilità di tempi, magari un anno di impegno, rinnovabile per una volta. Ma non abbiamo avuto risposte positive su questo fronte, ne abbiamo preso atto”. Rulli si è poi soffermato sul ruolo del cinema d’essai: “Un nodo fondamentale. Giusto parlare di cinema d’essai come programmazione di film, non solo in luoghi deputati ma anche nelle multisale; è importante che questi film si vedano nei luoghi più frequentati dai giovani. Ma bisogna anche valorizzare quei luoghi che fanno cinema d’essai e le sale che sono specializzate in questo lavoro”. Tra i tanti temi affrontati dal Consiglio, anche la censura e la formazione nelle scuole, “per capire come sfruttare al meglio i 12 milioni che la legge mette a disposizione”. Nella diffusione va accentuato il sistema di abbonamenti per giovani per avvicinarli alla sala. Tra i diversi membri del Consiglio presenti in sala, è intervenuto l’avvocato Michele Lo Foco: “La Legge Franceschini per certi aspetti è sbagliata, si caratterizza per uno sbilanciamento a favore delle Tv. Noi, però, abbiamo sempre lavorato all’interno dei binari previsti dalla normativa. Il problema è che si è perso il senso di un cinema industriale, a favore di un cinema pubblico sovvenzionato”. Il 22 novembre, a Milano, il Consiglio ha organizzato con lo Iulm un workshop in cui saranno affrontati temi industriali dell’audiovisivo in relazione alle esigenze del pubblico e a come stia cambiando il settore con l’avvento delle piattaforme. Si parlerà anche di window. Secca la replica del presidente Anec, Mario Lorini: “Noi esercizio non siamo chiusi a nessuna forma di avanzamento ma chiediamo il perché un mercato come il nostro deve mettersi a studiare formule avanzate quando basta che si allinei al mercato generale. Le window nel mondo ci sono, questo è il punto”.
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