Tra i tanti brevi interventi che si sono susseguiti nella mattinata di sabato, alla Conferenza Nazionale del Cinema nell’ambito del Festival di Roma, si sono segnalati quelli di alcuni presidenti o responsabili di associazioni. Riccardo Tozzi (Anica) ha apprezzato che «finalmente si parla di sistema industriale audiovisivo; al centro dell’attenzione il sistema delle comunicazioni e quindi delle televisioni; i cui investimenti negli ultimi 5 anni sono calati da 700 a 350 milioni. Oggi per la prima volta viene posta in modo chiaro la questione. Ma questo mondo non ha un referente istituzionale, un ruolo che si sono tenuti stretti i partiti. Chiediamo al ministro Bray di assumere questo ruolo di riferimento, che permetta una rappresentanza dell’industria culturale». Francesco Bruni (100 autori) ha chiesto che si pongano gli autori in posizione di centralità rispetto ai broadcaster, «per rimettere al centro il prodotto e i suoi ideatori; così i broadcaster ritroverebbero la funzione di distributori di contenuti» ma anche che le sale cinematografiche abbiano ulteriori incentivi per programmare i film di qualità o in alternativa che si mettano in campo operazioni di prelievo «di percentuali sui loro volumi d’affari», mentre altre misure urgenti sono il ripensamento delle finestre, l’organizzazione di uscite in contemporanea tra sale e Rete «con maggiorazioni di costi per Internet», un sistema di finanziamenti pubblici da rivedere a vantaggio del “cinema difficile” e il divieto delle agenzie di noleggio di gestire cinema. Lionello Cerri (Anec) ha sottolineato la forte collaborazione tra associazioni e addetti ai lavori e il ruolo dell’esercizio – parte importante del sistema – come aggregatore sociale in un territorio e formatore di un pubblico, ma anche la necessità di «rieducare al linguaggio cinematografico il pubblico dei giovani dopo tanti anni di diseducazione»; inoltre Cerri ha stigmatizzato che il sistema sala già incapace di crescere (stabili i 100 milioni di spettatori) sia troppo vessato, «dalle tasse come l’Imu, non equa perché calcolata sui metri quadri che in un cinema non sono tutti dedicati alla proprietà immobiliare, e dal rischio di un ulteriore taglio dei crediti di imposta, che avrebbe conseguenze su tutta la filiera e sul cinema italiano» e ha chiesto una politica statale sulla pirateria non solo con nuove leggi ma anche con l’educazione delle giovani generazioni. Anche Carlo Bernaschi (Anem) ha parlato di «paventata riduzione del credito di imposta: l’esercizio non può subire un’ulteriore decurtazione; già sono aumentate le tasse locali e nazionali. E bisogna rifinanziare il capitolo dei contributi in conto capitale e in conto interessi». Per far crescere il mercato, ha aggiunto Bernaschi, «dobbiamo fare sì che la sala sia al centro del sistema. Ma c’è troppa burocrazia, dello Stato e delle regioni». Per Giovanni Spagnoletti (Afic) bisogna rivedere le norme per la distribuzione di risorse alla promozione, «ma se il ministero bloccherà i fondi non potremo fare domande e il 70% dei festival italiani l’anno prossimo non si svolgeranno». Infine Mario Lorini (Fice), ha auspicato che l’incontro fosse l’inizio di un nuovo modo di lavorare, «ma tante volte dopo questi incontri non è cambiato molto. Si potevano già oggi proporre forme di intervento per risolvere alcuni problemi». E, in riferimento a un’affermazione del ministro Bray, «sul tema delle finestre non mi torna il discorso fatto: Gran Bretagna e Usa non stanno cedendo su questo tema».
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