Commissione MiC, nuovo caos tra dimissioni e caso Regeni

 Il mancato finanziamento al documentario di Simone Manetti accende le polemiche. Si dimettono inoltre due membri della commissione di valutazione: Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti. Chiesto un confronto urgente
alessandro giuliIl ministro della cultura Alessandro Giuli (© Getty Images)

Scoppia il caso del documentario su Giulio Regeni, escluso dai contributi selettivi del Ministero della Cultura. A rendere ancora più evidente la tensione attorno alla vicenda sono arrivate ora anche due dimissioni dalla commissione incaricata di assegnare i finanziamenti al cinema.

Al centro della discussione c’è il mancato sostegno pubblico a Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti, un’esclusione che nelle ultime ore ha provocato reazioni politiche, prese di posizione del mondo degli autori e la rinuncia all’incarico di due componenti della commissione Mic, Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti. Le dimissioni arrivano infatti in un momento già segnato dalle contestazioni per la bocciatura del docufilm dedicato al ricercatore ucciso in Egitto.

Interpellato sull’uscita dalla commissione da Adnkronos, Galimberti ha spiegato di aver inviato «una semplice lettera di dimissioni, dopo molti anni di lavoro nella commissione» a causa di «una difformità di vedute sui criteri di valutazione delle opere», precisando anche che la scelta «non riguarda solo un caso» e «non vuole essere un atto di polemica nei confronti della direzione generale cinema del Mic».

Sulla stessa linea, pur distinguendo la propria posizione rispetto alla specifica sottocommissione coinvolta, si è espresso anche Paolo Mereghetti, che in una lettera al Corriere della Sera ha spiegato di aver rimesso il mandato perché dopo un anno e mezzo di lavoro in sottocommissione si è “sentito in un angolo”: «Sentimento che ho provato davanti alle bocciature fatte dai membri delle altre due sottocommissioni, dopo che il nuovo direttore generale ne aveva modificato i componenti. Non c’è solo il film su Regeni, ma anche Andò, Albanese, Bertolucci: tutti bocciati. Verdetti che non solo non ho condiviso ma che mi risultano inspiegabili da un punto di vista cinematografico».

Intanto la vicenda è approdata anche sul piano politico. Il Partito democratico ha presentato un’interrogazione al ministro della Cultura Alessandro Giuli, chiamato a rispondere alla Camera sul mancato riconoscimento dei contributi pubblici al documentario. Ma a intervenire con toni netti è stato soprattutto il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici, composto da 100autori, ANAC, WGI, AIR3, AIDAC e ACMF, che ha diffuso una nota ufficiale molto severa. Nel comunicato si legge che le associazioni hanno constatato «con sorpresa l’esclusione dal finanziamento di alcuni titoli che apparivano, per qualità e rilevanza, tra i più meritevoli di sostegno pubblico».

Il passaggio più significativo riguarda proprio il film di Simone Manetti, definito un’opera dal forte valore civile. Gli autori scrivono infatti che «la quasi totalità della critica ha evidenziato il forte valore testimoniale del film, riconoscendolo come un’opera necessaria per mantenere alta l’attenzione sul caso Regeni e sulle responsabilità ancora irrisolte». E aggiungono: «Alla luce di queste considerazioni, la decisione di escludere l’opera dal finanziamento ci appare difficile da comprendere e particolarmente penalizzante per il regista e la produzione». Da qui la richiesta di un confronto urgente sulle modalità di valutazione e sulla composizione delle commissioni, in un caso che ormai non riguarda più soltanto un documentario escluso, ma la credibilità stessa del sistema pubblico di sostegno al cinema e all’audiovisivo.

Fonte: Adnkronos

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