Non accenna a spegnersi la polemica seguita alle pubblicazioni dei selettivi alla produzione 2025. Da registrare ora ci sono le dimissioni di Ginella Vocca dalla Commissione Cinema del ministero della Cultura. La direttrice e fondatrice del MedFilm Festival ha infatti deciso di lasciare il proprio incarico nella commissione Cinema selettivi del MiC. La sua uscita non arriva in un vuoto, ma dentro una crisi che ha finito per investire il funzionamento stesso dell’organismo, tra polemiche, prese di posizione pubbliche e la promessa, da parte del ministero, di una revisione complessiva delle regole.
Al centro della questione c’è la mancata assegnazione dei finanziamenti pubblici al documentario di Simone Manetti, Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, dedicato alla vicenda del ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto. Proprio questa esclusione ha acceso le contestazioni attorno alla commissione, già segnata dalle dimissioni di altri due componenti, Massimo Galimberti e Paolo Mereghetti. Il caso ha così finito per assumere un peso politico e culturale molto più ampio della singola delibera, sollevando interrogativi sulla trasparenza delle procedure e sui criteri adottati nella valutazione delle opere. Nel frattempo, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, intervenendo sul tema, ha sostenuto che non si tratti di una questione politica, mentre il Mic ha fatto sapere di essere al lavoro su un decreto destinato a cambiare le regole di costituzione e funzionamento delle commissioni.
Nella sua lettera al ministro, ha dichiarato ad Ansa, Vocca ha spiegato di aver atteso il suo intervento in Parlamento prima di sciogliere la riserva e formalizzare la decisione. Il punto centrale, però, resta la sua netta contrarietà rispetto alla bocciatura del documentario su Regeni, una posizione che ha ribadito pubblicamente anche nelle dichiarazioni successive. «Nella lettera ho ribadito di essermi fermamente opposta alla bocciatura del documentario». E ancora: «A questo proposito, confermo che mi sono fermamente opposta alla bocciatura del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, ne sono testimoni i miei stessi colleghi a cui ho fatto presente per iscritto via email e verbalmente in sede di riunione, quanto potesse essere sbagliato, sotto ogni profilo, bocciare il film».
Vocca ha anche chiarito che quello sul documentario di Manetti non sarebbe stato l’unico momento di attrito vissuto all’interno della commissione, pur scegliendo fino a oggi di restare per senso di responsabilità verso il settore e verso i tanti operatori ancora in attesa delle delibere della seconda sessione: «Quella “non è stata l’unica volta in cui mi sono trovata in disaccordo – ha detto – ma è comprensibile in una pluralità di visioni. E dunque ho ritenuto che fosse possibile continuare e provare a far sentire la mia voce dall’interno, difendendo, anche con successo, altri progetti che rischiavano di essere bocciati per motivi che, almeno a me, apparivano incomprensibili»
Ha poi aggiunto: «Avevo accettato la nomina perché credo nel valore delle Commissioni e delle scelte selettive, e ho messo al servizio la mia lunga esperienza professionale nell’ambito cinematografico». E infine ha dichiarato, sempre guardando ai prossimi passaggi, di restare fiduciosa «che, come è intenzione del ministro, si possa ricostruire il sistema che eroga i fondi in tempi rapidi, per il bene di tutto il settore».
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Cr. Antonio Masiello/Getty Images - Linkedin




