Cinema United lancia l’appello per finestre theatrical più lunghe

Dal CinemaCon 2026 Michael O’Leary torna a chiedere almeno 45 giorni di esclusiva in sala
cinema unitedCr. Jerod Harris/Getty Images for CinemaCon

Nel pieno di una fase in cui l’industria cinematografica continua a interrogarsi sul proprio equilibrio futuro, dal palco del CinemaCon 2026 è arrivato un messaggio che guarda prima di tutto al presente delle sale. A lanciarlo è stato Michael O’Leary, presidente e CEO di Cinema United, che nel suo intervento annuale a Las Vegas ha scelto di tornare con decisione su un tema che per gli esercenti resta centrale: quello delle finestre di esclusiva cinematografica.

O’Leary ha ribadito con forza una posizione già espressa in passato, sostenendo che per rafforzare il box office servano finestre theatrical più lunghe e più stabili. Una linea che l’associazione continuerà a difendere, anche dopo le critiche ricevute lo scorso anno, quando aveva invocato un ritorno a una finestra esclusiva di almeno 45 giorni. Una soglia che oggi, secondo Cinema United, non solo resta attuale, ma appare persino più necessaria alla luce dell’andamento recente del mercato.

Nel suo discorso, il dirigente ha rivendicato apertamente la validità di quella battaglia: «Ho ricevuto qualche critica per quei commenti, ma oggi ci credo ancora più fermamente». Un’affermazione che si collega a una convinzione precisa, ribadita subito dopo: «Dopo più di sei anni di teorie ed esperimenti dedicati a dimostrare che i giorni del theatrical sono finiti, c’è un crescente riconoscimento di qualcosa che noi abbiamo sempre saputo: l’esercizio cinematografico è la base su cui poggia l’intera industria dell’intrattenimento, e questo non cambierà mai».

A sostegno della sua tesi, O’Leary ha citato alcuni dati relativi al 2025. Secondo quanto riferito, la finestra media di sfruttamento in sala dei cento film di maggior incasso è stata di 37 giorni, con un incremento di tre giorni rispetto all’anno precedente. Ma per Cinema United questo progresso non basta. Se tutte quelle uscite avessero beneficiato di una finestra minima di 45 giorni, la media complessiva sarebbe salita a 49 giorni, con due settimane in più di esclusiva. Per gli esercenti, è la dimostrazione concreta che il tempo conta e che accorciare la permanenza esclusiva dei titoli in sala finisce per indebolire l’intero ecosistema.

Non a caso O’Leary ha indicato alcuni esempi virtuosi. Il primo è Disney, che ha guidato il mercato in termini di incassi complessivi e che, sempre secondo i dati citati nel suo intervento, ha mantenuto nel 2025 una finestra media di 62 giorni. Un risultato che per Cinema United rafforza l’idea che una strategia più paziente possa tradursi anche in una maggiore tenuta commerciale. Allo stesso modo, il numero uno dell’associazione ha accolto con favore l’annuncio di Universal Pictures, che dal 1° gennaio garantirà a tutti i propri film una finestra theatrical di 45 giorni. «Presi insieme, questi eventi riflettono il fatto che sì, le finestre contano – l’esclusività theatrical conta. C’è del lavoro da fare», ha dichiarato. Per poi rilanciare in modo ancora più esplicito l’obiettivo degli esercenti: «L’adozione ampia di una finestra di almeno 45 giorni, e idealmente di più nella fascia dei 60 e oltre giorni di Disney, darà energia al pubblico, all’industria e al box office».

O’Leary ha legato questo discorso anche alla sua netta opposizione a una possibile fusione tra Paramount-Skydance e Warner Bros., sostenendo che Cinema United continuerà a contrastare un’operazione ritenuta pericolosa per l’intero settore. Secondo il dirigente, una concentrazione ulteriore del potere nelle mani di un numero sempre più ristretto di distributori finirebbe infatti per incidere direttamente su condizioni, finestre di sfruttamento, calendari delle uscite, assegnazione degli schermi e accesso ai cataloghi storici. «Crediamo che questa transazione sarebbe dannosa per l’esercizio, per i consumatori e per l’intero ecosistema dell’intrattenimento», ha dichiarato, aggiungendo che «concentrare ulteriormente il potere di mercato nelle mani di un gruppo più piccolo di distributori, che detta le condizioni, le finestre, la programmazione, il posizionamento sugli schermi dei film e l’accesso ai cataloghi storici, avrà un impatto reale e duraturo su Main Street e su milioni di appassionati di cinema in tutto il mondo».

Fonte: THR

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