Cinema United attacca la fusione Paramount-Warner: «I cinema chiuderanno»

Michael O’Leary lancia l’allarme sulle conseguenze di una nuova concentrazione tra studios, mette in dubbio le promesse sulla produzione e ribadisce la diffidenza degli esercenti verso Netflix, pur lasciando aperta la porta a un impegno più serio nelle sale
cinema united warner paramountCr. Jerod Harris/Getty Images for CinemaCon

In un momento in cui l’industria cinematografica continua a interrogarsi sul proprio futuro, dal circuito delle sale arriva una presa di posizione molto netta su alcuni dei dossier più delicati di Hollywood. Michael O’Leary, CEO di Cinema United, ha parlato con insolita franchezza dello stato dell’esercizio, del rapporto con le piattaforme e soprattutto dei rischi che, a suo giudizio, potrebbero derivare da nuove concentrazioni tra i grandi studios, indicando nella possibile acquisizione di Warner Bros. da parte di Paramount uno scenario particolarmente preoccupante per il mercato.

Nell’intervista, O’Leary parte da una constatazione: la ripresa post-pandemica esiste, ma resta incompleta. Secondo il dirigente, però, ci sono segnali incoraggianti, soprattutto da parte del pubblico più giovane. «Stiamo iniziando a vedere il pubblico rigenerarsi, in particolare con le generazioni più giovani che mostrano un vero entusiasmo per andare al cinema – afferma, aggiungendo che – credo ci sia un vero desiderio di allontanarsi da questi dispositivi e da questi piccoli schermi e fare qualcosa di comunitario».

Il punto centrale del suo intervento riguarda però la concentrazione industriale. Per O’Leary, è questa una delle minacce principali per i suoi associati. «La nostra esperienza in questo senso non è stata spettacolare – dice – Pensiamo che riduca le scelte per i consumatori. Significherà sicuramente meno posti di lavoro». Da qui la sua opposizione all’ipotesi che Paramount possa rilevare Warner Bros., un’operazione che giudica dannosa non solo per gli equilibri di mercato, ma per la sopravvivenza stessa di molte sale. «Vorremmo vedere Warner operare come un’impresa indipendente. Se non è rotto, non aggiustarlo», spiega. E ancora più esplicitamente: «Se Paramount compra Warner Bros. e la produzione cala, non c’è dubbio che i cinema chiuderanno».

O’Leary lega direttamente il tema della proprietà a quello del numero di film prodotti. Pur riconoscendo che Paramount sostiene di voler portare la produzione combinata a 30 film l’anno, invita alla cautela: «Credo che quello sia il loro obiettivo. Ma noi, come industria, siamo in una posizione in cui abbiamo bisogno di vedere: “Come funziona? Quali sono i numeri?”». Il riferimento è anche alle promesse non mantenute del recente passato, con Warner Bros. che, ricorda, non ha raggiunto i 20 film annui annunciati da David Zaslav. Sul possibile peso del debito dopo un’eventuale acquisizione, il giudizio è altrettanto severo: «Quella è la domanda da 80 miliardi di dollari».

Non meno significativa è la diffidenza mostrata verso Netflix, già emersa quando il gruppo era stato accostato a Warner Bros. O’Leary chiarisce di essersi opposto a qualsiasi operazione, ma sottolinea che con Netflix esisteva un problema ulteriore: «Netflix aveva, nella migliore delle ipotesi, un’antipatia verso l’esperienza teatrale». E aggiunge: «Il pericolo lì era che volessero soltanto il catalogo di Warner Bros. e tutto il resto al diavolo». Pur dicendosi convinto che Ted Sarandos fosse sincero nel promettere rispetto per il business tradizionale delle sale, O’Leary osserva che «lo scetticismo che Ted ha trovato da parte degli esercenti è qualcosa che Netflix si è guadagnata negli ultimi 15 anni».

Resta comunque aperto uno spiraglio, anche alla luce dell’uscita Imax di Narnia: «La nostra porta è sempre aperta, se vogliono entrare nel theatrical in modo significativo». Una disponibilità che non cancella però il messaggio politico dell’intervista: per Cinema United, il futuro delle sale passa da più film, finestre esclusive più solide e da un’industria meno concentrata.

Fonte: Variety

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