Cinema, il MiC accelera sulla riforma delle commissioni

Dopo le polemiche esplose per la bocciatura del docufilm su Giulio Regeni, il ministero della Cultura lavora a una revisione dei meccanismi di nomina delle commissioni selettive
set cinematograficoCr. Shuttershock

Il ministero della Cultura è pronto ad accelerare sulla riforma delle commissioni chiamate a valutare i contributi selettivi per il cinema e l’audiovisivo, nel pieno delle polemiche esplose attorno al caso del docufilm su Giulio Regeni. Dalle ultime indicazioni emerse dopo il tavolo convocato al Collegio Romano dal sottosegretario Lucia Borgonzoni insieme al direttore generale Cinema e Audiovisivo Giorgio Carlo Brugnoni, la linea sembra ormai tracciata: archiviare i meccanismi che hanno alimentato critiche e tensioni nel comparto e arrivare a un nuovo sistema di nomina dei commissari fondato su criteri più trasparenti e legati alla competenza.

La vicenda Regeni è diventata nel giro di pochi giorni il punto di rottura di un malessere che da tempo attraversa il settore. Il mancato sostegno al docufilm dedicato al ricercatore ucciso al Cairo ha provocato una forte ondata di reazioni, trasformandosi in un caso simbolico e politico. Da quel momento, attorno al sistema dei selettivi si sono moltiplicate contestazioni, prese di posizione e denunce pubbliche. Il nodo non riguarda soltanto una singola bocciatura, ma un impianto più ampio su cui da mesi si concentrano accuse di discrezionalità nelle scelte, opacità nei criteri e sospetti di vicinanze troppo strette nella selezione dei progetti da finanziare.

È in questo contesto che il Mic ha deciso di aprire un confronto diretto con i rappresentanti delle associazioni di autori, produttori e interpreti. Secondo quanto emerso al termine dell’incontro, il clima sarebbe stato collaborativo e orientato a trovare una base condivisa sui punti più urgenti da affrontare. L’obiettivo, ora, è costruire una riforma capace di restituire credibilità a un sistema finito al centro della bufera proprio nel momento in cui il comparto continua a chiedere stabilità, certezze e regole leggibili.

La direzione indicata sarebbe quella di un disegno di legge che metta mano ai criteri di selezione dei commissari. Al centro della riforma ci sarebbe la scelta di operatori del settore sulla base dei curriculum, con un meccanismo che premi l’esperienza riconoscibile e la competenza reale. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di una sorta di albo dal quale attingere i nominativi, oltre a una turnazione temporale degli incarichi, pensata per evitare cristallizzazioni e rafforzare trasparenza e ricambio. In altre parole, il ministero punta a ridefinire la composizione delle commissioni che “votano” i progetti ritenuti meritevoli di sostegno pubblico, separando con maggiore nettezza il piano della valutazione qualitativa da quello del sostegno automatico garantito invece dal tax credit.

La sensazione riportata da Ansa e dal Sole 24 Ore è che i tempi possano essere relativamente rapidi, con la possibilità di arrivare a un primo assetto già prima dell’estate. Un’accelerazione che risponde anche alla necessità di spegnere un incendio mediatico e politico che continua ad allargarsi. Dopo il caso Regeni, infatti, sono emerse altre proteste da parte di autori e registi che hanno denunciato la bocciatura di progetti già sostenuti in fasi precedenti del percorso di sviluppo, mentre sul fronte opposto non sono mancate le reazioni di chi difende le opere che invece i contributi li hanno ottenuti.

Il punto, però, va oltre i singoli titoli. Per il Mic si tratta ora di dimostrare che la riforma non sarà soltanto una risposta d’emergenza allo scandalo delle ultime settimane, ma l’inizio di una revisione strutturale capace di riportare fiducia in uno dei passaggi più delicati della filiera audiovisiva italiana. Perché, accanto alla riscrittura delle regole, il settore chiede soprattutto una cosa: rimettere in moto la macchina senza lasciare ombre sui criteri con cui vengono decisi i finanziamenti pubblici.

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