Cinema: i distributori critici sui costi dei film

I film costano troppo. È quanto asseriscono alcuni distributori italiani chiamati in causa sull’argomento. Paolo Pozzi, direttore commerciale di Medusa e neo eletto presidente Unidim, sostiene che “Il male del cinema è anche questo. E – aggiunge Pozzi – costa tantissimo anche il prodotto italiano e questo rende complicato l’obiettivo di raggiungere il trenta o quaranta per cento di mercato grazie ai film nazionali”. Mentre secondo Vania Traxler (Lady Film) “L’aumento dei prezzi dipende in buona parte dalle percentuali dei venditori, dalle spese dei festival e dalla promozione”, Andrea Occhipinti (Lucky Red) esprime preoccupazione nei confronti delle spese di lancio delle pellicole, che si aggiungono al suo valore di acquisto di un buon 30%. Una promozione ai film, che Valerio De Paolis (Bim) definisce “sempre più costosa e difficile: fino a qualche anno fa ci aiutava la stampa con un corpo critico compatto che, scrivendo su testate importanti, spingeva la gente ad andare al cinema. Adesso i giornali non fanno più promozione”. Unica risorsa positiva rispetto alla crisi sembra essere il mercato video, secondo quanto afferma Luciano Sovena (Istituto Luce), che però aggiunge “Il futuro resta difficile per chi non compra avendo alle spalle una televisione che ti garantisce di spalmare la spesa. Sono scarsamente ottimista e temo che in futuro non ci sarà spazio per tutti”. Benché attenuati dalla valuta in dollari, il cui cambio con l’Euro forte è vantaggioso, come sottolinea Ernesto Grassi (Eagle Pictures), i prezzi dei film restano “allucinanti”, secondo la definizione di Michele Napoli (Filmauro): “Come fa un titolo medio a costare quattro milioni di dollari? Questo significa che uno importante può arrivare a nove – dieci”. Gianluigi Della Casa, di Medusa Cinema e vicepresidente Anec, associazione esercenti cinema, sottolinea infine che gli alti costi dei film stanno avendo delle gravi ripercussioni anche sull’esercizio: “Dobbiamo renderci conto che in Italia c’è una crisi dei consumi e che, comunque, anche negli Stati Uniti il cinema soffre una grande concorrenza da parte di altre forme di divertimento. Tutto questo fa pensare all’inizio di una profonda trasformazione strutturale di un sistema che deve necessariamente cambiare per sopravvivere”.

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