È stata pubblicata una nuova edizione di Fiction film financing in Europe, lo studio annuale che fotografa come vengono finanziati i film europei di finzione destinati alle sale. Il lavoro è curato dallo European Audiovisual Observatory (organismo del Consiglio d’Europa con sede a Strasburgo) ed è realizzato in collaborazione con l’European Film Agency Research Network (EFARN). L’obiettivo è offrire una lettura comparabile e “pan-europea” dei meccanismi di finanziamento, affiancando e completando le analisi svolte a livello nazionale.
La base empirica è ampia: lo studio utilizza piani di finanziamento e dati di budget relativi a 673 film europei di finzione live-action usciti, o programmati per uscire, nelle sale nel 2023, provenienti da 24 Paesi. Il volume complessivo di finanziamento coperto dal campione raggiunge 2,13 miliardi di euro e, secondo le stime riportate, rappresenta circa il 48% dell’insieme dei film europei di finzione live-action arrivati nelle sale nello stesso anno.
Il primo dato che emerge riguarda la dimensione economica dei film. Per il 2023, il budget mediano di un film europeo di finzione live-action per le sale è pari a 2,17 milioni di euro. La distinzione tra mediana e media è importante: la media (budget “medio”) è più alta e si attesta a 3,17 milioni di euro, segnale di una distribuzione dove alcuni titoli con budget elevati spostano verso l’alto il valore medio. In altre parole, la mediana restituisce meglio “il film tipico”, mentre la media fotografa l’impatto dei progetti più costosi.
Budget e modelli produttivi cambiano sensibilmente in base alla dimensione dei mercati. La mediana dei film originati nei mercati più grandi (indicati nello studio con Francia, Germania, Italia e Regno Unito) è di 2,9 milioni di euro, contro 1,8 milioni nei mercati medi e 1,0 milione nei mercati piccoli. Il quadro che ne deriva è netto: crescere di mercato, in Europa, tende a voler dire crescere anche di scala economica, pur restando in un contesto in cui la maggior parte dei titoli si colloca su budget contenuti rispetto agli standard extraeuropei.
Sul fronte delle fonti di finanziamento, lo studio individua alcune componenti principali e ne misura il peso sul volume totale del campione. La prima voce resta il finanziamento pubblico diretto, che vale il 26% del totale. Subito dietro, per il terzo anno consecutivo, si confermano gli incentivi alla produzione, al 21%. Sommando queste due componenti, il sostegno pubblico complessivo arriva al 47% del finanziamento dei film europei di finzione considerati: un dato che ribadisce il ruolo strutturale delle politiche pubbliche nel rendere sostenibile la produzione cinematografica europea.
Accanto al perimetro pubblico, lo studio quantifica anche le altre principali leve. Gli investimenti dei broadcaster rappresentano il 18% del totale, mentre gli investimenti dei produttori (escludendo i broadcaster) pesano per il 17%. Le pre-vendite, escluse le broadcasting rights, valgono il 15%. Nel complesso, la struttura mostra un equilibrio tra più fonti, ma con un baricentro chiaramente spostato verso forme diverse di intervento pubblico e di supporto regolato.

Fonte: European Audiovisual Observatory
Le differenze tra mercati non si fermano ai budget: cambiano anche i mix di finanziamento. La quota del finanziamento pubblico diretto diminuisce al crescere della dimensione del mercato e del volume economico dei progetti: nei mercati piccoli arriva al 54%, nei medi al 48% e nei grandi scende al 18%. All’opposto, gli incentivi alla produzione aumentano con la dimensione del mercato: 10% nei piccoli, 12% nei medi e 24% nei grandi.
Nel campione, i mercati grandi concentrano anche la parte più consistente dei volumi: 412 film e 1.604,0 milioni di euro, contro 194 film e 435,3 milioni nei mercati medi e 67 film e 94,3 milioni nei mercati piccoli. Un insieme di numeri che, messi in fila, descrive un ecosistema in cui scala industriale e architettura dei finanziamenti evolvono insieme, ma restano legati, in modi diversi, alla presenza del sostegno pubblico.
Fonte: EAO
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