Cinema: addio Paul Newman

Venerdì 26 settembre è morto a 83 anni Paul Newman, dopo una lunga battaglia contro un grave tumore. Nato a Cleveland, Ohio, nel 1925, Newman frequentò prima la Yale School of Drama, e poi l’Actors Studio di New York, dove mise a punto il celebre “metodo” che lo avrebbe accompagnato per tutta la sua carriera e dove incontrò la sua compagna di vita: Joanne Woodward. Tra i suoi film più amati: ‘Lassù qualcuno mi ama’ (1956), ‘La gatta sul tetto che scotta’ (1958), ‘Lo spaccone’ (1961), ‘Hud il selvaggio’ (1963, presentato alla Mostra di Venezia), ‘Nick mano fredda’ (1967), ‘L’uomo dai sette capestri’ (1971). Un talento che si incarna con la maturità, anche grazie a uno dei sodalizi più produttivi del cinema Usa: quello con l’amico Robert Redford, con cui interpretò due capolavori, ‘Butch Cassidy’ (1969) e ‘La stangata’ (1973). La consacrazione è raggiunta, ma bisogna aspettare gli anni 80 – per l’esattezza, il 1986 – per l’agognato premio Oscar: quello assegnatogli per ‘Il colore dei soldi’ di Martin Scorsese, sequel ideale de ‘Lo spaccone’, e arrivato a Newman ad appena un anno da quello attribuitogli per la carriera. I suoi ultimi ruoli restano impressi nella memoria: dal cinico businessman di ‘Mister Hula Hoop’ (1994), al pardino della mala irlandese di ‘Era mio padre’ (2002). Tra un film e l’altro, la sua è stata anche una vita di teatro, di battaglie (quella contro la droga, che gli uccise un figlio per overdose), di imprese commerciali (è stato il primo a mettere la sua faccia su una celebre linea di prodotti alimentari, la Appelation Newman Controlée), di corse automobilistiche, sua grande passione fino agli ultimi anni (e non a caso il suo ultimo “ruolo” è il doppiaggio del vecchio Doc in ‘Cars’).

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