Arrivati oramai al giro di boa di metà anno, è tempo di tirare un primo bilancio sull’andamento del cinema italiano. L’occasione è stato il convegno organizzato dalla nostra rivista Box Office dal titolo dal titolo “Dalla produzione alla sala: quali film, quali sfide, quale futuro” che, come tradizione, ha aperto la manifestazione Ciné – Giornate di cinema in corso a Riccione dal 30 giugno al 3 luglio.
Guardando i dati di incassi e presenze forniti da Cinetel (vedi slide in fondo alla news), il cinema italiano si presenta al confronto con numeri solidi, ma anche con diverse fragilità strutturali che gli operatori conoscono bene e che continuano a riproporsi da anni.
Il 2025 ha segnato un risultato particolarmente positivo per i film nazionali: 162,5 milioni di euro di incasso, 22,7 milioni di presenze e una quota di mercato del 33%, il miglior dato dal 2016 e ben oltre i livelli pre-Covid. Un exploit favorito in modo decisivo dal fenomeno Buen Camino di Checco Zalone, che ha chiuso l’anno con 36 milioni di euro in appena 7 giorni, proseguendo poi la corsa nei primi mesi del 2026 con altri 40 milioni.
Da segnalare, poi, che il buon andamento del cinema italiano non si esaurisce nel caso Zalone: già prima della sua uscita, la quota di mercato dei film nazionali nel 2025 era al 29%, sopra la media pre-pandemia. E anche il primo semestre 2026 conferma il trend positivo, con una quota di circa il 31% al 22 giugno.
Tuttavia, dietro la tenuta complessiva, restano diversi nodi irrisolti: la discontinuità dell’offerta nei vari mesi con un crollo della quota di mercato dei film nazionali nei mesi estivi (a maggio e giugno siamo sprofondati sotto il 6%), il numero elevato di uscite in sala (479 nel 2025) e una concentrazione degli incassi sempre più forte su pochi titoli (a fine giugno la top 10 del 2026 dei film italiani pesa per l’80% degli incassi totali delle produzioni nazionali).
Di queste criticità, ma anche e soprattutto delle sfide e delle proposte per il futuro del nostro cinema hanno discusso: Giorgio Ferrero, Direttore commerciale di NVR Cinema; Giampaolo Letta, Vicepresidente e AD di Medusa Film; Luigi Lonigro, Direttore di 01 Distribution e Vicepresidente Vicario Anica; Federica Lucisano, AD di Lucisano Media Group, AD di IIF – Italian International Film, Presidente di Unione Produttori Anica; Massimiliano Orfei, Ceo di PiperFilm; Roberto Proia, Direttore Area Cinema e Produzione di Eagle Pictures; Alessandro Rossi, amministratore delegato di Movie Planet.
A moderare il panel è stato Paolo Sinopoli, Responsabile di Box Office.
Escono troppi film, ma non tutti i film sono uguali
Ad aprire il giro degli interventi è stato Luigi Lonigro, che ha affrontato il tema del numero troppo elevato di film italiani distribuiti in sala. «È una criticità e un argomento centrale per il futuro dell’industria», ha spiegato, precisando però che non tutti i film sono uguali e non tutti hanno la stessa finalità. Un primo esempio riguarda le opere prime, considerate da Lonigro necessarie per alimentare il vivaio dei registi, individuare nuovi talenti e far crescere il cinema italiano. «Le opere prime fanno una gara diversa rispetto agli altri film: sono titoli più difficili da trattare. Questo il Ministero della Cultura lo deve tenere a mente: bisogna pensare a un decreto per proteggerle, perché solo se sostenute da risorse pubbliche possono essere tutelate e valorizzate». Il problema, secondo Lonigro, è però quantitativo: «Se parliamo di 50 opere prime all’anno, allora sono troppe. Bisogna ridurle a 25-30: meno opere prime, ma più curate».
Il direttore di 01 Distribution ha poi allargato il ragionamento ad altri segmenti di prodotto. Il family, ha osservato, in Italia si produce poco, pur essendo un genere che al box office di tanti mercati stranieri funziona. Lo stesso vale per il cinema di genere e in particolare per l’horror, che performa bene con i titoli internazionali ma resta poco frequentato dalla produzione nazionale. I film d’autore, invece, continuano ad avere un ruolo importante e possono contare su luoghi di programmazione più definiti, come le sale d’essai, dotate di un pubblico fedele e ricettivo. Anche in questo caso, però, secondo Lonigro serve una maggiore attenzione al calendario: «Ci sono anni in cui abbiamo cinque grandi autori italiani e altri in cui non c’è nessuno. Un’industria matura dovrebbe avere la forza di decidere le uscite in modo più equilibrato, anche per i grandi autori».
Il nodo principale resta comunque la sproporzione tra domanda e offerta. «Il 90% del prodotto che arriva in sala è commedia, ma oggi il pubblico della commedia è diminuito, anche per effetto delle piattaforme. Abbiamo perso anche talenti importanti di questo genere, come Carlo Verdone, passato alla serialità e assente dal grande schermo con un suo film dal 2018». Per Lonigro, il confronto con altri mercati evidenzia la debolezza del sistema italiano: «La nostra industria produce troppi film: in Francia hanno il doppio delle sale ma producono il 20% di film in meno. Con questa sproporzione tra domanda e offerta non abbiamo un mercato sano. Servono meno film, meno film inutili, per garantire spazio ai titoli che invece hanno senso».
Infine, Lonigro ha richiamato la necessità di una regolamentazione più chiara sulle finestre di sfruttamento. «Servono regole precise su quando un film uscito in sala può essere rilasciato sulle piattaforme. Il nostro è un territorio debole, che necessita di protezione. Regalare un film subito alle piattaforme significa svenderlo. È una politica che fa male al mercato», ha concluso, paragonando gli effetti di questa svalutazione a quelli prodotti, in passato, dall’iniziativa Cinema2Day con il biglietto a 2 euro.
Senza sostegno pubblico l’industria collassa
Massimiliano Orfei ha invece affrontato il tema della progressiva diminuzione del cosiddetto “prodotto medio” dalla programmazione post-pandemia. «È difficile definirlo: è un film non particolarmente costoso, ma professionale, con un cast dignitoso, che in passato aveva una sua ragion d’essere in sala. Oggi però le piattaforme offrono una quantità enorme di prodotto medio. Se lo spettatore trova quel tipo di film comodamente da casa, è difficile convincerlo ad andare in sala per vedere qualcosa di simile».
Secondo Orfei, nonostante queste trasformazioni, il cinema italiano vive una fase positiva. «Una quota di mercato del 30% è tantissima. Il cinema italiano ha saputo occupare una parte dello spazio lasciato libero dalla riduzione del cinema americano, in particolare della commedia americana». Restano però temi su cui intervenire, a partire dalla stagionalità, che restringe gli spazi utili per il lancio dei film.
Orfei ha poi ribadito il ruolo decisivo dell’intervento pubblico. «Il sostegno dello Stato è essenziale. La nostra produzione, come gran parte delle industrie europee, resta in vita grazie all’intervento pubblico. Senza sostegno, l’industria non può avere continuità né crescere. I costi dei film italiani sono addirittura superiori a quelli francesi: senza intervento pubblico, l’industria italiana può solo collassare».
Dopo la sfida dell’estate, ora bisogna lavorare sui film italiani
Il punto di vista dell’esercizio è stato portato da Giorgio Ferrero, che ha sottolineato il lavoro compiuto dalle sale nel post-pandemia. «Gli esercenti sono cresciuti molto dal post-pandemia. Stiamo lavorando per fare della sala un luogo di accoglienza e condivisione, capace di attrarre il pubblico». Per Ferrero, la sfida passa dalla costruzione di un rapporto più stretto con gli spettatori: eventi, incontri con i talent, collaborazione con community e realtà culturali, nuove modalità di coinvolgimento. In questa direzione si inserisce anche il lavoro fatto dal circuito Adriano con il collettivo de I Criticoni, protagonista di diverse serate speciali andate sold out e capace di intercettare una community già molto attiva e riconoscibile. «Dobbiamo continuare a creare eventi, provare e sperimentare», ha spiegato Ferrero, citando anche il lavoro sulla lingua originale: una proposta che inizialmente non aveva registrato grandi riscontri, ma che nel tempo è riuscita a costruire un pubblico.
Ferrero si è detto fiducioso sulla possibilità di correggere alcune storture del mercato. «Dieci anni fa eravamo qui a parlare dell’estate al cinema, di far uscire in sala i blockbuster hollywoodiani nei mesi caldi quando in realtà molte sale chiudevano nei mesi estivi. Oggi quella sfida è stata vinta. Ora dobbiamo vincere la sfida della stagionalità anche per i film italiani». Per farlo, secondo Ferrero, occorre lavorare con maggiore anticipo e intelligenza sulle date di uscita, anche alla luce del fatto che i titoli delle major americane vengono pianificati con largo anticipo. Resta inoltre il tema del numero di film immessi sul mercato: «Bisogna denunciare le falle della normativa che obbliga a far uscire in sala tutti i film finanziati, portando sul mercato titoli che non dovrebbero arrivarci».
I produttori non possono operare nel “forse”
Federica Lucisano ha posto l’accento sulla difficoltà di posizionare i film in un calendario sempre più affollato. «C’è una sovrabbondanza strutturale di prodotto. Molti film si cannibalizzano e il posizionamento è diventato sempre più complesso». Il prodotto medio, ha aggiunto, «soffre in sala ma brilla sulle piattaforme, che spesso chiedono comunque il passaggio theatrical come elemento di legittimazione. La piattaforma vuole la “bollitura della sala” per certificare la qualità del film, ma poi non sempre è disposta a pagarlo abbastanza».
Per Lucisano, costruire un’offerta più efficace richiede un impegno condiviso da parte di tutta la filiera. I produttori devono lavorare di più sulla qualità delle storie; i distributori devono contribuire a individuare target e data di uscita, oltre a costruire campagne che non si esauriscano nel primo weekend; gli esercenti devono essere coinvolti più attivamente nella promozione sul territorio.
Il nodo principale, però, resta l’incertezza normativa. «Bisognerebbe avere un piano triennale sui finanziamenti, con certezze su modalità e tempistiche del tax credit. Non si può operare nel forse. I produttori che oggi lavorano senza sapere quando e come i loro film verranno finanziati sono produttori coraggiosi».
La qualità del prodotto è tutto: bisogna investire nello sviluppo
Roberto Proia ha riportato il dibattito alla centralità della scrittura e dello sviluppo. «La sceneggiatura è la pietra angolare su cui si costruisce tutto. Un film con una sceneggiatura difettosa non sarà mai un bel film, anche con il miglior regista. Al contrario, un film con un’ottima sceneggiatura può funzionare anche se diretto da un regista mediocre». Per Proia, il cinema italiano deve investire più tempo e più risorse nello sviluppo delle storie. Da qui la necessità, secondo Proia, di lavorare di più e investire più tempo e più risorse nella scrittura.
In questa prospettiva, il taglio dei contributi selettivi allo sviluppo rappresenta un motivo di forte preoccupazione. «Una delle parole di questo convegno è futuro: per costruire il futuro del cinema italiano, investire nello sviluppo delle storie è quasi più importante dei fondi alla produzione», ha sottolineato.
Richiamando il titolo del panel, “Dalla produzione alla sala: quali film, quali sfide, quale futuro”, Proia si è poi soffermato su una domanda cruciale: quali film devono andare al cinema? «Non tutti». Il problema, ha osservato, è che in alcuni casi l’uscita theatrical diventa un passaggio obbligato. «A volte siamo costretti a far uscire dei film in sala. Non solo perché hanno avuto accesso al tax credit, ma anche perché sono le piattaforme a imporlo come vincolo contrattuale». Per questo, ha concluso, serve un’interlocuzione più netta anche con i committenti.
Conoscere e lavorare sul territorio
Alessandro Rossi ha invece sottolineato il ruolo dell’esercente, soprattutto nelle sale che operano in provincia. «Il nostro è il Paese dei mille campanili, con pubblici, dinamiche e sensibilità molto diverse. L’esercente deve costruire rapporti solidi con le amministrazioni locali e mappare associazioni culturali, musei, scuole e realtà del territorio».
Per Rossi, il contenuto resta centrale: «La differenza la fanno i film. Il contenuto è il re: i film funzionano se hanno qualcosa da dire». Allo stesso tempo, la conoscenza del territorio permette di creare sinergie efficaci e di valorizzare meglio i titoli. Una volta portato il pubblico in sala, ha aggiunto, è necessario profilarlo e lavorare sui dati per costruire una promozione più mirata. «Il lavoro sui dati è fondamentale, così come la condivisione delle informazioni all’interno della filiera, anche grazie al lavoro di Cinetel».
Meno film, ma più pensati per il pubblico
A chiudere il giro di interventi è stato Giampaolo Letta, che ha sottolineato come non esista una ricetta magica per costruire un film di successo. A dimostrarlo, secondo l’amministratore delegato di Medusa Film, sono proprio i maggiori risultati italiani dell’ultimo anno e mezzo, arrivati da titoli molto diversi tra loro: da Zalone a Sorrentino, da Muccino ad Angelo Duro, fino a Özpetek.
Più che cercare formule replicabili, per Letta è necessario lavorare con maggiore attenzione sulla selezione dei progetti e sullo sviluppo. «Il nostro mercato ha bisogno di meno film, ma più pensati per il pubblico». I dati, ha spiegato, raccontano un evidente disallineamento tra offerta e domanda: escono molti titoli a cui non corrisponde un pubblico reale. Per questo, la filiera dovrebbe imporsi una selezione più rigorosa, anche nella fase di luce verde alla produzione. «Dobbiamo essere più intransigenti nel dare il via a un progetto. C’è troppa fretta di produrre, e la fretta è la peggiore consigliera».
Secondo Letta, costruire un modello industriale più funzionale richiede un’azione di sistema, in cui ciascun soggetto della filiera faccia la propria parte: produttori, distributori ed esercenti. Ma un ruolo decisivo spetta anche al Ministero, chiamato a garantire una cornice normativa più chiara e stabile. «Servono regole semplici, chiare e stabili nel tempo: sono un elemento fondamentale per poter fare piani di investimento. In questo clima di incertezza, invece, produrre è diventato molto complicato».



dato aggiornato al 22/06/2026

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