Ciné 2026, la qualità e i documentari di Fandango

La società di distribuzione ha registrato un aumento del 140% delle sue presenze nell’arco degli ultimi 12 mesi e ora punta a crescere ulteriormente

Tra i protagonisti della terza giornata di Ciné c’è stata anche Fandango Distribuzione. Ad aprire la convention, per un saluto iniziale, è stato il fondatore di Fandango e produttore Domenico Procacci: «Fandango fa varie cose, però fondamentalmente è nata e continua a essere percepita come una società che fa produzione. Ora, però, la distribuzione, come poi Gianluca Pignattaro vi racconterà, sta crescendo molto e come società vogliamo sostenere questo ambito con convinzione».

La parola è dunque passata al Direttore Marketing e Distribuzione Gianluca Pignataro che ha presentato nel dettaglio i film che usciranno in sala nei prossimi mesi. Ma prima, Pignataro ha voluto ripercorre i successi di Fandango di quest’ultimo periodo: «ripercorrendo un po’ i film degli ultimi 12 mesi, mi piace ricordare gli ottimi riscontri del documentario su Giulio Reggiani, del film di Gianni di Gregorio, e soprattutto di Gioia Mia. Ma soprattutto voglio sottolineare la crescita di Fandango di ben il +140% delle presenze negli ultimi 12 mesi. Siamo saliti dalla 25esima alla 16esima posizione nella classifica dei distributori; anzi, da gennaio siamo diventati la 14esima distribuzione in Italia».

La lista dei film che Fandango distribuirà in sala nella seconda metà 2026 è composta da: I Swear sulla storia vera di un ragazzo inglese degli anni 80 affetto della sindrome di Tourette, con atmosfere tra Billie Elliot e Quasi amici; Caro mondo crudele, dagli autori di Margini, un film di Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti per la regia di Niccolò Falsetti, con inserti animati firmati da Zerocalcare; La gradiva di Marine Atlan, film vincitore della Semaine de la Critique, storia di una classe francese in gita a Pompei; Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis con Adriano Giannini; Il cileno, un racconto di formazione dalle note noir, di Sergio Castro-San Martín con Camilo Arancibia e Sara Serraiocco; Sottovoce, in concorso ultimo Festival di Berlino; Father di Tereza Nvotová, passato dall’ultimo Festival di Venezia, girato in gran parte con piani sequenza; Una zanzara nell’orecchio di Nicola Rinciari, commuovente storia di un’adozione; Numero infinito di Carlo Lavagna su un regista fallito che cerca di realizzare un film sugli Etruschi come ultima possibilità di riscatto personale e artistico.

E poi tre documentari: Mustang di Kasia Smutniak; Carla Lonzi, ritratto su una delle voci più importanti del femminismo italiano diretto da Francesca Archibugi; Storie per Sandro di Giacomo Boeri su un padre malato che progressivamente sta dimenticando chi è e chi sono le persone che gli stanno vicino.

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