«La virtual print fee non è una misura collegata all’aspetto commerciale, ma pensata come contributo della distribuzione all’esercizio a fronte degli investimenti sostenuti per la digitalizzazione. Questa disposizione di Medusa non ha alcun senso nella logica in cui è stata concepita la vpf. Il digitale consente al distributore di uscire quasi a costo zero, dunque è buffo pensare a un guadagno sulla vpf». Così dichiara ai microfoni di e-duesse Lionello Cerri, presidente Anec, commentando la decisione della società di distribuzione di vincolare il pagamento della vpf al raggiungimento di un incasso minimo (1.000 euro di incasso per la vpf di 480 euro e 500 euro per la vpf di 240 euro. Si veda agenzia Medusa restrizioni sulla vpf. L’Anec non ha ancora risposto a Medusa ma, precisa Cerri: «Abbiamo già chiesto che sia riunito l’osservatorio della vpf per discuterne». Il presidente Anec ha concluso: «Questa decisione di Medusa arriva in un momento difficile in cui il mercato sta male: siamo al -17% dall’1 gennaio e al -53% nel mese di giugno. Il mercato in questi mesi non funziona perché manca il prodotto e Medusa è tra quei distributori che non hanno messo film in estate».
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