«Internet è una rivoluzione epocale dell’economia della comunicazione che apre scenari straordinari per la creatività». Così si apre una lettera scritta da Caterina Caselli Sugar, uno dei più importanti editori e produttori musicali in Italia, al Corriere della Sera e pubblicata sull’edizione del quotidiano milanese di ieri. Tema, il diritto d’autore e la necessità di una sua difesa. Un argomento spesso affrontato da Caterina Caselli e che naturalmente riguarda non solo il comparto musicale, ma tutto il mercato legato all’entertainment. «Tuttavia, non bisogna pensare che sia una zona franca senza regole di buon senso», prosegue la lettera di cui pubblichiamo alcuni passaggi «(…) Vorrei qui ribadire ancora una volta che così non si può più andare avanti. Chi produce contenuti non sa più cosa fare per recuperare almeno gli investimenti, non dico ricavarne utili da reinvestire in nuovi progetti. (…) Oggi, con un fatturato sceso del 75%, il nostro contributo fiscale si è ridotto a una ventina di milioni. Così, in dieci anni, sono calati i posti di lavoro in tutta la filiera della musica (dai musicisti agli operai delle imprese di duplicazione, dai commessi dei negozi ai tecnici del suono, dai fotografi agli organizzatori di concerti, etc.) ridotti ormai a poche migliaia di unità. Insomma, meno risorse per tutti, anche per i cittadini. Ma non per i giganti del web che sanno come sfruttare al meglio le contraddizioni di una Europa che accetta nell’Unione Paesi a fiscalità differenziata, permettendo alle multinazionali di stabilire la sede legale nel Paese dove più conviene loro. Qui fanno i profitti (tanti), lì pagano le tasse (poche). Il copyright è lo strumento più importante messo a punto nel corso di trecento anni di storia per tutelare i processi creativi e la produzione di cultura. È un motore di benessere e deve tornare a finanziare la filiera della creatività che può rimettersi in marcia a beneficio di tutti. È uno strumento di libertà, perché libera dalla necessità di elemosinare finanziamenti pubblici troppo facili da orientare politicamente». (…) «La legalità “non può essere un optional”, come scriveva qualche tempo il professor Mario Monti, non ancora premier. Allora, uniamoci tutti noi produttori di contenuto e di cultura, autori, musicisti, editori, scrittori, registi, giornalisti, discografici e, senza timore, pretendiamo che il frutto dell’opera dell’ingegno, il nostro lavoro, sia equamente compensato. Difendiamo ciò che produciamo, difendiamo il copyright che tutela la libertà di espressione, contro la demagogica pretesa di chi vorrebbe, ad esempio, la musica gratis. E perché non le auto gratis, la birra gratis? Ovviamente né Fiat né Peroni sono invitate a farlo. E allora perché alcuni lo esigono dalla musica?
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