Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto alla Camera sul caso che da giorni agita il mondo del cinema e della politica, quello legato all’esclusione del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo dai contributi selettivi del Ministero della Cultura. L’audizione del ministro è arrivata mentre attorno alla vicenda continuano a crescere polemiche, prese di posizione e richieste di chiarimento, trasformando la bocciatura del film di Simone Manetti in un nuovo fronte critico per il sistema di assegnazione dei sostegni pubblici al settore audiovisivo.
Il caso nasce dal mancato finanziamento del documentario dedicato al ricercatore italiano ucciso in Egitto, respinto per due volte dalla commissione “selettivi” del MiC. Una decisione che ha attirato l’attenzione non solo per il valore civile del progetto, ma anche per il momento in cui è arrivata, con il film già premiato con il Nastro d’argento per la legalità e presentato come il primo documentario capace di ricostruire la storia di Giulio Regeni, compresa la battaglia processuale sul sequestro, le torture e l’omicidio. Nelle ultime ore la vicenda ha prodotto anche due dimissioni eccellenti all’interno della commissione di valutazione, quelle di Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti, entrambe maturate in un clima di dissenso più ampio sui criteri adottati. Intanto il Partito democratico ha portato la questione in Parlamento, mentre diverse associazioni di autori hanno contestato apertamente l’esclusione dell’opera, definendola difficile da comprendere alla luce della sua rilevanza.
Nel suo intervento alla Camera, Giuli ha voluto innanzitutto prendere le distanze dall’idea che dietro la bocciatura ci sia stata una scelta di natura politica. Il ministro ha dichiarato: «Non condivido né sul piano ideale né su quello morale» la scelta della Commissione «ma non è frutto di scelta politica: il Ministero non può intervenire senza violare il principio di terzietà». Poi ha aggiunto: «Attribuire al Ministero una volontà di censura è una rappresentazione priva di fondamento: il tragico caso di Giulio Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi». Sono le parole con cui ha provato a segnare un confine netto tra l’operato della commissione e la linea del dicastero, nel tentativo di respingere una polemica che nelle ultime ore si è concentrata proprio sul sospetto di un’esclusione politicamente sensibile.
Allo stesso tempo, però, il ministro ha indicato una possibile strada alternativa per il documentario, ricordando che «è stata presentata, a fine dicembre 2025, anche una domanda di tax credit, tuttora in fase di istruttoria». Un passaggio che apre alla possibilità di un sostegno economico diverso rispetto ai contributi selettivi, anche se sul tax credit pesa il ridimensionamento delle risorse disponibili. Giuli ha inoltre osservato come, nonostante una prima bocciatura del film nel 2024, «non risultano essersi sviluppate polemiche pubbliche di analoga portata» e che «il caso è stato trasformato in terreno di scontro politico-mediatico soltanto dopo il secondo esito negativo». Un rilievo con cui ha cercato di ricollocare la cronologia della vicenda, pur senza disinnescare del tutto le contestazioni.
Nel frattempo, dal Collegio Romano arrivano segnali di un possibile intervento sul funzionamento delle commissioni. Il sottosegretario Lucia Borgonzoni ha annunciato una proposta di revisione complessiva del sistema e ha detto di aspettarsi «le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni». Intanto il documentario proseguirà comunque il suo percorso pubblico: tornerà in più di 60 sale, sarà proiettato in 76 università tra aprile e maggio e il 5 maggio verrà presentato al Parlamento Europeo di Bruxelles. L’audizione di Giuli non chiude quindi il caso Regeni, ma lo colloca definitivamente al centro di un confronto che riguarda insieme il valore simbolico dell’opera e la credibilità del sistema pubblico di sostegno al cinema.
Fonte: Ansa
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Cr. Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images




