Il dibattito sul futuro del sistema di sostegno pubblico al cinema italiano ha raggiunto un nuovo punto di frattura con l’annuncio, da parte della sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, dell’intenzione di superare definitivamente la Legge Franceschini. Il provvedimento del 2016 ha rappresentato per anni l’architrave del finanziamento statale all’audiovisivo, introducendo un impianto stabile di tax credit e contributi automatici che ha progressivamente ampliato le risorse destinate al settore. Negli ultimi mesi, però, le tensioni legate ai tagli in manovra, allo splafonamento del credito d’imposta e alle difficoltà di gestione del Fondo Cinema hanno alimentato un clima di crescente incertezza, rendendo il quadro normativo uno dei temi più caldi dell’agenda culturale.
In questo contesto, l’intervento di Borgonzoni arriva come una presa di posizione netta. A margine della presentazione di Cultura cresce, la sottosegretaria ha dichiarato che il quadro legislativo è destinato a cambiare radicalmente, segnando di fatto una discontinuità con il modello del 2016. «La legge sul cinema comunque andrà cambiata totalmente, non esisterà più il prossimo anno la legge Franceschini, faremo un altro tipo di norma, una norma che deve avere i tetti perché poi quando parliamo c’è sia il taglio che la questione dello splafonamento» ha dichiarato. L’affermazione ribadisce la volontà di superare una logica di interventi incrementali, ritenuti insufficienti a risolvere le criticità emerse.
Parallelamente, Borgonzoni ha affrontato la questione dei 100 milioni mancanti dal Fondo Cinema dopo la riduzione prevista in manovra, assicurando che il ministero sta tentando di ripristinare parte delle risorse: «Il MiC sta cercando di recuperare questi 100 milioni intanto che ci riporterebbero a 650, il Mef una parte li ha già chiesti e sta aspettando solamente di averli in disponibilità ed essere sicuro, ma io non penso ci saranno problemi e gli altri stiamo cercando all’interno del nostro ministero». Una rassicurazione che tuttavia non scioglie i dubbi di un comparto che già da mesi denuncia la fragilità del sistema.
La sottosegretaria, riferisce Ansa, ha inoltre rivendicato le misure correttive introdotte negli ultimi mesi, come lo stop alle fatturazioni a cascata e l’obbligo del codice fiscale nominativo per le maestranze, definendole interventi necessari ma non sufficienti a risolvere le disfunzioni accumulate negli anni. Per questo ha ribadito la necessità di ripensare l’intero impianto: «È inutile continuare a mettere toppe di qua e di là, tirarla di qua e di là perché alla fine si rischia di creare solamente un mostro. Va ripresa in mano e ridisegnata per le esigenze ovviamente del settore».
Le reazioni politiche sono state immediate. Il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini ha criticato duramente la linea del governo, sostenendo che le dichiarazioni della sottosegretaria contribuiscono ad alimentare instabilità invece di offrire certezze. Secondo Orfini, «le parole della sottosegretaria Borgonzoni confermano, ancora una volta, che il Governo continua a generare confusione e incertezza invece di fornire risposte chiare al settore», denunciando la mancanza di una strategia definita e chiedendo un confronto trasparente in Parlamento.
Fonte: Ansa
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