Alla presentazione del programma della 69ª Mostra di Venezia, in programma dal 29 agosto all’8 settembre, il direttore Alberto Barbera non si è tirato indietro su uno dei temi che già da mesi faceva discutere: la presenza dei film italiani. «Una delle mie prime decisioni – ha ricordato Barbera – è stata abolire la sezione Controcampo, riservata alla produzione nazionale, che mi sembrava una riserva indiana. Mi è sempre sembrato giusto che i film italiani potessero concorrere alla pari con gli altri film stranieri». Il direttore ha peraltro sottolineato come i film tricolori non siano pochi «Sono meno dello scorso anno, circa il 30-40% in meno, ma sono comunque 14 tra lungometraggi e cortometraggi nella selezione ufficiale, e in più ci sono i documentari e i classici restaurati. La mia scelta non significa aver dimenticato il cinema italiano e venir meno alla necessità di sostenere il nostro cinema, ma aver puntato su un lavoro di selezione rigoroso, che può valorizzare meglio i titoli scelti, soprattutto i tre film in concorso e i tre in Orizzonti. E abbiamo dato grande spazio ai documentari, genere che fatica a essere visto e apprezzato. Senza contare i titoli delle altre sezioni, dall’esordio di Lo Cascio alla Settimana della Critica a i tanti scelti da Giorgio Gosetti per le Giornate degli Autori, sezioni con cui abbiamo lavorato in piena sintonia». In ogni caso, sono stati tanti i film a cui è stato detto, a malincuore, di no: «Nelle ultime settimane ho molto invidiato il mio amico direttore del Festival di Toronto, che può scegliere 300 titoli e così prendere tutto ciò che viene proposto, senza dire mai no. Noi abbiamo scelto una strada molto più impervia, con un lungo lavoro costellato di tensioni e sensi di colpa per le rinunce. È doloroso avvisare i registi che si stimano e si amano e comunicare che il loro film non viene selezionato. Credo di aver perso qualche amico». E ancora: «I grandi autori si aspettano di essere sempre invitati ai festival, ma magari il loro film è meno bello delle attese, oppure per vari motivi non si riesce a inserirlo tra i 18 titoli in concorso. Ma un rifiuto è sempre poco gradito e magari frainteso. I criteri di scelta? Sono facili da immaginare: volevamo limitare a 18 i titoli in gara, puntare sulla qualità (pensiamo di aver invitato i film migliori) e diversificare la scelta, ovvero proporre non troppi film di un solo Paese e ospitare il maggior numero di Paesi e aree geografiche». © RIPRODUZIONE RISERVATA In caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it
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