Continuano gli interventi dei registi sulle pagine romane di ‘La Repubblica’ a difesa di Cinecittà Studios. Dopo Dario Argento, Carlo Verdone e Ferzan Ozpetek, sabato è stata la volta di Pupi Avati. Che critica le scelte strategiche degli ultimi anni del management di Cinecittà Studios: «Se mi dimisi dopo poco più di un anno dalla presidenza di Cinecittà Holding – dichiara Avati – non fu solo per la consapevolezza che la società dello Stato che ero chiamato a dirigere non si sarebbe mai trovata nelle condizioni di promuovere con efficacia il cinema italiano, ma fu soprattutto per l’essermi reso conto di quanto il management degli studi tendesse a dissuadere le finanziariamente zoppicanti produzioni cinematografiche per accogliere a braccia spalancate l’opulenta televisione». Il regista, ora che Cinecittà Studios è in difficoltà per l’abbandono degli Studios da parte delle tv, chiede che il Ministero dei Beni Culturali si faccia promotore di un incontro tra le parti per «individuare una strategia che renda finalmente “convenienti” per il cinema e la fiction italiane ritornate a Cinecittà».
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