Attori e star della musica contro l’AI: «Non è progresso, è furto»

Tra gli oltre 800 firmati della nuova campagna "Stealing Isn't Innovation" anche Cate Blanchett, Scarlett Johansson e band come OneRepublic e R.E.M.
attori musica AICr. Getty Images

C’è un fronte sempre più ampio dell’industria creativa statunitense che prova a dare una forma riconoscibile a un malcontento diffuso: quello per l’uso di opere protette da copyright nell’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. La nuova iniziativa, dal titolo inequivocabile Stealing Isn’t Innovation, nasce con l’obiettivo di trasformare una disputa tecnica e legale in un messaggio pubblico immediato, comprensibile anche fuori dagli addetti ai lavori.

Al centro della campagna c’è la Human Artistry Campaign, che nel testo ufficiale rivendica il peso economico e culturale del settore: «La comunità creativa americana è l’invidia del mondo e crea posti di lavoro, crescita economica ed esportazioni». Da qui l’accusa diretta a una parte dell’industria tecnologica: «Ma invece di rispettare e proteggere questo prezioso patrimonio, alcune delle più grandi aziende tecnologiche, molte sostenute da fondi di private equity e da altri finanziatori, stanno utilizzando il lavoro dei creatori americani per costruire piattaforme di IA senza autorizzazione o riguardo per la legge sul copyright».

Il cuore retorico del manifesto è una presa di posizione senza sfumature, pensata per diventare uno slogan: «Artisti, scrittori e creatori di ogni tipo si stanno unendo con un messaggio semplice: rubare il nostro lavoro non è innovazione. Non è progresso. È furto – puro e semplice». È una linea che si inserisce in un contesto già caldo di cause e contrapposizioni tra major, studi e aziende IA, ma qui viene rilanciata da una lista di firmatari enorme e trasversale, che mescola cinema, musica, tv e letteratura.

Scorrendo i “creator signees” compaiono nomi notissimi come Scarlett Johansson e Cate Blanchett, Scarlett Johansson, Kristen Bell, Joseph Gordon-Levitt, Olivia Munn e Fran Drescher (ex presidente del sindacato SAG-AFTRA); tra i musicisti figurano Cyndi Lauper, Chaka Khan, Bonnie Raitt, Questlove, oltre a band e progetti come R.E.M. (con i quattro membri citati), MGMT, OneRepublic e OK Go. Non mancano personalità legate alla scrittura e all’editoria come Jonathan Franzen, Jodi Picoult, Roxane Gay, George Saunders, Scott Turow, Stacy Schiff e Maureen Dowd, a testimonianza di quanto la questione travalichi i confini di un singolo settore.

La campagna, però, non si limita alla denuncia: indica una via d’uscita fondata su accordi e autorizzazioni. «Esiste un modo migliore – attraverso accordi di licenza e partnership, alcune aziende di IA hanno intrapreso la strada responsabile ed etica per ottenere i contenuti e i materiali che desiderano utilizzare», si legge. E ancora: «È possibile avere tutto. Possiamo avere un’IA avanzata, in rapido sviluppo, e garantire che i diritti dei creatori siano rispettati». Un messaggio che punta a spostare la discussione dal “se” all’“a quali condizioni”, mentre l’elenco dei firmatari prova a rendere politicamente e mediaticamente più difficile ignorare la richiesta.

Fonte: Stealing Isn’t Innovation

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