In un comunicato l’Api (nella foto il presidente Agelo Barbagallo), l’Associazione degli autori e dei produttori indipendenti, definisce le linee guida per una riforma del sistema cinematografico: “I recenti avvenimenti (i tagli al FUS, la sospensione del premio di qualità, il Ministro Buttiglione che non si presenta alla Conferenza Stato Regioni per consentire la nomina delle Commissioni preposte al finanziamento e funzionamento dell’attività cinematografica, ecc.), sono l’ultima dimostrazione in ordine di tempo di quanto sia necessario affrancare dalla politica il finanziamento all’industria cinematografica in tutti i suoi aspetti: produzione, distribuzione, promozione all’estero, festival, ecc. L’Api (Autori Produttori Indipendenti) da tempo sostiene con forza la necessità di una riforma di sistema che regoli tutti gli aspetti dell’industria dell’audiovisivo e che: svincoli i fondi per il cinema dal FUS; istituisca un fondo di sostegno presso il Centro Nazionale dell’Audiovisivo che assegni, prevalentemente in modo automatico e in parte minore in modo selettivo, i finanziamenti ai vari comparti dell’industria cinematografica, secondo il modello in vigore in Francia e attuando le necessarie modifiche; stabilisca modi e forme per finanziare questo fondo di sostegno attraverso prelievi automatici alla fonte per tutta la catena della fruizione del prodotto cinematografico”. L’Api, inoltre indica quali sono altri obiettivi da perseguire in tempi più immediati: “Rinegoziare con la pay TV (SKY, monopolista del settore) l’accordo per l’acquisizione automatica dei film italiani, che tenga conto dei nuovi parametri che si dovranno stabilire in base al numero di abbonati, all’attuale assetto del mercato e ai differenti sistemi di fruizione; definire con i nuovi mezzi di fruizione e di cessione immateriale del prodotto cinematografico, attraverso Internet, la telefonia, la trasmissione digitale via etere, ecc., regole chiare, sia per il prelievo automatico, che per la cessione dei diritti e per le finestre di emissione; ridefinire con le televisioni generaliste via etere, sia il sistema del prelievo automatico sulla base di una percentuale del loro fatturato, sia gli investimenti minimi nella produzione cinematografica, anche attraverso un monitoraggio di assoluta trasparenza sull’entità degli investimenti e sui prodotti finanziati e quelli messi in onda; decidere le caratteristiche delle società di produzione indipendente (non partecipate da, o non fornitrici in esclusiva di, reti televisive) e limitare solo a queste l’accesso ai fondi pubblici”.
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