Un’industria sempre più responsabile, che non arretra negli investimenti nonostante difficoltà e riduzione di apporti statali, e che dialoga con istituzioni e vari ministeri. È l’industria cinematografica italiana secondo Francesca Cima, presidente della sezione produttori dell’Anica, che è intervenuta alla presentazione dei dati annuali sulla produzione italiana organizzata dall’associazione (si vedano altre notizie). «Speriamo – ha aggiunto Cima – nel nuovo impianto normativo del settore, per esempio nei rapporti con i broadcaster, soprattutto sulle tv del servizio pubblico. Le tv investono in modo costante, sono nostri partner produttivi, ma c’è carenza di film in tv: da un lato c’è una questione di valorizzazione dei diritti, su cui stiamo lavorando dal punto di vista normativo, ma anche dal punto di vista del racconto del Paese, il cinema italiano sta sparendo dalla formazione dei cittadini». Altro argomento, la riforma della scuola «in cui dovrebbe rientrare anche il nostro settore, auspichiamo infatti l’inserimento dell’educazione all’immagine nel POF (piano offerta formativa, ndr), fondamentale per il futuro dell’industria». In merito ai dati dei film in tv «salta agli occhi – ha concluso la produttrice – l’esiguo numero o l’assenza di film italiani sui canali Rai, dove servono anche programmi di cinema, mentre Mediaset in generale sta facendo un ottimo lavoro sul cinema e in particolare quello italiano».
«Abbiamo aumentato il numero di film prodotti» ha invece sottolineato Andrea Occhipinti, presidente della sezione distributori Anica, «ma soprattutto nella fascia di costo più bassa: è positivo per le opportunità che si sono create per nuovi registi dei quali si può verificare se hanno talento, ma spesso sono film non industriali, che non hanno gambe per competere e magari neppure per uscire in sala». Occhipinti ha ricordato che si sta lavorando a un piano di internazionalizzazione «per facilitare le coproduzioni, in continuo calo e sempre più difficili da realizzare». Quanto alle tv, «fa riflettere la situazione della Rai: attraverso Rai Cinema è una colonna del cinema italiano, producendo molti film, ma poi la casa madre programma pochi titoli sui canali tv e non organizza appuntamenti di programmi per fidelizzare un pubblico. Speriamo che nel nuovo contratto di servizio si prevedano meccanismi per favorire un maggior numero di film nuovi nelle reti principali, e non solo sui canali tematici». Infine, la stagionalità: «Quest’anno – ha concluso il presidente dei distributori – ci sono più film da maggio in poi, vogliamo che questo sia l’inizio di un cambiamento culturale. Noi dobbiamo proporre più film e abituare un pubblico non abituato ad andare al cinema d’estate; per questo sono stati aumentati gli incentivi per i film italiani, come l’aumento del contributo sugli incassi per chi esce da giugno in poi». Un modo anche per aiutare le sale, «sempre più in difficoltà per l’aumento di costi: rischiano di chiudere ancora cinema soprattutto piccoli, spesso quelli più attenti al cinema italiano ed europeo».
Le critiche di Cima e Occhipinti alla Rai, nonché del direttore generale Nicola Borrelli, hanno suscitato la replica di Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema: «Bisogna sape rleggere i numeri, alla luce delle informazioni complete: la Rai programma 210 serate tra cinema e fiction, e bisogna tener conto di obblighi e vincoli che le sono imposti. Mediaset fa palinsesti soprattutto con prodotto di acquisizione, mentre la Rai è costretta a produrre una varietà di programmi, come per esempio queli di informazione. La Rai può fare di più, ovviamente, ma ha obblighi precisi per contratto di servizio, che spesso vengono dimenticati».
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