Alla Casa del Cinema di Roma, ANICA, APA e CNA Cinema e Audiovisivo hanno lanciato un allarme compatto sul futuro dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana. Le tre principali associazioni di categoria hanno denunciato il rischio di una crisi produttiva e occupazionale senza precedenti a causa dei tagli previsti nella bozza della legge di bilancio, che riduce di 150 milioni il Fondo Cinema e modifica il sistema del tax credit, finora pilastro di sostegno per le imprese del settore.
Secondo le associazioni, le misure in discussione minacciano un comparto che negli ultimi anni ha rappresentato una delle poche industrie italiane in crescita. Il credito d’imposta, introdotto nel 2016, ha permesso di attrarre investimenti esteri, sostenere la produzione nazionale e creare migliaia di posti di lavoro. La sua revisione improvvisa, unita alla riduzione delle risorse pubbliche, rischia ora di generare una paralisi dei set già dai primi mesi del 2026.
Alessandro Usai, presidente dei produttori ANICA, secondo quanto riportato da numerose fonti, ha spiegato che cambiare le regole a novembre, con effetto da gennaio, significa togliere fino al 30% ai piani finanziari di film e serie già costruiti negli ultimi due anni. Una decisione che, secondo Usai, metterebbe in ginocchio la programmazione e l’intera filiera produttiva. Gianluca Curti, presidente di CNA Cinema e Audiovisivo, ha parlato di un rischio concreto di perdere in poche settimane 70-75 mila posti di lavoro, sottolineando la necessità di una transizione graduale che distribuisca l’impatto dei tagli tra il 2026 e il 2028, evitando un “piccolo dramma epocale”.
Chiara Sbarigia, presidente dell’APA, ha ricordato che il tax credit rappresenta l’unico vero sostegno strutturale per l’audiovisivo dal 2017. Solo nel comparto delle serie televisive, il credito d’imposta copre circa 250 milioni su un totale di 783 milioni di investimenti. La sua riduzione, ha aggiunto, metterebbe a rischio la competitività delle imprese italiane e favorirebbe la delocalizzazione delle produzioni. Il settore, che vale complessivamente 16,3 miliardi di euro e cresce a un ritmo del 9,3% annuo, sostiene oltre 120 mila lavoratori tra tecnici, maestranze, attori e indotto.
Le associazioni hanno chiesto al governo un confronto immediato e la possibilità di rivedere la manovra in modo condiviso, garantendo tempi certi e compatibili con la pianificazione industriale. Senza una proroga o un percorso di gradualità, avvertono, i tagli rischiano di cancellare in pochi mesi i risultati di un decennio di crescita e di compromettere la credibilità del sistema Italia agli occhi degli investitori internazionali.
© RIPRODUZIONE RISERVATAIn caso di citazione si prega di citare e linkare boxofficebiz.it







